tornando in ufficio

vedo con sgomento che il tendone della piccola scuola di circo è stato smontato e apprendo da garnant che il tg1 ha riportato la notizia del trasferimento causa costruzione parcheggio, questione che avevo ignorato o rimosso, non so, tant'è vero che oggi mi ha preso malissimo. ancor di più perché un altro adiacente muro diroccato a me caro, quello del vivaio ingegnoli, sta per essere sacrificato alla nuova sede della feltrinelli. che sarà una cosa fantastica, bellissima, moderna, lo so. sono pure contenta per la vicina di casa che non dovrà più andare a lavorare in un posto desolato e lontanissimo. ma ogni tanto ho bisogno di stratificazioni visibili, di resti urbani che ricordino la storia della città, che aprano uno spazio dove può spuntare un po' di verde – anche disordinato, anche commerciale. dopo il bosco di via gioia e i giardini di via confalonieri, dovrò rinunciare ad altri due scorci di mattoni rossi e piante nella mia vita quotidiana: non sono contenta.

polka dots are a way to infinity

Kusama1 quel che ricordavo di yayoi kusama dalla mostra tokyo-berlin/berlin-tokyo mi piaceva, ma con un residuo dubbio di decorativismo. adesso che ho visto la mostra al pac, invece, la molteplice natura dei pois colorati (pop art e carineria giapponese da un lato, ricerca metafisica e metabiologica dall’altro – perché i pois di kusama sono tridimensionali) mi è perfettamente chiara. del resto è il pattern più infinitamente riproducibile e quel qualcosa di organico che si porta dietro dalle rane e dal morbillo non smette di inquietare.

in mostra c’è qualcosa di storico (anche collage degli anni 70), 2 cose degli anni 90 (tentacoli in giallo, solitude of the earth – le immagini migliori forse su designboom), ma per lo più opere molto recenti, 2008-2009: quadri delle serie dot obsession, infinity nets (che sono molto materici e a vederli riprodotti non rendono), cosmic space, e soprattutto la meravigliosa installazione aftermath of obliteration of eternity; come sculture, flowers that bloom at midnight e due zucche gialle. le zucche mi sono sembrate le meno valorizzate dall’allestimento (certo, altra cosa sarebbe vederle… così).

ps i pois potrebbero anche essere the way to the lichtenstein exhibit di cui sono apparsi in questi giorni i manifesti (milano triennale 26 gennaio-30 maggio)

Since yesterday2 nb non possono che tornare in mente le strawberry switchblade, amatissime in giappone

i film del decennio fissati con l’oscura londra ottocentesca

si concludono con lo sherlock holmes di guy ritchie, che si lascia vedere con piacere e fin dalla caratteristica di proporre alcune scene 2 volte, a diverse velocità o da diversi punti di vista, denuncia il suo carattere di pastiche citazionistico-postmoderno (ambito in cui io continuo a sguazzare avendoci imparato a nuotare negli anni 80 – il che gli conferisce ai miei occhi, paradossalmente, una certa gustosa autenticità) ma poi si risolve  in un film d'azione senza troppe complicazioni (neppure il classico holmes tossico), quindi adatto anche agli undicenni o giù di lì, numerosi in sala.
wikipedia ci dice tutto sia sul personaggio sia sul film, dunque non è che dobbiamo star qui a fare faticose ricerche o sfoggio di erudizione; certo, ognuno ha i suoi holmes preferiti e, dal punto di vista dell'interprete, io ho sempre avuto un debole per jeremy brett.
nel complesso, ho un po' rivalutato robert downey jr (avevo un pregiudizio datato 1992, per via di charlot) che entra peraltro nel novero degli holmes macchiettistici, non dico alla michael caine ma quasi, e soprattutto mi sono crogiolata nelle scenografie.
infatti quanto a materia per sognare (perché di questo si tratta) una cupissima londra vittoriana, il film fa il paio perlomeno con from hell, il david copperfield di polanski e sweeney todd di tim burton; il tower bridge in costruzione è quasi copiato dal ponte sulla manica degli extraordinary gentlemen di alan moore.
ma soprattutto, dobbiamo parlare degli stivali indossati da rachel mcadams nella scena finale: sono identici ai miei ma sembrano avere un tacco leggermente a rocchetto, cioè migliore. ora, se non sono belstaff, perché ci somigliano tanto? se lo sono, perché hanno quel tacco lì? la questione è grave.

cate le bon

fra i dischi portati a casa in ottobre in ottobre seguendo un po' a caso le raccomandazioni di rough trade east, continuo a sentire più che altro lei: voce tra nico e julie driscoll, amica di gruff rhys, gallese ovviamente.

