ho finito di leggere l’ultima finestragiraffa di péter zilahy (trad. di bruno ventavoli, alet, padova 2004): l’avevo adocchiato mesi fa non solo perché fresca di viaggio in ungheria, ma anche perché attratta da certi libri a cui per comodità si potrebbe far subire l’etichetta di nonfiction letteraria – non saggi, non romanzi, magari illustrati come gli amati anelli di saturno di sebald, possibilmente con un rigore interno forte come underground di murakami o i libri di john berger – insomma, quelli lì. (è un periodo, invece, che faccio molta fatica a leggere romanzi, ma forse, dopo aver passato anni e anni a non fare altro, va anche bene così.)
Autore: alba
andiamo?
il libro lento a milano (novegro), 27-28 novembre.
nomi
la mattina l’ho passata in una sala d’attesa dove per farti respirare in un tubo ti chiamano per cognome con un tono che neanche gli appelli a scuola. ora mi è arrivato un sms di quei simpaticoni di telecom che dice:
«i tuoi dati anagrafici non sono registrati. per evitare blocchi alla tua carta recati subito al negozio tim più vicino. riceverai un buono di 10euro il 01/12/04».
lasciando da parte questo minaccioso accenno a fantomatici blocchi (perché dovrebbero bloccarmi un numero che ho da tre anni e mezzo?), non so se ritenermi lusingata del fatto che conoscere la mia identità, per questa azienda dei telefoni, valga 10 euro. posticipati.
quanto non mi piace vivere in un mondo dove la norma è considerare la gente cretina.
cultural exchanges, or the safety of objects
reciprocating chatiryworld’s «three pictures» (and cheating, because i’ve grouped 3 things in 1 picture):
3 favourite items from my breakfast table (i’m a bit ashamed now, because i can’t help noticing none of them seems to be made in italy): tin cereal box, plain put lovely bowl from habitat, typographic mug from the metropolitan museum, where i’ve never been.
3 things i’d save from my apartement if I should leave in a hurry (assuming that a man and two cats do not count as «items», that i’ve had time to get dressed and my shoulder bag is already on my shoulder).
this exercise has been useful: i discovered i was strangely detached while thinking about it–i mean, if i was to leave everything behind, it would really make little sense taking only 3 «important» things. if i had to choose now, i’d probably look ahead, so: my computer, a book i haven’t read yet, and my new seurat-patterned umbrella, which might be nice to have in this weather.
(so sorry about the ugly flash, but every sunlit hour seems to have disappeared from my working days, all of a sudden.)
contributo peregrino
ho finalmente capito che cosa mi ricorda il titolo del libro «la notte dei blogger»: non dico che derivi da «la notte dei pubblivori», ma ci somiglia molto.
aggiornamento floreale-iconografico rispetto a venerdì
il segnalibro preferito di superqueen (qui e qui foto delle vere rose black beauty)

aggiornamento dell’aggiornamento: more roses from superqueen (i like the yellow one).
mi piacerebbe viaggiare leggera
e invece da b. torno sempre con borse piene di cibo e di libri di quand’ero giovane (quando non di un gran magone – ma del resto di famiglia ognuno ha la sua, come diceva la mia amica i. in modo solo apparentemente lapalissiano).
tutto ciò non c’entra, o non molto,* con il monday bud blogging; c’entra invece l’odore di giardino bagnato, per me l’odore più proustiano che ci sia (qui si inserirebbe un odorama, potendo).
ma perché è così odoroso il giardino bagnato? non sarebbe male reperire qualche elemento di spiegazione scientifica di questo fenomeno così travolgente.
(*ci sarebbero da mettere in conto la zucca a righe, la giardiniera, la marmellata di castagne.)
season greetings
one-hit wonders?
in occasione dell’apertura dell’italico itunes music store, musica di giovedì riporta una serie di liste di brani come consigli per gli acquisti: che tristezza, nella colonna chiamata one-hit wonders sono finiti edwin collins e mink de ville (e anche i poveri blue oyster cult).
rivalutare james taylor?
non avevo mai visto strada a doppia corsia di monte hellman.
on route 66 filming two-lane blacktop (rolling stone 1970), sceneggiatura.



