… e arrivo di itunes music store italia

ieri sera ho aggiornato il programma e curiosato un po’, ma senza fare danni, nonostante l’estrema facilità con cui questo può accadere.

e accadrà, perché – comunque si voglia commentare il prezzo: rapportandolo a quello americano, dividendolo in chi-prende-cosa ecc. – 99eurocent per una canzone che mi piace e di cui non desidero l’album, oppure 9,99 euro per un album che non mi suscita esigenze feticistiche, sono una valida sfida all’esoso prezzo dei cd.

ma è successo che, davanti ai miei goffi tentativi di comunicare una certa emozione per l’evento, l’homo analogicus mi dice: e la qualità? saranno mp3.

e io sdegnata: macché mp3, sono aac!

e lui tranquillo: ma sono comunque peggio del cd.

ora, visto il basso livello di questa conversazione, oggi ho cercato di leggere qualcosa di preciso sulla qualità del suddetto standard aac, ma invano. si va da dichiarazioni pubblicitarie a disquisizioni superstiziose a forum dispersivi. io mi sento di presupporre che il mio orecchio, abituato ad ascoltare, sì, e a volte persino esigente ma non certo audiofilo, non si possa risentire tanto se gli propino gli aac di itunes, che si dice siano fatti non dai cd ma dai master (sarà vero?). però mi viene un po’ di paranoia per la possibilità che un appiattimento sonoro si possa generalizzare in maniera così strisciante (un conto è se mi faccio una brutta copia di un disco di cui conosco e apprezzo l’originale – infatti il mio uso dell’ipod è in parti uguali un ascolto e un riconoscimento della musica che ci metto -, un altro è togliermi da sola la possibilità di conoscerlo e apprezzarlo).

chi sa, parli: se mi tranquillizzo sulla qualità ne risentirà il portamonete; se invece prevale la disillusione, avrò almeno il vantaggio del risparmio.

le xilografie di félix vallotton

non si trovano molto di frequente riprodotte in rete (vedo che ne aveva raccolte alcune il weblog giornale nuovo).*

io sono abbastanza contenta di questo libricino che mi è ricapitato in mano l’altra sera, catalogo di una mostra romana dell’80, dove ne sono riprodotte 147 (tra cui dei bellissimi ex libris).

Fvlecoupdevent  Fvlaflute  Fvlespetitesfilles

update 12.01.05: ho ripescato il pel di carota illustrato da vallotton, ca 1902 (jules renard, poil de carotte, avec 50 dessins de f. vallotton, flammarion 1938, comprato in italia per lire 10.000).

Fvlamarmite   Fvlepot
vallotton, poil de carotte   Fvlesmoutons

update settembre 2007: trovato la vita assassina, romanzo, con sette disegni dell'autore (molto simili alle stampe), adelphi 1987.

* now (2013) resources abound:

félix vallotton's reinvention of the woodcut

félix vallotton's woodblock prints

more images

mi sento veramente un po’ male

Nomore

ho appena letto sul sito della bbc (link) che è morto john peel. ma non era eterno, john peel? no, non è giusto.

per chiunque ami la musica e per chiunque ami la radio è una perdita enorme. il mito delle peel sessions per me si era rinverdito da quando la connessione di casa permetteva di sentire lui, the man himself, in diretta, sempre avanti anni luce rispetto alle nostre orecchie – ma non c’era mai tempo, non l’ho ascoltato abbastanza. e ora, che connessione ci vorrà?

scaffali: storia del libro, della stampa, dell’editoria

Libroeocchiali• bruno blasselle, il libro dal papiro a gutenberg, universale electa/gallimard 1997
• lodovica braida, stampa e cultura in europa, laterza, bari 2000
• warren chappell e robert bringhurst, breve storia della parola stampata, sylvestre bonnard, milano 2004
cinquant’anni di un editore, einaudi, torino, 1983
• pierre-marc de biasi, la carta avventura quotidiana, universale electa/gallimard 1999
• riccardo falcinelli & marta poggi, grafogrifo, einaudi (stile libero extra), torino 2004 (graphic novel)
• eugenio garin, editori italiani tra ottocento e novecento, laterza, bari 1991
libri giornali e riviste a milano, a c. di fausto colombo, abitare segesta cataloghi, milano 1998
• blake morrison, la confessione di gutenberg, tea, milano 2002 (romanzo che non ho letto)
• alessandra oleotti e riccardo mezzanotte, breve storia dell’arte della stampa, biblioteca del vascello, roma 2003
• s.h. steinberg, cinque secoli di stampa, einaudi, torino 1982 (2001)

