
afflitta dall’epidemia di blogreferenzialità in atto nella rete nonché da un momento di vera frivolezza, metto qui un’illustrazione per un post di palmasco. giuro che non lo faccio più.

afflitta dall’epidemia di blogreferenzialità in atto nella rete nonché da un momento di vera frivolezza, metto qui un’illustrazione per un post di palmasco. giuro che non lo faccio più.

fino a ieri non avevo idea che oggi fosse la giornata del gatto, qualunque cosa ciò significhi (ho trovato una strana spiegazione qui). in genere non gradisco molto, pur essendo notevolmente gattara di mio, la retorica gattofila e il merchandising felinizzato così invadenti da qualche anno a questa parte. i calendari, per esempio: insopportabili. e i libri sui gatti non sono da meno… con le dovute eccezioni. gattegoria (adelphi 2003, nella collana per bambini «i cavoli a merenda», da cui questo disegno) è, credo, l’unico libro di edward gorey disponibile in italia. meraviglioso.
qui, gorey gattaro.
e poi: il sito goreography,
the edward gorey bibliography site,
due storie, the gashlycrumb tinies e the disrespectful summons,
un’intervista scritta e una filmata.
obsessive link of the day: the grocery list collection.
basta, non si può continuare a pensare che ogni pezzo di carta inutile oggi potrà significare qualcosa domani. è malsano.
a milano nord con la metrotranvia 4, per lo spettacolo del teatro della cooperativa nome di battaglia lia, sulle partigiane di niguarda, con la sala fitta fitta (teatro e territorio: funziona, fatto bene).
per motivi familiari le cose che so io di prima mano sulla guerra riguardano soprattutto parma, perciò sono molto contenta di vedere che è stato il comitato provinciale di parma per le celebrazioni del 25 aprile ad aggiudicarsi il dominio venticinqueaprile.it.
al teatro della cooperativa c’ero stata solo un’altra volta, una torrida sera dell’estate scorsa a sentire gli anarchistes (to’, hanno un blog). una serata dimagrante e rincuorante.
l’estate non mi è mai piaciuta molto: non ho la passione del mare, e in più temo il caldo. conosco quello del sud, che mi trasforma in un essere affascinato e stordito, e quello di città. l’estate urbana, però, ha un vantaggio: appena si comincia a vivere con le finestre aperte, in qualsiasi cucina di città (da quando ci abito) mi sembra di essere dentro la finestra sul cortile. che per ottenere il massimo dell’immedesimazione va rivisto va rivisto così, d’estate, boccheggiando sul divano, con la luce spenta (mai provato con la gamba ingessata). leggendo wilsonscrivere di un altro bellissimo film sullo stesso argomento, mi è venuto in mente questo: sarà senz’altro vero che tra gli elementi costitutivi del cinema c’è il collegamento al voyeurismo, alla pulsione scopica eccetera. ma per me è anche viceversa: la curiosità con cui si guarda dentro una finestra, dal balcone di fronte o, più ancora, da un treno che attraversa la periferia di una città, somiglia molto al piacere cinematografico di guardare una storia dall’esterno, una storia finta; o al piacere di guardare una casa di bambola con l’illusione di capire una struttura. insomma, le immagini e le storie in-formano tanto la percezione che anche il voyeurismo finisce per assomigliare al cinema e al gioco, non solo il contrario.
e il bello di la finestra sul cortile sta proprio nel riprodurre al quadrato il piacere del cinema stesso. senza aria condizionata (colonna sonora: estate di bruno martino).
ora vado, perché alla televisione c’è manhunter…
17.07.04: in piena estate, aggiorno aggiungendo due immagini di quadri di hopper (from williamsburg bridge e house at dusk) che colgono proprio la struggente sensazione di sbirciare in una casa altrui – e che mai sarà nostra, per fortuna o per disgrazia – dal finestrino di un treno.


è opinione comune che fra le fonti d’ispirazione figurativa di hitchcock ci fosse hopper (soprattutto per la casa di psycho; mi pare ne parlasse anche la mostra di qualche anno fa su h. e la pittura).
un articolo recente sul pittore osservava però che «anche se c’è un senso di voyeurismo in quadri del primo periodo come night windows, hopper era più interessato a catturare il contrasto fra luce e oscurità, fra interno ed esterno, che non a raccontare una storia. se alfred hitchcock ha imbevuto questi soggetti di significati sinistri in film come la finestra sul cortile e psycho, ciò non significa necessariamente che questa fosse l’intenzione originale di hopper».
è online un archivio delle illustrazioni di maddalena sisto.

di douglas adams, non si sfugge: oggi ho salutato mia madre dicendole «grazie per tutto il pesce» (c’è un motivo: mi aveva appena omaggiato di due lavarelli. però non ha mai letto la guida galattica per gli autostoppisti). oltre ai suddetti pinnati, in realtà, le ho sottratto due libri fondamentali. questo è il primo (editrice amz, 1961).
prossimamente: il blog verrà invaso dalle illustrazioni del meraviglioso libro casa 1962 dell’editoriale domus.
ps per chi fosse interessato a queste amabili futilità: v. anche l’enciclopedia della donna moderna.