libri arrivati a natale

Libridinatale08la scoperta di shaun tan, meraviglia delle meraviglie.

ora mi sto facendo strada, prima di dormire, tra i racconti della raccolta natalizia einaudi, tutti classici fuori diritti (a parte agatha christie), così quest’anno alterniamo un po’ di gotico vittoriano ai soliti böll e capote.
non ci sarebe stato male anche l’ombra di edith nesbit – contenuto in al buio, sellerio 1992.

[due volumi in realtà me li sono regalati da sola mentre facevo il giro in libreria il giorno della vigilia – quali sono?]

street art books

Street_art_books

ma se sono libri non è più street art, dunque diciamo: due libri di fotografia.

banksy è banksy, slinkachu ha avuto quest'anno il suo momento di gloria.
lo metto non solo nel faldone «città» ma soprattutto nel «faldone miniature» (con lévi-strauss e baudelaire, paolo ventura, le bambole di carta, la signora clutter, il presepe, hitchcock e hopper).
[magari nel 2009 inauguriamo un'apposita categoria del blog.]

dunque ecco halloween

e oggi neil gaiman firmava libri a londra. mi è piaciuto, the graveyard book. mi incanta la grazia con cui gaiman va a fondo della scrittura del fantastico (rivitalizzando qui anche un certo numero di deliziosi stereotipi), la vive, la nutre senza mai arrivare all’esercizio di stile, senza mai separarsi dai suoi temi forti.
il rapporto con la morte, dunque. prima ho letto pet sematary di stephen king–ambedue romanzi sul fatto che i vivi devono vivere finché possono, i morti è meglio per loro e per tutti che restino morti, e la tentazione di cercare una terra di mezzo ci sarà sempre (anche se nessuno che vi abbia messo piede ci si trova bene).
accettarlo serenamente forse non si può: sono sempre alla ricerca di libri che ci aiutino negli esorcismi.

scaffali: veronelli

«scomparsi i gigi della gnaccia.  chi di noi non li ricorda, noi dico, noi ripeto, noi che amando la vecchia milano non riusciamo ad amare la nuova?
venuti dal monte amiata in cento, in mille, i gigi della gnaccia, a battere le vie cittadine; in cento, in mille ad affollare le uscite delle scuole e delle fabbriche.  uscivi e avevi allegria dal gigi, dalla gran teglia di rame stagnato sui trespoli, dalla sottile brace di legno di castagno nello scaldino sotto, dall'umile torta con quella superficie piena di grinze e righe a far contrasto con la grassezza della pasta dentro.
il «mio» gigi attendeva noi bambini – taciturno, sbracato ed aggressivo – all'uscita delle elementari in piazza archinto, nell'isola (a quei tempi, ripeto; oggi quell'al di là di porta garibaldi è tutt'altro che un'isola).  riempiva i sogni dei miei pomeriggi, gni poco a tastare, irrequieto, nel banco, quei 10, 20 centesimi per il gran pezzo di bronzeo castagnaccio.  la felicità era certo una facile conquista.»
                luigi veronelli, guide veronelli all'italia piacevole: lombardia, garzanti 1968.

mi sembra un passo opportuno da trascrivere oggi che l'autunno sembra effettivamente arrivato nella piazza suddetta.
dopo aver trovato questo volumetto tra i libri di mio padre, mi sono appassionata alla prosa del mai troppo rimpianto anarcoenologo e ho fatto qualche ricerca: a questo punto lo scaffale è così composto.

alla ricerca dei cibi perduti, ristampa di deriveapprodi, 2004
guide veronelli all'italia piacevole:
liguria
piemonte e valle d'aosta
umbria e marche
lazio
lombardia
campania
sardegna
toscana
bere giusto, rizzoli 1971 (bur 1981)
i cocktails, rizzoli 1963 (ristampa 1975)

sulla donna e la siringa,

lying figure with hypodermic syringe, bacon dice – intervistato da melvyn bragg per la bbc nell’85 –che non pensava specificamente alla droga ma voleva inchiodare la figura al letto («mica potevo usare un chiodo»).

Un paio di giorni dopo aver visto la mostra di cui sotto, ho portato a casa dal libraccio un piccolo  carico di libri SE, tra cui luogo eventuale di ingeborg bachmann, che – a parte rientrare in eventuali, appunto, bibliografie berlinesi – dice in uno dei suoi spaccati «ospedalieri»:

L’infermiera di notte ha daccapo indovinato ogni cosa, conosce questa storia del balcone, interviene come sa e pratica una puntura che passa da parte a parte e rimane infilzata nel materasso, perché non ci ci possa più alzare.

(trad. di bruna bianchi, con 13 disegni di günther grass, milano 1992)

le letture propedeutiche newyorkesi

continuano – dopo l'isola delle colline di maffi, corrado augias che devo dire serve sempre, pezzi e bocconi di american gangster di mark jacobson, i primi 2 gialli di nero wolfe (ho questi splendidi omnibus mondadori di stout trovati su ebay, ma i romanzi sono noiosissimi, non ci si può credere!), chiamalo sonno di h. roth e washington square di h. james – con underworld di delillo.
ora, prima che lo leggessi il volo era stato prenotato, e si dà il caso che cada il giorno dello shot heard 'round the world intorno a cui ruota tutto il libro (a cui aggiungere, se vogliamo, il fatto che sono nata il giorno 13 e la somma delle ultime due cifre del mio anno di nascita dà 13).
sono circa a tre quarti, e a questo punto trovo rigenerante un libro in cui si segue il destino della spazzatura e di una palla da baseball, non dei personaggi.