





a milano, per quanto ne so, è sacchi in corso magenta: un negozio piccolo con una vetrina piccola (sopra la porta c’è scritto solo, in corsivo: guanti), dove all’epoca dell’università compravamo gli indispensabili guanti di jersey nero. dentro è ancora uguale – non c’è niente esposto, solo file e file di cassetti di legno – ma invece dell’anziana coppia di quindici anni fa c’è una signora, la figlia, pronta a farti provare tutti i guanti del mondo, dai più semplici ai più lussuosi, e molti li ha inventati e commissionati lei, che li ama con passione. come una volta, si appoggia il gomito al cuscino cilindrico, di velluto, e la signora ti infila il guanto destro. a volte si prova più di un paio della stessa misura, per trovare quello che sta meglio, poiché possono essere leggermente diversi. a differenza dell’ultima volta che ci ero entrata qualche anno fa, ci sono ancora i guanti di stoffa, di tanti colori, da farne provvista finché c’è il 6 e 1/2 e in previsione dei primi freddi (anche perché, ferale notizia, la fabbrica che li faceva di recente ha chiuso; pare che trovare buoni fornitori di guanti di questi tempi sia assai difficile). e poi si va via con la consapevolezza che, in caso di necessità di guanti di camoscio lunghi fino al gomito, basterebbe rompere il salvadanaio, andare da sacchi e chiedere…
tè zarista, cioccolato biologico, cosmetico naturale.
camicie bianche e giacche di velluto come nel film di garrel.
susanna.
the blazer is hands down this fall’s mvp.
inoltre: bells&whistles handbags. (giusto per fantasticare: forse si potrebbe riuscire a farsi spedire in europa questa, ma a quanto pare non questa [intendo la sesta dall’alto]).
come sempre, il problema è togliere i peli di gatto.

questo avrei dovuto scriverlo ieri, ma comunque: non ho trovato in rete ricette di biscotti allo zafferano italici, farò io un esperimento.
intanto:
thin almond saffron cookies.
biscuits au safran.
galletas al azafrán
e le brioscine allo zafferano svedesi.
colgo l’occasione per rimandare a uno stupendo link già suggerito in passato: il risotto patrio secondo carlo emilio gadda.

more colourful packaging, courtesy of our resident librarian – a travelling one, a rare species. (in fact, i can’t even call him «resident» anymore: he can be found mostly here.)