su Jacques Tourneur

Jacques Tourneur, the Cinema of Nightfall, di Chris Fujiwara, McFarland & Co, 1998.

Jacques Tourneur, ou la Magie de la suggestion, di Michael Henry Wilson, Centre Pompidou, 2003.

Fearing the Dark, the Val Lewton Carreer, di Edmund G. Bansak, McFarland & Co, 1995.

Ecrits de Jacques Tourneur, presentati da Jacques Manlay, Rouge profond, 2003. Con un DVD che contiene l’ultima intervista del regista, rilasciata nel 1977.

il tutto da libération, che mercoledì ha pubblicato un articolo sulla retrospettiva completa di tourneur al centre pompidou di parigi.

ivan illich

la bruno mondadori sta per ripubblicare le sue opere, non più disponibili in italiano (alice dà come esauriti i libri in edizione red degli anni 90, mentre risultano reperibili nella vigna del testo. Per una etologia della lettura, cortina 1994, e h2o e le acque dell’oblio, macro edizioni 1998). numerose le risorse in rete, tra cui parecchi
testi online (anche audio) e questa bibliografia.
(via radiopopolare)

ipodismo

sport che può capitare di praticare in un piovoso lunedì mattina, in assenza di qualsiasi altro mezzo di trasporto per andare in ufficio. è in grado di rivelarsi esperienza non punitiva bensì esaltante, a patto che la scatolina bianca contenga un certo disco dei waterboys dal vivo nel 1986. l’esercizio dell’ipodismo viene allora scandito, a differenza di quanto potrebbe avvenire con altre colonne sonore, non da batteria o basso (che nel disco di cui sopra possono suonare alquanto tradizionali) ma dal ritmo irresistibile generato da un violino folk, o fiddle. la tensione impressa dal detto strumento all’esecuzione dei brani, unita alla visionaria energia sprigionata dall’interpretazione vocale, attraverso la pratica dell’ipodismo viene riscattata dalla distanza spazio-temporale per invadere – complici condizioni meteorologiche suggestivamente evocanti le terre d’albione e oltre – la (squallida quotidianità della) città contemporanea. gli effetti positivi si verificano anche trascurando di indossare calzature idonee, ma in questo caso va preventivata la perdita di un soprattacco, se di dimensioni sufficientemente piccole per infilarsi negli interstizi del pavé.

suoni in rete

ubuweb ha una sezione di «sound art» che raccoglie varie cose interessanti, dalle letture poetiche alla musica contemporanea (e l’ultimo nastro di krapp di beckett, interpretato da jack macgowan); nel sito c’è anche una serie di trasmissioni radiofoniche sulle possibilità di sperimentazione in radio. il che mi ha fatto venire una gran nostalgia di audiobox (e non ho trovato nulla da linkare su audiobox! è uno scandalo!)

the avengers, aka agente speciale

da quando c’è internet si sa che questo telefilm piace a molti; anzi, insieme al prigioniero è il telefilm di culto degli anni 60. io ne ero del tutto ignara quando ho riscoperto la serie – con imponenti reazioni emotive, recupero di memorie d’infanzia, patetiche identificazioni con mrs peel ecc. ecc. – in occasione delle repliche assai notturne di canale 5 all’inizio degli anni 90. non si capiva mai a che ora lo trasmettessero; ho tutte queste cassette di infima qualità con gli episodi quasi sempre incompleti, ma non mi decido a buttarle via pur avendo recentemente preso possesso dei dvd di kult tv con, finalmente, tutti gli episodi che interessano a me, quelli 1965-1967 (un po’ scarsi i cofanetti degli episodi bn; meglio quelli a colori, con qualche extra e sottotitoli). un investimento assolutamente necessario: spero adesso che l’avengersmania torni a essere latente com’era stata per decenni (ma non so se accadrà).

i primi ricordi devono essere della televisione della svizzera italiana nel 73-74 (ora so che era la serie a colori, ma la vedevamo in bianco e nero… forse per questo ho sempre fatto un po’ di confusione tra gli episodi) e altri di canale 5, 1980-82 (il sito sugli avengers di dissolute technologies ha – oltre a un’indispensabile fashion guide – un elenco degli episodi con titoli in italiano e date di trasmissione. altre date di trasmissione qui, sarebbero da incrociare/controllare. pare anche che alcune delle prime puntate trasmesse dalla rai nel 69-70 siano state doppiate da oreste lionello).
gli episodi che mi ossessionavano e che per anni ho cercato di vedere per intero erano il tempo si è fermato, l’ultimo dei de’ath, fuga nel tempo, e soprattutto i fondamentali ritorno all’infanzia (con yootha joyce nei panni di tata roberts) e la tigre nascosta.

certo, in fondo la caccia notturna all’episodio aveva un suo fascino; ora invece l’appassionato degli avengers ha a disposizione risorse innumerevoli. io non ho avuto la pazienza e lo spazio casalingo per collezionare le cassette della
yamato video: 14 vhs con molti episodi di emma peel in edizione italiana (ne mancano 11 in bn e 4 a colori); ora c’è anche un cofanetto di 3 DVD contenente 7 episodi, sempre di emma peel.
ho invece, tra l’ormai ampia bibliografia: the complete avengers di dave rogers (librone con guida agli episodi, box tree, 1989,1992) e the avengers di toby miller (pregevole librino del british film institute, 1997). Ha pubblicato un libro sugli avengers anche la huitième art, libreria-editrice parigina che aveva un negozio pieno di materiale sulle serie tv vicino al museo picasso (non so se c’è ancora).
in rete, tra le mille cose, direi: the avengers forever.

insomnia

l’ho visto ieri sera in tv. avevo dei pregiudizi, sapendo che era un remake, invece è piuttosto bello, con pacino in uno dei suoi personaggi più cattivi che buoni e tutto quel freddo… mi pareva strano che ci fosse martin donovan come coprotagonista: infatti muore subito. l’unico altro film famoso in cui l’ho visto è ritratto di signora. per me rimane la star dei film di hartley, che una volta, nel suo piccolo, mi piaceva molto. negli ultimi anni però l’ho completamente trascurato (o forse i suoi film hanno smesso di uscire in italia?)

roadrunner

un altro inconcludente viaggio sui sentierini dell’informazione. dunque, oggi cercando una recensione su un certo libro ho scoperto la rivista popmatters, il che mi ha portato a un recente articolo su jonathan richman, il che mi ha portato a ricordare con disappunto che quest’anno ha suonato a sesto calende ma io non l’ho visto… e non so perché.

luca, la luna e il latte

era un bellissimo libro per bambini degli anni 70, con una città fatta di cartoni del latte e utensili da cucina. solo molto tempo dopo ho scoperto che maurice sendak è un illustratore importantissimo. fra i suoi libri, di recente sono stati ristampati in italiano luca e il paese dei mostri selvaggi; oggi leggo che in america ne è uscito uno nuovo, ispirato a brundibar.