scaffali: alfabeto e scrittura

Manoepennaalfabeto in sogno. dal carme figurato alla poesia concreta, mazzotta, milano 2002
• lewis f. day, alfabeti antichi e nuovi. viaggio nel mondo dei caratteri, edicart, legnano 1992
• carol fiorile, fare calligrafia, stampa alternativa, roma 1992
• adrian frutiger, segni & simboli. disegno, progetto e significato, stampa alternativa/graffiti, roma 1997
• georges jean, la scrittura memoria degli uomini, universale electa/gallimard 1992
• massin, la lettera e l’immagine. la rappresentazione dell’alfabeto latino dal secolo viii ai nostri giorni, garzanti, milano 1995
• aidan meehan, celtic design. a beginner’s manual, thames and hudson, london 1991
• norio nagayama, shodo. la via della scrittura, stampa alternativa, roma 1993
• mark-alain ouaknin, i misteri dell’alfabeto. le origini della scrittura, atlante, monteveglio (bo) 2003
• francesco poli, mirella bandini, giorgio zanchetti, silvia bignami, verbovisuali. ricerche di confine fra linguaggio verbale e arte visiva, collana di quaderni dell’archivio di nuova scrittura del mart, skira, milano 2003
scritture. le forme della comunicazione, aiap, roma 1997

scaffali: type & graphic design

A• angiolo bandinelli, giovanni lussu, roberto iacobelli, farsi un libro, biblioteca del vascello/stampa alternativa, roma 1990
• daniele baroni e maurizio vitta, storia del design grafico, longanesi & c., milano 2003
• lewis blackwell, i caratteri del xx secolo, leonardo arte, milano 1998
bodoni. l’invenzione della semplicità, guanda, parma 1990
• robert bringhurst, the elements of typographic style, second edition, hartley & marks, point roberts (wa)-vancouver, 1996
• brigida di leo, l’arte della tipografia, lupetti, milano 2000
dizionario della stampa e dell’editoria, sperling & kupfer, milano 1996
• giorgio fioravanti, leonardo passarelli, silvia sfligiotti, la grafica in italia, leonardo arte, milano 1997
• friedrich friedl, nicolaus ott e bernard stein, typography. an encyclopedic survey of type design and techniques throughout history, black dog & leventhal, new york 1998
• eric gill, an essay on typography, david r. godine, boston 1988
lexique des règles typographiques en usage à l’imprimerie nationale, imprimerie nationale, paris 1990 (1994)
• giovanni lussu, la lettera uccide. storie di grafica, stampa alternativa & graffiti, roma 1999
• giovanni lussu, libri quotidiani. la grafica dei «libri dell’unità» 1992-1997, stampa alternativa & graffiti, roma 2003
• sergio polano e pierpaolo vetta, abecedario. la grafica del novecento, electa, milano 2002
• rick poynor, typographica, laurence king publishing, london 2001
• manuela rattin e matteo ricci, questioni di carattere. la tipografia in italia dal 1861 agli anni settanta, stampa alternativa/graffiti, roma 1997
• jan tsichold, la forma del libro, sylvestre bonnard, milano 2003
typographers on type, ed. by ruari mclean, w.w. norton & co., new york 1995
un tipografo fra due culture. richard-gabriel rummonds, electa, milano 1999
• alain weill, le design graphique, découvertes gallimard, paris 2003

still life

Zurbaranmi è sempre piaciuto molto di più di «natura morta»: mi pare renda meglio il rapporto tra questo tipo di pittura e la natura che spesso prende come oggetto. ma a farmi appassionare al genere sono stati floreros e bodegones del seicento spagnolo, dove la terminologia suggerisce già una particolare densità, un rapporto più intenso con la realtà. in particolare zurbarán, in particolare questo quadro della national gallery di londra (che definisce il genere così) e il premetafisico – nulla di «naturale», qui – bodegon de cacharros del prado (ma pare ce ne sia un altro identico a barcellona).
il motivo della tazza con la rosa ritorna anche nel quadro degli agrumi che sta a pasadena, e c’è chi fa rientrare nel genere anche il disarmante agnus dei.

Continua a leggere

sconcerti digitali

1. ieri sera ho messo nel computer il cd di songs for drella. all’altezza di a dream si è piantato e ha fatto piantare il pc (2 volte, perché ovviamente ho riprovato). dunque non ho potuto importare le ultime 3 canzoni. adesso, non è che posso andare in giro senza forever changed. dunque cerco di scaricarla – su limewire ce n’è una copia. che non si riesce a scaricare neanche a morire.

2. non vorrei far rivoltare derrida nella tomba, ma il download di dischi con questo sistema rappresenta l’affermarsi del decostruzionismo nell’approccio al concetto di album. già la funzione random dei lettori cd, a me, mai piaciuta; ma qui è tutto in disordine, una cosa spa-ven-to-sa.

3. ho trovato per la prima volta in un anno un disco che gracenote ha fatto fatica a riconoscere (sarah 611cd).