(gli altri album erano: the young republic e a place to bury strangers, che comunque sono ok)

a.s. byatt and happy endings

finished reading una donna che fischia (a whistling woman), last instalment in what I see as the saga for well-read girls (though maybe I didn't like it as much as the previous volumes, maybe because of the sect thing going on).

 I've read most of the series in italian (except still life), but this time I've been wondering if all the adjectives and descriptions are just as tiresome in english (how can so many things be «seducenti»?).
well, now I've got children's book ready for the holidays, so I'll probably find out soon.

highlight (bill talking about shakespeare's late comedies, notably the winter's tale):

Happy-endings

e già che ci siamo, auguri alla preziosa cinquantina di returning readers.

souvenir da milano

eccoci qua. vita d’ufficio, episodiche fruizioni culturali e, visto il periodo, pure parecchia politica.

venerdì scorso, una mattina di sole, verso le nove e un quarto ero in piazzale maciachini a fare uno scambio di bozze con e.; nei pochi minuti d’attesa mi sono interrogata per l’ennesima volta sulla natura degli enormi tubi blu con taniche grigie che rappresentano la maggiore attrattiva della piazza, nell’aiuole erbosa centrale, e mi sono rammaricata di non avere la macchina fotografica per immortalare il raggio di sole che entrava dalle finestre dell’complesso scolastico confalonieri, mettendo in risalto i vetri polverosi e i palloncini di carta colorata attaccati sui vetri. in alto i piccioni stavano perfettamente allineati sul cornicione, sotto la torretta ornamentale e il cielo azzurro. (da quando ho letto quella frase di sebald/stendhal mi sforzo di non indulgere troppo al morbo del fotografare tutto il fotografabile, ma la parola poi mi sembra faticosa o retorica o insufficiente. forse non ho un talento descrittivo.)

sabato sono andata alla manifestazione per piazza fontana. benché in linea di principio non fossi d’accordo che ce ne volessero due, una volta istituito il corteo concentrato sui fatti – mai abbastanza assodati per l’opinione pubblica – «strage di stato» e «pinelli assassinato» (che, mi dicono, il comitato organizzatore ufficiale non aveva intenzione di sottolineare esplicitamente), siamo andati lì.  corteo partecipato e tranquillissimo, ma alla fine poca gente a sentire gli interventi in piazza santo stefano.  la coda del corteo ha preferito cercare di entrare in piazza fontana: cosa discutibile; ancor più discutibile che la piazza fosse chiusa dalla polizia; peraltro non un episodio particolarmente violento, visto che da pochi metri di distanza non si percepiva neppure (noi l’abbiamo capito dopo).
la sera, evasione: gilliam al cinema.

domenica era il mio compleanno, abbiamo fatto i turisti: a piedi in centro a vedere il giovanni battista di leonardo a palazzo marino (con coda sotto il monumento a leonardo), giro alla libreria verdi (libro), pranzo fuori. pomeriggio: miserabili di paolini allo smeraldo, gradevole.
al telegiornale, la sera: la bizzarra aggressione al «corpo del capo».

martedì, serata sul 15 dicembre al teatro della cooperativa. particolarmente interessanti gli interventi di pasquale valitutti e degli avvocati mariani e boneschi. mi piace sempre sentir parlare della nonna di valpreda. paolo rossi è vivo e lotta insieme a noi.
nella notte, pochi ardimentosi tentano di ricordare la gente inspiegabilmente morta tra le mani della polizia con scritte davanti alla questura.

stamattina, notizia del pacco bomba alla bocconi. il volantino è in uno stile bizzarro, si può leggere sul corriere.
per non pensare alla strategia della tensione, lezione di yoga, ma è l’ultima fino a dopo l’epifania.  tra poco tutto sarà panettone a perdita d’occhio.
stasera, notizia dell’arresto del  pittoresco assessore a giovani, sport, turismo e sicurezza della regione lombardia. vi mancherà prosperini punto tv?