sogno o son desto

«nei sogni non cerchiamo risposte che il conscio (la mente razionale) è in grado di fornire, cerchiamo risposte alle domande cui il conscio non sa far fronte. e questo è vero anche per il dramma; se la domanda che viene posta è una di quelle cui è possibile rispondere razionalmente, ad esempio come si fa a riparare una macchina, o se i bianchi debbono essere gentili coi neri, o se gli handicappati hanno diritto a essere rispettati, ci gustiamo il dramma in modo incompleto; ci siamo svagati, ma non ci sentiamo appagati. solo se la domanda posta è una di quelle la cui complessità e profondità profondità non predispone a un esame razionale, la scrittura drammatica ci sembra appropriata e le soluzioni drammaturgiche diventano illuminanti.»
david mamet, note in margine a una tovaglia, trad. di e. valdrè, minimum fax 2004

(questo è un po’ l’«elementare watson» del senso dell’arte in generale, ma siccome mamet lo formula in modo molto chiaro, mi pare utile conservare il ritaglio.)

pinocchio: materiali

ho intenzione di spiare con interesse il progetto pinokkio di strelnik (già fondatore del necessario blob dei blog, meglio di qualsiasi aggregatore).

perché pinocchio, dopo avermi perseguitato un poco nell’infanzia come fiaba angosciante (sotto forma di libro e dello struggente sceneggiato di comencini), è tornato – a volte ritornano – sotto forma di riferimenti più giocosi ma non meno angoscianti: difficili a spiegarsi, ma forse utili tutte le volte che abbiamo bisogno di identificarci in qualcosa di più meccanico e un po’ men che umano, o forse a richiamare la «vita bambina» di cui parlava carmelo bene.

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e come elemosina

è lunedì: cedo direttamente la parola al giardiniere, che ha mandato un contributo molto personale. giardino romantico, questa settimana.

«amore in elemosina chiedendo» – cantava senza pudore il Poeta dei miei anni adolescenti: il petalo di un fiore al posto di una moneta e sarei un uomo ricco… questo tesoro l’ho rinvenuto negli spogliatoi della mia cooperativa, davanti al mio armadietto. per un attimo ho pensato ho creduto che potesse essere… un segno! quindi mi sono ri-creduto: era lì per caso…

i germogli e le foglie di una peonia tesi al cielo e all’aria come mani che invocano, come mani che adorano, come mani che esultano alla luce che li illumina.

   il costo di una pianta dipende dal numero dei boccioli.
   per il bel fiore, cento pezze di damasco;
   per il fiore mediocre cinque pezzetti di seta.

tanto era disposto a pagare nel nono secolo Po Chü-i per una pianta di peonie.

ancora una foglia, come l’impronta della mano di un bambino. e il mondo degli uomini fa irruzione nel mondo degli alberi.

È il volto tuo che ho disegnato,
chino per terra io l’ho dipinto:
ho usato il nero per i tuoi occhi
e bianca sabbia per la tua pelle.

Quando la pioggia l’avrà lavato
e i tuoi colori confuso,
quando il vento sarà passato
sarò alla fine guarito.

È il volto tuo che ho disegnato,
mi son seduto ed ho aspettato:
ho usato il nero per i capelli
e rossa sabbia per la tua bocca.

Verrà la pioggia e lo laverà,
confonderà i tuoi colori,
quando il vento sarà passato
sarò alla fine guarito.

cantava un angelo spettinato.

abbecedari

ho finito di leggere l’ultima finestragiraffa di péter zilahy (trad. di bruno ventavoli, alet, padova 2004): l’avevo adocchiato mesi fa non solo perché fresca di viaggio in ungheria, ma anche perché attratta da certi libri a cui per comodità si potrebbe far subire l’etichetta di nonfiction letteraria – non saggi, non romanzi, magari illustrati come gli amati anelli di saturno di sebald, possibilmente con un rigore interno forte come underground di murakami o i libri di john berger – insomma, quelli lì. (è un periodo, invece, che faccio molta fatica a leggere romanzi, ma forse, dopo aver passato anni e anni a non fare altro, va anche bene così.)

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nomi

la mattina l’ho passata in una sala d’attesa dove per farti respirare in un tubo ti chiamano per cognome con un tono che neanche gli appelli a scuola. ora mi è arrivato un sms di quei simpaticoni di telecom che dice:
«i tuoi dati anagrafici non sono registrati. per evitare blocchi alla tua carta recati subito al negozio tim più vicino. riceverai un buono di 10euro il 01/12/04».
lasciando da parte questo minaccioso accenno a fantomatici blocchi (perché dovrebbero bloccarmi un numero che ho da tre anni e mezzo?), non so se ritenermi lusingata del fatto che conoscere la mia identità, per questa azienda dei telefoni, valga 10 euro. posticipati.

quanto non mi piace vivere in un mondo dove la norma è considerare la gente cretina.