ipotesi

sul perché a me, musicalmente incoltissima, piacciano tanto (e dico proprio tanto), all’interno della musica seria, solo la musica antica, la musica barocca e la musica minimalista: trattasi di strutture il cui uso della ripetizione è in qualche modo affine all’unica musica che conosco un po’, il rock, con la sua commistione di primitivismo e ossessività contemporanea.
(mi frullava per la testa tempo fa, e poi magari è ovvio, ma mi è tornato in mente leggendo oggi un post di cadavrexquis in tema. avevo anche appena sentito da radio3, tornando dalla val seriana, un’esecuzione in cui bach conviveva con un semplice battito di mani, credo provenisse da questo disco – dai pareri di amazon pare un album brutto, e io di solito odio queste operazioni, ma il brano che ho sentito non lo era affatto).

è estate e i festival continuano

questa settimana mi sono procurata non mezz’ora di socialismo tascabile ma un’ora e mezzo di socialismo barricadero.  i gang non sono il tuo genere, mi si dice.  sarà, ma suonano così bene che nel pur orrido mazdapalace a momenti mi si scioglieva il solito cinismo (o forse era per il caldo che faceva).  non li avevo mai visti dal vivo, mi sono divertita molto e ancora prima che lo dicesse marino a proposito di i fought the law avevo pensato che quella era veramente musica popolare – il concerto mi stava riportando vicino tutto il rock più o meno classico o folk amato anni addietro, da springsteen ai pogues (oltre ovviamente al punk «costruttivo», i clash – strummer, peraltro invocato, dove suonano i severini aleggia per davvero), e bastava,  non imitava e non rincorreva, era quella musica – cosa veramente insolita tra i gruppi italiani.
n.b. ricordarsi di andare tardi alla festa di liberazione, per evitare i penosi gruppi che aprono e le tentazioni di consumismo equo e solidale.

che ci facevo

al mi ami, fra tanti giovini amanti delle spillette? avevo bisogno di mezz’ora di socialismo tascabile. dopo gli skiantos e i cccp, il rock concettuale emiliano necessitava di un aggiornamento, e l’ha avuto. io a sentire gli offlagadiscopax mi commuovo, anche se l’esame di seconda elementare l’ho dato nel 1974 (ma ero avanti un anno), e non per indulgenza nostalgica – piuttosto forse perché, a dispetto di quelli che «ci hanno tolto davvero tutto», è giusto ricordarsi che ipotesi di convivenza basate sulla giustizia sociale una volta se ne facevano anche in italia, ecco. e tenersi il proprio strazio, e ballarlo, financo.
l’atmosfera al parco del pini era assai piacevole, e le novità indie italiane suppongo interessanti, ma è mancato il tempo di dedicare i padiglioni auricolari alle cuffiette a disposizione per l’ascolto (è finita che siamo tornati a casa con il cd di modern dance dei pere ubu).

presente!

all’appello di mammara: un bel questionario musicale.
1. volume totale dei file musicali: circa 13 gb sull’ipod (la stragrande maggioranza legali, eh). sull’hd non li tengo perché ho un computer antico capace la metà dell’altro aggeggio, non c’è posto.

2. l’ultimo CD che ho comprato:
ok, confesso. in via sperimentale e per biechi motivi economici, ultimamente ho provato a staccarmi dall’oggetto cd e a comprare da itunes, se trovo quel che cerco. poi ne faccio una copia su cd da un euro (e qui vedo i lettori più raffinati fuggire reprimendo a stento conati di vomito). lo scorso fine settimana ho preso così gli album nuovi di i am kloot e eels. l’ultimo cd vero e proprio sarà stato 3 mesi fa, anche perché non trovo il tempo di andare nei negozi. (alla vendita per corrispondenza cerco di resistere, ma non so quanto durerà.)

3. canzone che sta suonando ora: teenage fanclub, everything flows (phew, un bacio alla riproduzione casuale che mi fa fare bella figura).
4. cinque canzoni che ascolto spesso (ultimamente) o che significano molto per me:
la tendenza all’ascolto ossessivamente ripetuto non fa differenza tra singoli squisitamente stagionali (i già citati maximo park, apply some pressure; dogs die in hot cars, i love you ’cause i have to) e brani teoricamente eterni, magari riportati in auge proprio dalla rinnovata disponibilità digitale (di recente: nico, the fairest of the season, paul roland, the great edwardian air raid, sylvian, buoy). ciò mi ricorda, anche se non c’entra, una tale lista di canzoni preferite in assoluto che ho cominciato a stilare tempo fa – ma siccome non ho fissato un limite numerico, non la finirò mai.
5. persone a cui passo il testimone:
non ho capito se devono essere cinque, e se poi tolgo dalle mie ristrette frequentazioni in rete i già coinvolti… direi se hanno voglia, superqueen e cadavrexquis, che hanno gusti musicali abbastanza diversi dai miei.

scaletta mattutina e un quiz facilissimo

se oggidì mi ritrovassi a fare radio, trascriverei le liste migliori dell’ipod lasciato in «casuale – brani» e metà del lavoro sarebbe già fatto.

Onair

starlight da songs for drella
that new song di badly drawn boy
moving the river dei prefab sprout
low expectations di edwin collins
qui est in, qui est out di serge gainsbourg
paradiesseits degli einstuerzende neubauten

(a proposito, di chi è questa bocca? a me sembrava ovvio, ma pare non lo sia così tanto, dunque cimentatevi.)

i maximo park

sono di questi giovini del nord abbastanza fortunati da avere a disposizione tutta la musica inglese dai beatles al punk alla new wave, per scrivere i loro pop single. e una bella attitudine per il gioco dell’esprimere quel tanto di disperazione sublimabile nell’arco di una canzone. (il che per me è sufficiente a lasciarmi perseguitare da apply some pressure per tutto il fine settimana – conoscevo già the coast is always changing, ma mi aveva colpito meno.)