
è la prima volta che mi tocca stare a casa dal lavoro causa bronchite (e pensare che una volta i raffreddori li trascuravo tanto allegramente).
edward gorey (foto di giambarba)
georges brassens (foto di claude azoulay).

è la prima volta che mi tocca stare a casa dal lavoro causa bronchite (e pensare che una volta i raffreddori li trascuravo tanto allegramente).
edward gorey (foto di giambarba)
georges brassens (foto di claude azoulay).
delle cose piacevoli del mese di settembre:
film – solo fiabe (assumere in grandi quantità dopo un avvenimento luttuoso): il castello errante di howl di miyazaki, brothers grimm di terry gilliam, tim burton’s corpse bride. ancora da completare con la fabbrica di cioccolato, poi non so, temo non ci saranno più film del genere fino a natale 2007.
ancora foto dei gatti di b. il gatto venuto male (bersagliato controvoglia dai miei interventi farmaceutici) sembra guarito dalla rinotracheite.
un’ora di yoga e i raveonettes nello stesso giorno. (premesso che i r. sono un po’ «il mio genere», devo dire che l’ho trovato divertente ma anche inquietante, che ormai si possa fare una sintesi che va da phil spector a jesus & mary chain senza apparente sforzo. superficiale? forse. ma «superficiale» è negativo? comunque, divertente.)
sleeping in the stuffy upstairs rooms of shakespeare & co. in paris (lovely place in a great location, but by no means a great bookshop, this should be said).

(sto cercando di confinarli su flickr)
sul telegraph. in italia mi sembra avessero dato solo una serie con tom baker, devo dire che mi piaceva parecchio (la serie, e soprattutto la sigla di testa).
stavo mangiando il riso in bianco perché non mi sento bene, ma il gatto mi si è sdraiato sul braccio – non si sposta neanche mentre scrivo. al limite cerca di infilare una zampa nella scodella.




l’ho vista già diverse volte andando e tornando dall’ufficio. è magra, ma se sta in via g. vuol dire che qualcuno le dà da mangiare. la gatta di via g. è miagolona e coccolona, e usa stare sul sedile di uno scooter parcheggiato lì, che ormai ha la fodera tutta bucherellata. l’unico incontro in cui ho potuto fotografarla era serale, e l’unica mia arma la piccola automatica, perciò le immagini sono venute o con l’orrido flash oppure mosse.





non so se in nederlandese vi sia differenza tra «finestra» e «vetrina», ma nella pratica del centro della capitale non c’è. c’è invece la messa in scena dei ristretti spazi interni, e non sembra fare molta differenza che il passante veda con lo stesso nitore la cucina di un appartamento, la vetrina o l’interno di un negozio, il salotto di un palazzo sui canali, un ufficio, un laboratorio, gli avventori di un caffè o le signorine sotto le lampade rosse. personalmente trovo più spudorato pelare le patate in pubblico che non esporre per uno scopo dichiarato le proprie grazie, ma agli autoctoni, che tanto passano veloci in bici, penso non faccia né caldo né freddo nessuna delle due cose. sugli stretti davanzali delle finestre che non si aprono, tra vari soprammobili messi apposta per l’osservazione dall’esterno, capita spesso di vedere dei gatti. se ne incontrano molti anche in giro – poco sorprendente, immagino, in una città d’acqua – e amichevoli, come la gatta del bar che ti si accoccola vicino mentre sorbisci la tua bokbeer o il gatto del cortile.
per fortuna però non sono l’unica a incontrare con preoccupante frequenza gatti alla finestra nei paesi nordici: stefano ne ha portato le prove da riga e da san pietroburgo.
questa finestra invece, presumibilmente italica, arriva da una delle guest star del mio blog (le ormai note sorelle materassi) che l’ha estorta a una sua collega. a tanto siamo arrivati.


dichiaro chiusa questa settimana piena di gatti sul weblog e di salvaged books.
tra i libri salvati questa settimana da un triste destino in un seminterrato umido c’era un opuscolo della solita dover che raccoglie disegni di téophile-alexandre steinlen tratti dai volumi chats et autre bêtes. dessins inédits, eugène rey, paris 1933 (edizione di 545 copie), da cui vengono disegni come questo, e des chats. images sans paroles, flammarion, paris s.d., storielle stilizzate così.
steinlen è famoso come illustratore dello chat noir ed evidentemente considerava i gatti il suo manifesto, ma ha fatto anche illustrazioni a tema sociale per lo chambard socialiste (ma ce ne sono altre qui) e umoristiche per le rire, oltre a tanti affiche.
gira per casa mia anche un certo magnete da frigo con un particolare dal gatto sulla poltrona del musée d’orsay, visibile nella galleria di dipinti e opere grafiche originali della rmn (micio non dissimile dal gatto sulla balaustra).