le rondini

Rondini1

è una serie di «20 libri di divulgazione scientifica e alto valore didattico, riccamente illustrati a colori, per ragazzi dagli 8 ai 12 anni, tradotti dall’ungherese e già pubblicati in inglese, francese, tedesco, russo, serbo-croato» pubblicata da teti editore nel 1974 – almeno sono del 74 i volumi che ho io, pescati in uno scatolone che c’era al mercato natalizio milanese obbligatorio per tutti i forzati dello shopping equo e solidale. non credo ci fossero tutti i volumi; comunque io ne ho presi solo tre, tra cui il regno dei suoni di péter berkes, illustrato da lázló réber.

Rondini2

flickr

è troppo. davvero, è troppo. non so se avete visto:

one letter pool
typography
type
alphabet
graves, tombs and cemeteries pool

si potrebbero dichiarare ufficialmente superati tutti i photoblog collaborativi a tema, non fosse che in flickr ci trovo qualcosa di dispersivo che un po’ mi respinge. chi è tutta questa gente? perché in due clic mi ritrovo a vedere* lo scendiletto o gli avanzi della colazione di chi ha scattato la foto? paura. sarà il suo bello, naturalmente.

(* su flickr si possono creare set di foto e selezionarle a gruppi a seconda della parola assegnata come tag, ma sulla pagina personale stanno tutte insieme, in una promiscuità un po’ indecente.)

una sera che sarebbe stata better spent in un posto senza elettricità (ne conosco uno)

capita che p. mi ha telefonato dalla sala stampa di sanremo: vi si trova per un caso della vita a lavorare, oggi e domani, con una squadra di persone che snobbano sanremo ma allo stesso tempo sono infantilmente divertite di trovarsi sul petto un pass all areas… allora, siccome mi hanno detto che la presentatrice aveva un vestito notevole, ho acceso la tv. ma ho tentato di compensare questo gesto col portare avanti contemporaneamente una frenetica sperimentazione di programmi p2p.
a questo punto potrei addirittura cominciare ad abbandonarmi a pensieri come «preferivo pippo baudo» (e sicuramente non mi dispiace acquisition), ma per fortuna tra poco comincia carnivàle.

r come rose

siamo ancora qui a indagare dietro lo stereotipo, io e il giardiniere. gli passo subito la parola.

Rosatramonto

per prevedibile che possa sembrare, non potevo non affrontare questo tema. la erre chiama rosa. non c’è scampo e il giardiniere non può tirarsi indietro. dico così perché è un fiore che non mi è mai stato troppo simpatico. lo trovavo banale, scontato, così america anni ’50, italia anni ’60, così da… boom economico!
per lungo tempo infatti ho identificato «le rose» con gli ibridi di tea: rose dal gambo lungo, dai colori accecanti, dalla compattezza della corolla come una porcellana di capodimonte. rose prodotte in serie – oltre che in serre! rose belle da buttare. rose senz’anima, rose tutte uguali. rose della madonna, rose della mafia. rose che parlano di sfruttamento del lavoro e delle risorse. rose da san valentino, da «extracomunitario» al semaforo rosso. rose importune. rose che ci escono dagli occhi per averle troppo viste. come riproduzioni fotografiche di un’opera che è diventata troppo popolare.
e allora bisognerebbe entrare nel merito di specie e varietà. perché ero ingenuo all’epoca, non conoscevo nessuno che coltivasse altre rose nel suo giardino. i loro nomi sono fonte di pura delizia. sentite qua: fra le Rosa gallica: la Versicolor – detta anche Rosa mundi; La Belle Sultane; Tuscany Superb; fra le Rosa muscosa: Alfred de Dalmas; nel gruppo delle Rosa damascena: la Ispahan – detta anche Isfahan, qualcuno dice trattarsi di una gallica invece…; poi vengono le Rosa alba (queste sono le tue, Rose!) – sentite che roba – Cuisse de Nymphe Émue (!), nota anche come Maiden’s Blush Great; e poi le Bourbon: Mme Isaac Perire; Mme Pierre Oger. Non chiedetemi di andare oltre… il battito del polso è già accelerato, le mani cominciano a sudare, le papille olfattive danno segni di irrequietezza, ecco il link che ci voleva: roses. uno soltanto altrimenti questo diventa il post infinito!
certamente non si riferiva a ibridi di tea cielo d’alcamo quando scriveva rosa fresca aulentissima. qualcuno addirittura pensa che si riferisse a tutt’altro genere di fiore e io gli credo, perché quando parliamo di rose parliamo sempre d’altro… che cosa voleva dire lui quando diceva o rose thou art sick?
l’iconografia è infinita, gli studi, le varietà, gli ibridi, le follie non si contano quando si entra nel mondo delle rose. e siccome le parole non bastano ecco della musica.

alphabet soup

ho sempre desiderato usare questo titolo (sia le zuppe sia l’alfabeto rientrano fra i miei principali interessi), quindi perché non farlo a sproposito. l’indispensabile sito soupsong, senza il quale io non saprei che il porro è la verdura nazionale gallese, ha una pagina in cui a ogni lettera dell’alfabeto corrispondono alcuni nomi di cibarie e i luoghi scespiriani in cui compaiono: un esempio di concordanze alimentari, diciamo. meraviglioso, torno a leggere.