chumbawamba

Chumba basta vederli dal vivo, come giovedì scorso al dal verme, e certe canzoncine apparentemente blande della produzione più recente si rivelano in tutto il loro sarcasmo (quel che poi riscatta il loro repertorio superimpegnato dalle tentazioni didascaliche). io mi sono divertita assai…

ovviamente però in un concerto così folk hanno una certa importanza gli standard: abbiamo avuto con mia  gioia 2 delle antiche canzoni di protesta inglesi dell'ep dell'88, song on the times (live video) e the diggers' song. (io non so cos'ero in una vita precedente, perché questi pezzi mi riducono in uno stato stranamente emotivo.)

sulla versione a cappella di daddy was a bankrobber dei clash gli animi si dividono… a me piace (nella realtà suona più energica), ma si accettano commenti.

il bis è stato la loro versione di bella ciao ai tempi di genova (mp3 sul sito del gruppo).

come momento di cattiveria di oggi consiglio l'acquisto di in memoriam margaret thatcher (dai, solo 5 pounds per i 5 chumba rimasti, gli amici di leeds che tutti noi vorremmo avere).


hopper

Hoppereccolo qui in tutta la sua infinita riproducibilità.
non abbiamo più parlato della mostra di milano: in cui si sperava di vedere ancora più quadri, e più quadri famosi, ma nonostante la pubblicità milanocentrica era abbastanza ovvio che il museo whitney di nyc mica si poteva svuotare per noi…
nonostante ciò:

– ho visto gli autoritratti e i quadri parigini, che non conoscevo

– l'ossessione architettonica emerge in maniera soddisfacente, come pure, mi sembra, un grande influsso della fotografia nelle inquadrature: forse è la cosa più specifica della composizione di hopper, un'accettazione della struttura del soggetto da riprodurre che porta a non affollare volutamente cose nel quadro, e invece lavora sul taglio come un mirino fotografico

– i disegni preparatori e il registro d'artista in mostra svelano qualcosa di particolare, un forte pragmatismo: ogni quadro un lavoro di cui tenere traccia, facilmente rappresentato da una vignetta; il colore pianificato nella sua stesura quasi come nella lavorazione di un fumetto (adesso non trovo un esempio online, ma intorno al disegno sono scritti tutti i nomi delle tinte da usare poi sulla tela in rapporto a ogni porzione del soggetto).

bastardi senza gloria

di tarantino mi è piaciuto, soprattutto la parte didascalica sulle pellicole infiammabili.

volevo notare che:

– tra i personaggi c'è un critico cinematografico, e fa una ben brutta fine

– a genova ci fu nel 44 un attentato in un cinema frequentato dai tedeschi, l'odeon (vedi la strage del turchino, che ne fu la rappresaglia). vi accenna bruno morchio nel suo romanzo rossoamaro.

polacchi a londra

quelli sulla mia strada non erano i famigerati idraulici ma i 2 artisti (all'interno di una più ampia rassegna di cultura polacca) che quest'autunno hanno trasformato in antri tetri e bui un paio di noti spazi dedicati alle installazioni.

bunker di robert kusmirowski al barbican: labirintica e illusionistica ricostruzione di una specie di rifugio antiaereo della seconda guerra mondiale, in bilico fra suggestioni realistiche e set cinematografico, con oggetti originali dell'epoca e pareti che sembrano pannelli arrugginiti ma sono di compensato. claustrofobico ma anche curioso, dà il piacere della finzione.
(per mettere anche qui un link agli avengers: v. the hour that never was. sì, è così, agente speciale c'entra con qualsiasi cosa.)

miroslaw balka alla tate modern: arrivi nella sala delle turbine chiedendoti che ci sta a fare quell'enorme container in mezzo, ma quando capisci di doverci entrare dentro (è questo il gioco: non solo puoi, devi…) improvvisamente quella di balka sembra una gran bella idea. cammini sul grande scivolo in direzione del buio; quando arrivi dentro la vista non si è ancora accomodata, procedi a tentoni.  solo quando arrivi in fondo o a una parete, dopo aver trovato a tentoni un punto di riferimento, ti giri e, sempre smarrito per la differenza di dimensioni fra te e il container, vedi le silhouette di quelli che entrano dopo di te. anche qui suggestioni belliche e paranoie da persecuzione nazista a iosa.

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cecil court

Snorri+rackham

(charing cross, londra) forse mi ricorda questo episodio di agente speciale (se fossi meno pigra andrei a fare uno screen grab di mackidockie court), fatto sta che mi ci sono persa volentieri… 

chi lo sapeva che lì c'era marchpane? i compagni di viaggio mi davano per scomparsa in una falla spaziotemporale mentre sceglievo come souvenir un paio di tavole di rackham (quelle che si recuperano da copie rovinate), cercando – per non soffrire troppo – di non guardare neppure tutte quelle meravigliose prime edizioni di libri per bambini vecchi e antichi.

(sempre in quella via tendevano agguati gli animali di lea stein.)

quanto a elliott murphy,

giovedì pomeriggio al dal verme era in gran forma (bella voce, sguardo assassino, senso dell'umorismo). mi sa che in questi dieci anni che non ci siamo visti si è conservato meglio di me.
che strano, ci sono arrivata senza ricordarmi quasi niente dei suoi dischi e ne sono uscita con in mente winners, losers, beggars, chosers (che non ha suonato, ma ha suonato you never know what you're in for che ha un refrain simile).  poi però mi è toccato fuggire per andare a mangiare i canederli e la poesia è svanita… ha fatto tanti bis?
invece ho un rapporto un po' controverso con olivier durand (erano solo loro due) ma a questo punto chiunque ami elliott murphy – cogliamo pure l'occasione per ricordare che lui lo pronuncia elliott con la e – probabilmente se ne è fatto una ragione, vero.

ps avevamo brevemente interrotto la serie rockstar attempate, ma ecco che comincia la stagione 09/10…

ma eccomi ancora con il lurido cavo

odi et amo: vecchio e lercio (lo usavo già con il vecchio powerbook) ma affidabile.
un po' deludente, questa time capsule per niente plug and play: vede internet e stampa in rete, ma i mac non navigano.

stavolta niente aiuto dai forum (che mi erano sempre bastati) e tantomeno dall'assistenza telefonica apple (prima volta = mai più: speravo nella rivelazione di una misteriosa configurazione nascosta, ma se dobbiamo andare per scelta a tentativi dai menu a tendina, facciamo anche senza il call center, grazie). 
fastweb dice che non bisogna inserire manualmente parametri, e così a naso ha ragione… a quanto pare il mondo è pieno di gente che attacca e stacca la corrente pronunciando formule magiche per far partire 'sta scatolina bianca.
prossimo passo: riportarla dove l'ho comprata per vedere se là funziona.

comunque, l'ho già detto che amo lo schermo lucido?

dove sono?

persa nel wireless, nel senso che non per ora non funziona. ma questo sarà l’ultimo post via cavo, ora mi metto d’impegno a capire perché mai la time capsule ha la luce verde ma non fa il suo dovere.