gatti alla finestra


è un altro buon suggerimento del giardiniere (mai più senza, ma prima come facevo?) che mi manda uno scatto di un elusivo avi nascosto dietro le sue gatte – e c’è proprio tutto in questa foto: il dentro e il fuori, osservatori e osservati, riflessi…

io invece ho ripescato una foto di un soleggiato sabato scorso in cui miss m. si era messa sul suo sedile preferito davanti alla portafinestra, appena un po’ schermata dalla tenda blu.

qui vedo in nuce la possibilità di un inopinato e impegnativo filone «i gatti degli altri»; per arginarlo, facciamo così: mandatemi pure foto, se gradite, ma… soltanto di gatti alla finestra.

spot the kitty

esercizio praticabile mentre, la mattina, vado a prendere il metrò passando accanto a un certo cortile dove abitano tre mici (nutriti dalle gattare del quartiere, schiera di anziane signore – tra le quali presto mi si potrà annoverare, siamo già in amicizia – dedite a tenere sotto controllo la situazione felina locale, in coordinamento con l’ambulatorio veterinario sotto casa).

louis wain (1860-1939)

i suoi gatti sono bruttissimi. antropomorfi, stucchevoli, tardovittoriani. eppure louis wain, popolarissimo in vita per le illustrazioni feline che divennero l’ossessione di tutta la sua esistenza, è oggi oggetto di culto (adorato da david tibet e nick cave, per dire), forse proprio perché il cattivo gusto delle sue immagini appare di una commovente ingenuità una volta messo tra virgolette dal suo destino maledetto.

gallerie: chris beetles e henry boxer.

wain’s kitten book.

stirpe rossa

il capostipite, e un effetto di moltiplicazione.
in realtà i rossi (anche femmine) sono almeno sei. a volte li si può vedere arrampicarsi – o scendere alla tarzan – su un rampicante che porta al terrazzo del piano di sopra. dovrei riuscire a fotografarli per far capire che scena paradossale è.