post-movie stress disorder

visto batman, il cavaliere oscuro, e non ho molto da dire che già non dica la recensione del new yorker.
(da cui si apprende anche che i panorami di gotham city sono girati a chicago – attenzione, è vero che in alcuni punti vengono le vertigini!)*
il senso di fare un film così lungo e incasinato mi sfugge; l’atmosfera da film catastrofico predomina sui pur apprezzabilissimi dilemmi morali e bisogna aggrapparsi a heath ledger, michael caine e gary oldman per resistere fino in fondo.

alla collega c. non è piaciuto in quanto l’eroe che «è uno sporco lavoro ma qualcuno deve pur farlo» e rapisce gente all’estero le sembra proprio un agente della CIA.

in questa prima parte dell’anno ho visto troppo poche commedie – forse solo sex and the city, che non ho particolarmente apprezzato, forse anche per lo straniamento del vedere le protgoniste così invecchiate (ehm, suppongo di essere invecchiata altrettanto anch’io, dai primi anni della serie).

ps commenti in moderazione fino al 19, ciao!

* pare anche che alcune sequenze siano state girate alla Battersea Power Station: vedi, e pure qua.

il fine settimana ha portato due risultati

notevoli nella mai sopita ricerca di «evasione ma non troppo» ovvero «tormentato ma non troppo»:
– in bruges di martin mcdonagh, ed è già culto (dico, mi è piaciuto persino colin farrell! e persino ralph fiennes!). la musica è di carter burwell, il compositore dei folm dei coen.
anansi boys di neil gaiman, benché (o proprio perché) incredibilmente douglasadamsiano.

lezioni di vero

un pochino al cinema ci si è andati, ma senza sprecarsi a verbalizzare molto.

gomorra di garrone
il divo di sorrentino
il resto della notte di munzi
entre les murs di cantet

nel sofferto confronto con il reale, garrone primeggia. ma anche gli altri si difendono.
la stilizzazione di sorrentino è una scorciatoia? può darsi, ma mi pare che funzioni.

4 notti con anna di skolimowski (rassegna di cannes) è un film dell’est, si potebbe dire, vintage.
a tratti quasi un cartone polacco di una volta – eppure fabbriche e kolchoz dismessi c’entrano non poco. piaciuto molto, speriamo che esca in sala.

contro la legge

dell’altrimenti ignoto (a me) flavio calzavara, visto in tv, mi è piaciuto molto: roma nel 1950, mastroianni giovanissimo, bella fulvia mammi con una irresistibile frangetta (non ci sono foto su internet, uff), paolo panelli pieno di capelli, buazzelli una specie di maigret.  film uscito anche negli usa.

la settimana

iniziata lunedì con il concerto di richard thompson, bello e ortodosso e professionale come ci si poteva aspettare (ma quanto poco folk!), si è conclusa con hey girl! della societas raffaello sanzio a uovo. (l’ha visto anche il new york times, con cui sono abbastanza d’accordo, se non fosse che una unrelenting grimness per me difficilmente è uno shortcoming.)

certo, per quanto il crescendo percettivo dello spettacolo non lasci indifferenti, a un certo punto si accompagna a una rilettura di stereotipi (testo di romeo e giulietta proiettato, donna nera incatenata, tacchi alti) che non mi ha conquistato – mentre mi piace quando la ragazza diventa un po’ bionica, alla fine, interagendo con elementi metallici, frastuono, laser.

invece la prima parte, dal risveglio-nascita alla vestizione allo stridente contrasto olfattivo profumo-telo strinato (ma se ne andrà un flacone di chanel n. 5 a ogni spettacolo? o che cos’era?) all’uso del colore rosa, mi ha preso assai.

(e per il resto della settimana? bleah)