abbecedari

ho finito di leggere l’ultima finestragiraffa di péter zilahy (trad. di bruno ventavoli, alet, padova 2004): l’avevo adocchiato mesi fa non solo perché fresca di viaggio in ungheria, ma anche perché attratta da certi libri a cui per comodità si potrebbe far subire l’etichetta di nonfiction letteraria – non saggi, non romanzi, magari illustrati come gli amati anelli di saturno di sebald, possibilmente con un rigore interno forte come underground di murakami o i libri di john berger – insomma, quelli lì. (è un periodo, invece, che faccio molta fatica a leggere romanzi, ma forse, dopo aver passato anni e anni a non fare altro, va anche bene così.)

finestra-giraffa  (ablák-zsiraf) è il titolo di un abbecedario delle scuole ungheresi che zilahy prende a prestito per un suo abbecedario personale – per ogni lettera (anzi, per ogni fonema [si può dire fonema?] ungherese) nel libro c’è un capitoletto preceduto da un elenco di parole inizianti con quella lettera. il tutto ruota intorno all’esperienza delle proteste di piazza del 96 a belgrado, ma finisce per essere il lessico  di una «giovinezza all’est»: interessante, sebbene avanzi, anche per immagini, con un procedimento così rapsodico da lasciare  l’impressione di aver perso molto per strada a chi abbia poca familiarità con il contesto (me per esempio). e poi, adesso che ho visto il sito, questo autore mi pare un po’ in odore di successo frivolo, ma vabbe'.

l’idea comunque è buona, e mi viene da accostarla ad altri esempi eterogenei di abbecedario – ma chissà quanti altri ce ne sarebbero:
l’alfabeto fotografato di abba richman (lettere una per una e  tutte insieme, link via make ready), gli pseudoinfantili gashlycrumb tinies di gorey e on beyond zebra del dottor seuss (con la sua estensione dell'alfabeto latino).

immagino che ognuno di noi potrebbe compilarne uno (un po’ come ha cominciato a fare qui da me il giardiniere nel monday bud blogging): una o più parole per ogni lettera dell’alfabeto, scelte con cura o accumulate, illustrate e spiegate o anche no, come filtro per setacciare qualcosa di se stessi o di quello che ci sta a cuore.
l’abbecedario, insomma, può essere utile quanto l’inventario (che tra l’altro io, tempo fa, avevo cominciato vagamente a pensare in forma di libro – uno scrapbook sui generis – prima di scoprire che poteva benissimo essere [era] un weblog); o forse anche più utile, visto che siamo in rete con testi digitali, quindi nel regno delle parole chiave.
oggi mi sento un po’ insegnante mancata: se ai bambini piccoli può essere utile un abbecedario già fatto, a persone più grandi – o a colleghi di weblog – io darei come compito di scrivere il proprio.

5 risposte a "abbecedari"

  1. s. novembre 5, 2004 / 2:43 pm

    “m stands for… music, mozart and madness” o qualcosa del genere è il titolo di un cortometraggio di peter greenaway. che ho sempre amato e mi ha fatto propendere per questo sistema di presentazione di alcune immagini e considerazioni che cominciavano a traboccare dalle cartelle del mio archivio fotografico.
    affascinanti sono anche le vocali di rimbaud. a quando, cara rose, un post illustrato su questa celebre poesia?

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  2. rose novembre 5, 2004 / 3:15 pm

    ah, be’, greenaway è messo molto peggio di me, quanto a ossessioni catalogatorie. mo’ ci penso, alle vocali – tra l’altro sul loro colore ho sempre avuto delle sensazioni discordanti rispetto al poeta.

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  3. stefano novembre 5, 2004 / 9:04 pm

    Quasi quasi lo farei… ma temo di doverci pensare a lungo prima, per evitare di farmi uscire, d’acchito, i “versi” di una canzone di amanda lear (“A stands for anything, B for bionic and Bach…”)

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