ieri sera ho aggiornato il programma e curiosato un po’, ma senza fare danni, nonostante l’estrema facilità con cui questo può accadere.
e accadrà, perché – comunque si voglia commentare il prezzo: rapportandolo a quello americano, dividendolo in chi-prende-cosa ecc. – 99eurocent per una canzone che mi piace e di cui non desidero l’album, oppure 9,99 euro per un album che non mi suscita esigenze feticistiche, sono una valida sfida all’esoso prezzo dei cd.
ma è successo che, davanti ai miei goffi tentativi di comunicare una certa emozione per l’evento, l’homo analogicus mi dice: e la qualità? saranno mp3.
e io sdegnata: macché mp3, sono aac!
e lui tranquillo: ma sono comunque peggio del cd.
ora, visto il basso livello di questa conversazione, oggi ho cercato di leggere qualcosa di preciso sulla qualità del suddetto standard aac, ma invano. si va da dichiarazioni pubblicitarie a disquisizioni superstiziose a forum dispersivi. io mi sento di presupporre che il mio orecchio, abituato ad ascoltare, sì, e a volte persino esigente ma non certo audiofilo, non si possa risentire tanto se gli propino gli aac di itunes, che si dice siano fatti non dai cd ma dai master (sarà vero?). però mi viene un po’ di paranoia per la possibilità che un appiattimento sonoro si possa generalizzare in maniera così strisciante (un conto è se mi faccio una brutta copia di un disco di cui conosco e apprezzo l’originale – infatti il mio uso dell’ipod è in parti uguali un ascolto e un riconoscimento della musica che ci metto -, un altro è togliermi da sola la possibilità di conoscerlo e apprezzarlo).
chi sa, parli: se mi tranquillizzo sulla qualità ne risentirà il portamonete; se invece prevale la disillusione, avrò almeno il vantaggio del risparmio.

vorrei fare mia la categoria del