poche immagini sul sito della mostra a palazzo reale (bisogna aprire i pdf degli itinerari per ragazzi).

molte cartoline art nouveau e art deco dalla collezione lauder del museum of fine arts di boston (via foreword)

poche immagini sul sito della mostra a palazzo reale (bisogna aprire i pdf degli itinerari per ragazzi).

molte cartoline art nouveau e art deco dalla collezione lauder del museum of fine arts di boston (via foreword)

si scrive una commedia lieve tinta di toni fiabeschi e alla fine si fa morire per cause casuali uno dei protagonisti: dopo agata e la tempesta di soldini, ecco dopo mezzanotte di ferrario (accidenti, mi ha rovinato la sorpresa del museo del cinema della mole, che non ho ancora visto – o per meglio dire, a questo punto, dove non sono ancora stata).
se qualcuno avesse voglia di approfondire il discorso sulle convenzioni di genere e la loro contravvenzione… (io mica tanto, oggi).
anton furst è stato lo scenografo di batman di tim burton e in compagnia dei lupi di neil jordan.
link via things)
aka l’esercito delle dodici scimmie, rivisto in tv con grande commozione e ingenti quantità di gelato a titolo di compensazione, venerdì sera.

la sceneggiatura originale (c’è anche su dailyscript).
bucephalus, comprehensive guide to 12 monkeys.
un sito sui viaggi temporali nel cinema.
dreams, la fanzine di terry gilliam.
su la jetée di chris marker, un articolo di jean-louis schefer tradotto in inglese, un articolo dalla rivista online senses of cinema e un curioso contributo sonoro (devo ancora ascoltarlo).
non dispero di trovare qualche link in italiano. ma forse non oggi…
aggiornamento: il dossier di cinemah (1997).
having read about le ventre de paris yesterday at chocolate&zucchini, and having talked about film images of paris in a post of mine the day before, i thought i'd share a few 1960's images of les halles. left, a frame (or set picture?) from one of my favourite paris-american comedies, irma la douce, next to a street scene from the neighbourhood (that's from maurice rué, paris des poètes, hachette 1965). and, there's an online exhibit about the film's set designer, alexandre trauner, here (i didn't know he designed subway too). below, click on the thumbnails for pictures scanned from qui parigi, touring club italiano, 1968 (sky views by alain perceval, photographs by giancarlo botti and monique valentin).
only at the end of 2003, the last time i've been to paris (where i've bought the gorgeous dress i'm wearing now, but i won't digress further), did i vist the interior of saint-eustache. i had been reading john berger's the shape of a pocket (sacche di resistenza, giano editore, varese 2003), and wanted to see raymond mason's sculpture: fruit and vegetables leaving paris, february 28, 1969. you can see it below, on a postcard bought on site and in a detail distorted by my husband's wicked eye.
of course i wanted to end on a catastrophic note showing something from ferreri's movie non toccare la donna bianca, shot in the canyon-like excavations made after the demolition of the old pavilions, but i couldn't find pictures online – i will have to search the books. update, 14.06.04: tournage di ferreri e altre immagini cinematografiche delle halles sul sito dedicato ai progetti di riqualificazione (finalmente) dell’area. update, 3.06.04: aggiungo qualche immagine dal dvd della mgm di irma la dolce.
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è il mio luogo comune preferito sulla ville lumière, essendo verissimo.
oggi mi ricollego alle recenti scorribande parigine di wilson per mettere qui in pdf un articolino un po’ pedante su parigi
nella commedia americana, scritto una decina d’anni fa per una rivista che poi non si fece (o si fece senza di me? non ricordo) e recentemente risorto da un dischetto a bassa densità.

avevo apprezzato molto questo post domestico-visionario di palmasco, anche per due motivi strettamente personali: io le sue piastrelle op le trovo bellissime, e poi mi hanno ispirato a tentare di esorcizzare uno dei più malefici influssi subiti dalla mia mente ragazzina. come? mediante un sequel parodico/trash dell’elegantissimo post sopracitato. ieri sono stata a casa dei miei e le ho fotografate, le piastrelle del bagno. direi che si commentano da sole. posso aggiungere che non sono mai riuscita a trovarne due uguali, e che per ciascuno dei 3 particolari sotto riportati avevo un’interpretazione figurativa (volendo abbassare ulteriormente il livello del post, potrei specificare che il punto d’osservazione non era la vasca da bagno, che per fortuna non costringe a tanto, bensì la seduta del water). più sotto: un particolare ingrandito. quasi tutte le foto sono venute sfocate, a ulteriore riprova della natura psicotropa del luogo. datazione: 1968-70 (anche noi ce le trovammo in casa, arrivandovi nel ’73). tra gli inventari possibili, insomma, considero una fotogalleria di piastrelle psichedeliche ormai indispensabile.

nell’allestimento della mostra di van dyck ronconi ha messo delle grandi cornici intorno alle cornici dei quadri, sullo sfondo di pannelli che – complice anche la penombra – riducono al minimo la visibilità della cornice delle cornici delle cornici: la sala delle cariatidi di palazzo reale a milano. ho appena finito di confidare a mio padre quanto mi piace la sala lasciata cadente dopo i bombardamenti – statue rotte, mattoni a vista, sbreghi da tutte le parti, in contrasto con i grandi specchi – quando mi imbatto in un articolo che proclama: così è disgustosa. vabbé. pare che debba partire un restauro, dunque; speriamo bene. per gli sguardi in tralice e i timidi sorrisi dei ritratti di van dyck, era adatta anche così. vana la ricerca in rete di «belle copie» dei quadri che mi son piaciuti di più (tipo: i fratelli de wael, george gage, padre de la faille). dunque metto qui il segnalibro a un quadro che in mostra non c’era (così non ho l’effetto confronto), ma forse li riassume tutti: l’autoritratto di san pietroburgo.
