hello children!

di james mcallister, capitol/c.e.b. records, bologna 1965 (ristampa 68) è stato, in effetti, il primo dei metodi per imparare l’inglese utilizzati nei tempi antichi adottato dalla sottoscritta.
trattavasi di corso su dischi con libri illustrati da umberto faini; c’era anche in francese e in tedesco.
le figure mi piacevano molto (allora non notavo che erano assai poco british: per esempio, lo schema della casa raffigura una tipica casa italica) e usai intensamente sia il corso base sia quello avanzato: hello again!

le rondini

è una serie di «20 libri di divulgazione scientifica e alto valore didattico, riccamente illustrati a colori, per ragazzi dagli 8 ai 12 anni, tradotti dall’ungherese e già pubblicati in inglese, francese, tedesco, russo, serbo-croato» pubblicata da teti editore nel 1974 – almeno sono del 74 i volumi che ho io, pescati in uno scatolone che c’era al mercato natalizio milanese obbligatorio per tutti i forzati dello shopping equo e solidale. non credo ci fossero tutti i volumi; comunque io ne ho presi solo tre, tra cui il regno dei suoni di péter berkes, illustrato da lázló réber.

bibi (una bimba del nord)

di karin michaëlisè uno dei pochi libri danesi che ho letto, sicuramente il primo – ora in effetti non me ne vengono in mente altri, a parte smilla –, sul quale tendono a fondarsi tutt’ora certe mie idee sulla danimarca ⬇️ a dispetto di solide suggestioni posteriori (che so, dreyer, il regno di lars von trier).  


da piccola avevo in casa questo volume vallardi 1958 – con otto tavole a colori ed oltre cento disegni «di edvig collin e bibi»; la prima edizione sembra essere del 1931, la versione – dal tedesco – è di emilia villoresi.

un po’ di anni fa ho trovato su una bancarella altri 4 volumi (che non ho letto) delle avventure di bibi, appartenenti alla prima edizione:
bibi e il suo grande viaggio, 1932,
bibi ha un amico, 1932,
bibi e le congiurate, 1935 (III ristampa), appartenuto alla biblioteca dell’istituto tecnico commerciale «nicola moreschi» di milano,
bibi si fa contadina, 1942. questo non è telato come i precedenti e ha conservato la sovracoperta sul cui retro spicca la pubblicità della collana di libri «giovinezza italica». poiché è il sesto volume, me ne manca uno, presumibilmente anteriore a bibi si fa contadina. non so se fosse stato tradotto anche l’ultimo (ho scoperto oggi che sono sette).

con «tre segretarie in gamba»

continua l’inventario collaborativo: c’era chi ne invocava la copertina giorni fa, e chi l’ha prontamente esibita. (ovviamente si tratta del giardiniere e del bibliotecario, che ringrazio molto.)
trattasi dunque di outline for a secretary di angela mack, edito a londra da chatto & windus, nell’edizione italiana f.lli fabbri editori, n. 2 dei libri deliziosi – collana per signorinette, 1957.

una birretta ci sarebbe stata bene

invece la proposta era di passare all’inaugurazione della mostra di dave mckean, ma non avevo voglia di tornare fin là e di trovarmi, appunto, dentro un’inaugurazione (la tipica cosa che ti fa saltare la cena, e io divento un po’ urfida, a saltare la cena).
mi sa che ci vado un altro giorno – è sulla strada per tornare dall’ufficio – a vedere che ha combinato mckean par diventare famoso, dopo le copertine di neil gaiman (io ho solo un albo di sandman e uno di death, primi anni 90).  lunedì ci sono i cortometraggi.

la prima mappa di steinberg

che ho visto era riprodotta su una cartolina. non era la famosa copertina del new yorker del 76, bensì una vista analoga in cui si scorgeva new york partendo dal centro di parigi, se non ricordo male (forse la cartolina veniva proprio da lì e, adesso che ci penso, probabilmente non era di saul steinberg ma un’imitazione).

«Mettendoci nella scomoda situazione dell’emigrante, siamo di nuovo come dei bambini» aveva scritto. un esilio, l’infanzia stessa, ma un esilio miracoloso, pieno di visioni e incantesimi. le sue famose «carte geografiche», che partivano da Manhattan, addirittura dalla sua scrivania, non omettevano il cerchio magico Palas, un tempo nelle vicinanze. «sono tra i pochi che continuano e perfezionano il disegno dell’infanzia» confessava.
(…) Aveva tutti i motivi per accompagnarmi a Bucarest e tutti i motivi per evitare il ritorno.
(…) avremmo potuto bighellonare nei luoghi dove c’era, un tempo, il Paradiso Palas della sua infanzia. Aveva però deciso, alla fine, di partire per Milano, la città della sua giovinezza, sostituto più «safe» e con meno sorprese del passato. Invece dell’augurio di buon viaggio, mi aveva mandato la copia di una pagina di un libro su Bucarest, con una pianta in cui aveva cerchiato la zona incantata. «April 12, 1997. Dear Norman, questo è il mio cerchio magico: strada Palas off Antim – Strada Justitiei che interseca Calea Rahovei. Non è più rimasto nulla? Dai un’occhiata se hai tempo.»
Senza gli obblighi dell’ospite e della guida, ho tempo a iosa, il cerchio magico sarebbe nelle vicinanze, ma nnon ho  la forza di contemplare il nulla. I bulldozer della dittatura avevano distrutto il Paradiso Palas, traslato definitivamente a New York, nella memoria del vecchio artista di East Side Manhattan.

(norman manea, il ritorno dell’huligano. una vita, trad. di marco cugno, il saggiatore 2004)

more steinberg maps.
drawings and prints at the adam baumgold gallery.
an interview with anton van dalen, steinberg’s assistant.
the new yorker‘s newyorkistan map.