dopo gli ascolti soft del sabato

mi sono ripresa.

oggi dunque la canzone del giorno è murdering mouth dei creatures eseguita con john cale nel festival da lui curato with a little help from my friends, paradiso, amsterdam, 25 febbraio 98, trasmesso dalla tv olandese (tubo; fanno insieme anche gun).
dovrebbe essere stata pubblicata su un cd per il fan club di siouxsie (in versione cale-less, immagino).

dopo, com'è noto, cale ha fatto un giretto con l'amica susanna in america. c'è qualche fan recording, dice hans, e per noi comuni mortali i video di hedda gabler, pablo picasso, venus in furs (astenersi impressionabili).

se ve la sentite vi butto lì pure dying on the vine dal coevo songwriters circle concert di londra – «some songs you can't escape» – con nick cave e chrissie hynde che fissano basiti.  dico «butto lì» perché lui fa così, la butta lì un po' veloce, secca, ed essendo la canzone in sé piuttosto emotiva mi piace forse più così che nelle versioni precedenti: con ciuffo e quartetto d'archi, con band.

che fate fra 2 settimane?

l’avrete visto il programma di streep:

venerdì 23 robecchi incontra gipi.

l’avrete visto il programma di bats over milan:

venerdì 23 red lorry yellow lorry e i redivivi chameleons (act descritto in inghilterra come:
Mark Burgess and John Lever from the legendary Manchester band The
Chameleons collaborate with John’s new band Bushart to provide a
mesmerising display of Chameleons tracks. This is a set that makes the
hairs on the back of your neck stand on end. A truly fantastic musical
experience for those who missed The Chameleons first time round
)

sabato 24 the fall.

drag me to hell

p. fa apposta a portarmi a vedere gli horror al multiplex del centro commerciale, così i post si intitolano da soli.
quanto all'ultimo film di raimi, cosa possiamo trovarci di interessante… (bisogna pensarci un po', eh)
per esempio che lo stereotipo della zingara strega, forse, in america è così astratto e slegato da qualsiasi attualità da non essere così politicamente scorretto come pare a noi.
che la scena alla stazione per un attimo ha qualcosa di un po' hitchcockiano, e forse lo è anche l'idea che uno può farsi della california in questo film.
che dopo coraline abbiamo di nuovo il male racchiuso nei bottoni.
per la cronaca, le ultime volte che sono andata al multiplex del centro commerciale era tutto aperto fino a tardi, grande folla e chiasso (quello sì) pauroso.