music club acoustic 2009 # 2

immagino che curatore di questo secondo round (di concerti pomeridiani nella sala piccola del dal verme) sia sembre il benemerito enzo gentile, ma non trovo indicazioni in rete tranne lo scarno cartellone del teatro.

tutto bello, ma ovviamente gli highlights qua da noi sono:

29 ottobre: elliott murphy in duo con olivier durand
12 novembre: chumbawamba

19 novembre: robyn hitchcock trio

quanto ai libri delle vacanze estive

(notoriamente l’unico momento dell’anno in cui riesco a fare qualche lettura non ridotta a uno stillicidio di dieci pagine per volta.)

grazie a p. che mi passa i libri di fantascienza, ho letto:
– il distopicamente imprescindibile la svastica sul sole di p.k. dick
– le sirene di titano
di vonnegut, che ha avuto lo sgradito effetto collaterale di farmi ridimensionare il pur amato douglas adams: c’era già quasi tutto lì dentro, direi. oh, finalmente conosco il significato di stonehenge.

poi:
il biglietto stellato di aksënov: delizioso, ma forse mi aspettavo qualcosa di più… di meno… leggero (guarda te che pregiudizi si fa uno sulla letteratura russa). denuncia la sua origine di romanzo a puntate, ma resta un documento affascinante.
vertigini di sebald: il mio amato w.g. al suo più idiosincratico e malaticcio. a parte l’uso fastidioso della punteggiatura tedesca nella traduzione italiana, una meraviglia. dall’inizio in cui riprende la teoria di stendhal per cui «non bisognerebbe mai comprare riproduzioni di begli scorci e belle vedute che si ammirano viaggiando.  la riproduzione infatti finisce per sostituirsi totalmente al ricordo che abbiamo di qualcosa, anzi, si potrebbe addirittura dire che lo distrugge» (proprio sebald che implora i passanti di scattare foto-documento per lui, quando non ha la propria macchina fotografica) al capitolo finale su un sofferto ritorno al paesello dell’infanzia, cosa che ha incredibilmente imbricato la lettura alla successiva, il caso saint-fiacre di simenon, in cui maigret indaga sul borgo natio.

Proust e proust cosa c’entra?
be’, sabato mi sono procurata questa nuova pigna per il comodino. man mano che (se) procedo a demolirla, potremmo fare la rubrica «proust at 42» (l’età in cui lui scriveva e io leggo). vedremo.

  

in giappone il pd vince le elezioni

oddio, non parlerò mica di politica?  infatti no, mi chiedevo solo se il loro pd sia meglio del nostro e se riuscirò a vedere qualche film della rassegna invisible japan.

la mostra «bigino dei fotografi giapponesi del dopoguerra» a forma finisce questa settimana; io l'ho vista in una freschissima domenica di luglio e mi è piaciuta – mi è dispiaciuto invece che non sia stato fatto un bel catalogo (per una volta che me lo volevo comprare).
ci sono andata nella più totale ignoranza e mi sono affezionata in particolare a: kimura per il giappone anni 50, tomatsu per il disastro atomico, araki e hishiuki per l'impietoso lavoro sulle memorie personali, sugimoto per l'impeccabile lavoro teorico sulle sale cinematografiche: un'esposizione lunga un film = schermo bianco.

Hiroshi-sugimoto_theater-1_small

anche prima di sapere come sono scattate, sono immagini ipnotiche: il buio della sala, l'aspettativa nello schermo «vuoto» – che in realtà porta la traccia luminosa di di tutti i film possibili. (mi sa che in agguato anche qualche discorso sul tempo e la luce che andrebbe sviluppato con qualche nozione di fisica.)

agosto è finito e fin qui tutto bene

cioè, la gente d’estate muore come mosche, il polline d’ambrosia è arrivato e in questo momento ho uno strano dolore intercostale, ma insisto nella leggerezza estiva sentendo il podcast del dottor djembé di david riondino (l’ho scoperto in macchina il 15 agosto – a dire la verità, nelle vacanze mi sembra di non avere quasi fatto altro che sentire radiotre).

finora è stato abbastanza facile: milano ancora vuota, il nuovo tragitto per andare al lavoro che me la fa sembrare meno brutta, prendendo il tram davanti ai nanetti e passando davanti al lotto un po’ alla lower east side del piccolo circo, dove abitano dei coniglietti bianchi e neri (giuro, non è il doping antiallergia, recherò prove fotografiche).

Piccolo_circo

peraltro le gite agostane mi hanno visto contemplare commossa cani, pecore, capre, mucche e persino la fugace visione di un cervide non meglio identificato sul sentiero (capriolo femmina?) che ora mi ritrovo quasi identico sulla copertina del disco nuovo di david sylvian (opera di ruud van empel).