i film del decennio fissati con l’oscura londra ottocentesca

si concludono con lo sherlock holmes di guy ritchie, che si lascia vedere con piacere e fin dalla caratteristica di proporre alcune scene 2 volte, a diverse velocità o da diversi punti di vista, denuncia il suo carattere di pastiche citazionistico-postmoderno (ambito in cui io continuo a sguazzare avendoci imparato a nuotare negli anni 80 – il che gli conferisce ai miei occhi, paradossalmente, una certa gustosa autenticità) ma poi si risolve  in un film d'azione senza troppe complicazioni (neppure il classico holmes tossico), quindi adatto anche agli undicenni o giù di lì, numerosi in sala.
wikipedia ci dice tutto sia sul personaggio sia sul film, dunque non è che dobbiamo star qui a fare faticose ricerche o sfoggio di erudizione; certo, ognuno ha i suoi holmes preferiti e, dal punto di vista dell'interprete, io ho sempre avuto un debole per jeremy brett.
nel complesso, ho un po' rivalutato robert downey jr (avevo un pregiudizio datato 1992, per via di charlot) che entra peraltro nel novero degli holmes macchiettistici, non dico alla michael caine ma quasi, e soprattutto mi sono crogiolata nelle scenografie.
infatti quanto a materia per sognare (perché di questo si tratta) una cupissima londra vittoriana, il film fa il paio perlomeno con from hell, il david copperfield di polanski e sweeney todd di tim burton; il tower bridge in costruzione è quasi copiato dal ponte sulla manica degli extraordinary gentlemen di alan moore.
ma soprattutto, dobbiamo parlare degli stivali indossati da rachel mcadams nella scena finale: sono identici ai miei ma sembrano avere un tacco leggermente a rocchetto, cioè migliore. ora, se non sono belstaff, perché ci somigliano tanto? se lo sono, perché hanno quel tacco lì? la questione è grave.

the big smoker

è un blog di notizie su londra che ha come simbolo la silhouette della centrale elettrica di battersea, sagoma londinese a cui è facile affezionarsi perché è visibilissima e, pur essendo praticamente in centro, resta uno dei posti dismessi non ancora riconvertiti e pertanto fascinosi. ora pare che abbiano deciso cosa farci, e si faccia; il progetto ha un sito dove c’è anche un po’ di storia (a me piace questa foto della costruzione).

04.05.2004  trovato derelictlondon.com, dove le foto (più di 600) di luoghi in disuso sono accompagnate da brevi note informative: dice che la bps è il sito dismesso più grande d’europa in un centro urbano (15 ettari).
tramite la mia prima ricerca con feedster ho letto su livejournal il racconto di una ragazza che l’ha visitata un paio di settimane fa.
sempre a proposito di fumo di londra, pare non sia male la rivista smoke.

23.06.04: altri edifici londinesi e britannici del novecento attualmente a rischio: risky buildings.

20.01.05: robert elms’ footnotes and queries about london.

16.07.2005: battersea power station community group.

07.06.2021 Il tempo passa, i link diventano obsoleti e la BPS cambia.
Il tanto atteso recupero è quasi terminato https://batterseapowerstation.co.uk/

ma ci sono ancora tracce di archeologia industriale in rete per noi nostalgici, per i quali andare a pranzo alla BPS non era proprio una priorità
foto di Michael Collins
foto di Peter Dazeley
foto di un open day tenuto nel 2013
altre foto (probabilmente un po’ di caro vecchio trespassing)