vado soggetta a un brivido misterioso a cui non riesco a trovare una spiegazione compiuta.
trattasi di brivido piacevole lungo la schiena (come quello che sopravviene quando qualche anima pia ti massaggia il collo, o causa commozione musicale) provocato con frequenza irregolarissima da microeventi che hanno un minimo comune denominatore veramente minimo, quasi inafferrabile. sono cose banali, a volte triviali:
veder incartare un regalo con lentezza e attenzione.
leggere una ricetta descritta con particolare cura.
veder illustrare una tecnica di maquillage alla tv.
veder apparecchiare la tavola a teatro.
sono arrivata a interpretarlo come una specie di piacere della finzione, o più precisamente della consapevolezza della finzione – della rappresentazione, direi, dell’intenzione. quello che mi chiedo da anni è se capita solo a me: ormai lo chiamo pomposamente il mio brivido estetico.
(al piacere della finzione già accennavo più genericamente qui, dove si parlava di brivido in senso lato – a me infatti i thriller non fanno venire i brividi.)
Autore: alba
sindrome di cenerentola?
Quando ai saldi si dimostra che il numero più piccolo rimasto (35-36) mi va bene, mi sento un’eletta. Senza neppure essere costretta a sposarmi, dopo.
È questa qui la mia sindrome di cenerentola: mi pare che l’espressione venga genericamente usata per indicare una specie di complesso d’inferiorità o addirittura una propensione a farsi sfruttare, nonché, in psicologia infantile, per i bambini che accusano falsamente le madri adottive di maltrattarli, ma non lo trovo affatto appropriato. la cosa più importante della fiaba è senza dubbio la scarpetta.
demoniaco ipod?
finito l’aggiornamento alle 00.00. totale brani: 666.
vinyl thrill
brivido vinilico del giorno: the beast inside degli inspiral carpets (1991).
l’organo di clint boon§ ti porta su su su, ma il testo dice guess a man is no man if he doesn’t have the beast inside.
§ sul sito della band si scopre che il suo musicista preferito è philip glass. moo.
biblioterapia
è una parola che ho trovato per la prima volta nel libro di cui parlavo ieri. marc-alain ouaknin ci ha scritto un altro libro (bibliothérapie: lire c’est guérir, seuil 1994), per mostrare «in quale modo la lettura e l’interpretazione aiutino a sciogliere i nodi del linguaggio e anche quelli dell’anima» e «l’esistenza di una forza del libro i cui effetti sono preventivi e curativi; un lavoro di apertura che consiste nel riaprire le parole ai loro significati molteplici e evidenti, consentendo di sfuggire alle chiusure e alla stanchezza per inventarsi, vivere e rinascere a ogni istante». un po’ enfatico, ma affascinante. la parola «biblioterapia», in realtà, è diffusissima in america per indicare una cosa un po’ più banale, ovvero un metodo didattico e di aiuto alla persona (o autoaiuto) che utilizza la lettura di libri adatti. online ho trovato un’altra segnalazione: un bell’articolo di biblioteche oggi parla a lungo del libro di jorge larrosa la experiencia de la lectura (laertes 1998) che descrive una biblioterapia «separata dalla tradizione censoria, ordinatoria, comminatoria di matrice scolastica» (il contrario del metodo americano); è invece «una somministrazione omeopatica e involontaria» «che lavora molto al di sotto della soglia di visibilità e di consapevolezza»; «la lettura disfa di notte quello che la memoria ha costruito di giorno, e compie un lavoro terapeutico che in molti casi è vicino a quello del sogno e del sonno». insomma, il valore psicologico, formativo e trasformativo della lettura va molto al di là del contenuto del libro.
ossessione del giorno
obsessive link of the day: tube disruption è un feed che genera una pagina di aggiornamento continuo sui guasti e rallentamenti della metropolitana londinese. confermando che sono assai frequenti, come sospettavo in base alle sole esperienze turistiche. roba che la MM (metropolitana milanese) in confronto fa tenerezza. (link via rodcorp, se non sbaglio, un bel blog londinese che oggi però non si apre.)
nella vetrina piccola della libreria utopia

c’è sempre qualcosa di interessante. sabato, questo curioso libro tutto in nero e rosso (fatto molto bene da una casa editrice di nome atlante) che ricostruisce in maniera divulgativa – e anche assai decorativa – l’evoluzione grafica di ogni lettera dell’alfabeto latino a partire dal protosinaitico, un alfabeto ancora «al confine tra l’immagine e la lettera». si tratta di un metodo per scorgere quali ombre di senso si porta dietro il nostro alfabeto, ombre che in gran parte derivano dal significato a cui ogni lettera ebraica, pur all’interno del sistema fonetico, è strettamente collegata. sono suggestioni, ma assai utili per approfondire un po’ il fascino squisitamente formale di queste benedette lettere dell’alfabeto, per dare un’altra accezione al loro corpo e carattere. il rabbino ouaknin è arrivato addirittura a elaborare il metodo dell’archeografia, ovvero «l’analisi e l’interpretazione delle parole in funzione non soltanto della loro radice etimologica, ma anche in funzione della forma grafica delle lettere dell’alfabeto».
fuga nel 1962

ieri sera ho visto down with love – divertente, ma della commedia sofisticata è meglio rivedere gli originali – ambientato nel 1962. arrivo a casa e in tv c’è heimat 2, l’episodio il gioco con la libertà, ambientato nel 1962.
un caso, o coincidenze di una tendenza rétro così diffusa che comincia a inquietare persino me e il mio tenace culto estetico degli anni sessanta. non vedo l’ora che passino di moda un’altra volta. al cinema quest’anno c’è stato addirittura il remake di sciarada… (non era male, the truth about charlie di demme, sono solo un po’ contraria ai remake. mark wahlberg al post di cary grant… insomma, ci vuole del coraggio). e questa settimana il new york times individua come tendenza moda il ritorno di Miss Prim, la Signorina Linda se non addirittura inamidata, con colletti alla Peter Pan (?). più che vintage, mi pare retrogrado.
per tornare a heimat, scopro adesso che del film-fiume – niente, ma proprio niente a che vedere con la meglio gioventù – reitz ha girato una terza serie, sugli anni dalla caduta del muro di berlino al 1999. le altre parti erano uscite al cinema. e questa?
filastrocche come vengono
if snow could shed its light
upon my windowpane
through winter’s longest nights,
I’d shed my coat of pain.
ruins
è il sito di vitaliano trevisan ed enrico mitrovich, un’indagine sulle rovine – tutto ciò che è nell’architettura e nell’ambiente un residuo, quasi un rimosso – nella città (vicenza). peccato per la grafica un po’ così. a me era piaciuto non poco il romanzo di trevisan i quindicimila passi.
aggiunta: desolation, una pagina che collega ad altri «abbandoni», nonché infiltration, the ‘zine about going places you’re not supposed to go.
26.04.04: un sito americano, dark passage (link via totentanz)
11.05.04: altro sito newyorkese (non più aggiornato): underny.com.
24.05.04: un post in tema su things.
25.05.04: arg, un altro post pieno di link su scribblingwoman.