siouxsie a villa arconati (happy birthday hong kong garden)

non pensavo fosse un tale evento mondano: potenza del revival degli anni 80, suppongo.

non fu così infatti, per concorso di folla, al cavernoso concerto dei creatures del 15.03.99 al rainbow – che peraltro resta il mio concerto di siouxsie preferito (infatti i banshees li avevo visti solo il 10.10.91 al city square – concerto di cui non ho memorie precise – mentre p., beato lui, era sotto il palco al parco delle basiliche il 19.07.82… che bello ricostruire tutte le date grazie alla gig history!)

anche ieri sera comunque, nonostante il suono fosse pessimo, alla fine si sono fatti strada sia la vibrazione tribale sia la gotica grandeur che sono i tratti distintivi della susanna che amiamo.
su uno sfondo di veli e stagnola cangianti, inguainata in una tutina space age nera e argento (molto più bella di quelle di ostia – anche qua – e di pisa; più simile a quella di liegi),  ha fatto sfoggio di un’invidiabile forma fisica; da un paio di movimenti mi sono fatta l’idea che ella pratichi lo yoga, chissà. fascinosa silhouette da lontano, da vicino per fortuna dimostra la sua età con una ruvidezza punk che non si sogna di abbandonare.

setlist imprecisa:

they follow you
about to happen
here comes that day
dear prudence
christine
happy house
nightshift
hong kong garden
drone zone
loveless
if it doesn’t kill you
into a swan
israel
arabian knights
spellbound

bollettino del consumatore

il mio unico contatto con la palestina è il cuscus di altromercato.  quando il cuscus integrale non c’è, vuol dire che la striscia di gaza è isolata e le signore palestinesi, oltre a tutte le altre cose che non possono fare, non possono vendere il cuscus.  volendo si può dare un sostegno diretto alle loro cooperative.

(non che ciò mi abbia distolto più di tanto dai saldi, ovviamente – è venuto fuori che princesse tam-tam ha un negozio monomarca a monza, e ho trovato un altro paio di zeppe di gastone lucioli.)

come ho iniziato l’estate

domenica 22 mi sono aggirata per firenze, con estrema precauzione dovuta al caldo feroce (io e m., difficile immaginare due persone più vessate dal caldo – p. non c’era avendo preso come scusa alquanto originale il fatto di doversi recare nel nord del congo, dove fa meno caldo), tra vaghe memorie scolastiche (gita scolastica e nozioni scolastiche) non confermate dalla realtà, un certo senso di oltraggio davanti a un culto della moda griffata che neanche a milano (sottolineo), orde di americani che io, non essendo stata in america, non avevo mai visto tanti tutti assieme.  ora, questo ci stava anche bene visti i motivi dell’escursione (di cui poi), ma non ho potuto non pensare alla fallaci, al suo ormai proverbiale sdegno contro gli immigrati accanto al duomo.  a parte che di immigrati l’altro giorno ne ho visti pochini (spero stessero facendo la siesta, sarebbe stata l’unica cosa furba), a sfigurare la città storica, anche per chi non voglia museificarla, direi che sono le insegne della boutique monomarca chanel in piazza della signoria e le orde di turisti.  tutte cose forse in linea, a distanza di secoli, con la ricchezza di firenze, il commercio di tessuti ecc., si potrebbe anche dire.  eppure il lusso nuovo (l’alta moda, i viaggi «culturali» di massa) ha una connotazione per me così disagevole, dal punto di vista costume/morale, che non riesco a dare una valutazione positiva di tutto ciò.

forse per questo non ho fatto neanche un po’ di shopping, né ho avuto voglia di farne, ottimo.

tra gli americani riparati al giardino di boboli, tuttavia (in centro a firenze bisogna pagare 10 euro anche per trovare uno straccio d’ombra, questo la dice lunga), c’era un anziano signore che ha suonato soavemente la chitarra per tutta l’oretta in cui ci siamo schiantati sul praticello, e ha pure canticchiato un blues.  com’è come non è, era il roadie che accorda la chitarra a neil young, riconoscimento effettuato da m. ché io non sono fisionomista.  ny era l’americano (ok, canadese) per cui ci siamo recati a firenze in the first place, pieni di speranza in un concerto il più elettrico possibile, cosa che si è verificata al di là delle più rosee aspettative.

setlist

sono una signora con un certo contegno e per farmi venire i brividi ai concerti ci vuole minimo roba così:  la versione cattiva di hey hey my my 

foto del concerto su flickr: qui e qui. il totem dell’indiano non l’avevo visto, ero un po’ lontana, ma il palco così ingombro, con gli enormi riflettori da cinema su stativo, la batteria al centro e il grande ventilatore, mi è piaciuto.

il pittore sul palco è eric johnson  (quanto costerà comprare il quadro out of the blue?)

chi è in grado di scrivere un paragrafo ispirato sull’incandescente chitarra younghiana per favore si palesi.  io anche oggi ho bevuto troppo caffè shakerato, la droga dell’estate per chi ha la pressione bassa.

sempre per la serie senonsonsessantenninonlivogliamo, ammetto inoltre di aver ceduto al richiamo degli esosi biglietti per tom waits a milano. speriamo bene.

contro la legge

dell’altrimenti ignoto (a me) flavio calzavara, visto in tv, mi è piaciuto molto: roma nel 1950, mastroianni giovanissimo, bella fulvia mammi con una irresistibile frangetta (non ci sono foto su internet, uff), paolo panelli pieno di capelli, buazzelli una specie di maigret.  film uscito anche negli usa.

etichette dei fiammiferi

ahinoi, ecco un altro oggetto supercollezionabile.
occupa pochissimo spazio, e dà più soddisfazione dei francobolli.

folgorata da questa raccolta, mi sono buttata un po’ su ebay… non avrò mai la pazienza di fare tutte le scansioni, comunque, per dare un’idea, si tratta di roba così.

(che ti permette di ricevere lettere da portogallo, francia, olanda, inghilterra, australia – pesano pochissimo, le matchbox labels)