dolls

è un film, naturalmente. ma sono anche le icone personalizzabili che si usano per darsi un corpo in rete. questo link, provato da superqueen e garnant (ma eccone un altro, meno ricco), mi ha fatto nei giorni scorsi l’effetto di un videogioco (ai videogiochi non mi sono mai appassionata, ma forse devo ancora trovare il mio). insomma, in cerca di un momento di pausa senza lasciare il computer, mi veniva da tornarci e giocare: non tanto per creare un’immagine di me il più possibile simile a come sono ma per provare qualcuna delle n combinazioni realizzabili, mantenendo il vincolo di una certa somiglianza (zitti, voi che potreste obiettare: la bambola è lusinghiera per definizione, oppure caricaturale, ma certo non realistica).
in pratica, sono regredita ai mesi dell’infanzia passati col naso contro il vetro di una finestra per ricalcare la sagoma di una bambola di carta, allo scopo di disegnarle vestiti che poi coloravo coi pennarelli – ne facevo a decine. la bambola l’avevo ereditata dalle cugine; era in una serie vecchiotta (anni 60 massimo) di due o tre, ma io avevo scelto quella e i vestiti li facevo solo per lei. il meccanismo dev’essere quello solito per cui ci si appassiona alle riproduzioni in miniatura: distanza soddisfacente, facilità di possesso, possibilità di collezionare. era già un po’ che ne volevo parlare perché in rete, guarda un po’, le paper dolls abbondano:

the original paper dolls artists guild.
gothic paper dolls.
belle.
altri personaggi storici, letterari, cinematografici.
questi e altri link.
un deprecabile aggiornamento: celebrity dress up games.

quanto a quelle di carta vera, com’è noto ne pubblica moltissime la dover; io ho questo libro, ma de gustibus

z come zafferano

l’ultima lettera dell’abbecedario del giardiniere è più primaverile che mai… di una primavera nordica (danese) e corredata di poesia di cummings, anch’essa più primaverile che mai (a proposito di fiori: ma era questa la poesia di e.e. citata in hannah e le sue sorelle di woody allen?)

per tutti gli ammiratori delle foto del giardiniere, appuntamento ; quanto al monday bud blogging, seguiranno altri più prosaici spunti… adesso per esempio, se avessi tempo, andrei in giro a cercare una ricetta per fare i biscotti allo zafferano, che sono buonissimi.

Crocus

in time of daffodils (who know
the goal of living is to grow)
forgetting why,remembering how
in time of lilacs who proclaim
the aim of waking is to dream,
remember so (forgetting seem)
in time of roses (who amaze
our now and here with praise)
forgetting if, remember yes
in time of all sweet things beyond
whatever mind may comprehend,
remember seek (forgetting find)
and in a mystery to be
(when time from time shall set us free)
forgetting me, remember me

la mia vita da consumatrice

bene, la brutta sorpresa di questa settimana è che sky si è messa a trasmettere i canali di cinema solo con la codifica nds, pertanto ci toccherà accettare uno dei loro indesiderati decoder, cosa che faremo perché troppo pusillanimi per disdire l’abbonamento continuando orgogliosamente a guardare solo canali polacchi e sloveni.

delusioni anche dal giro fatto da h&m oggi pomeriggio: sono entrata perché pioveva, e mi sono trovata a constatare che il revival anni 80 è arrivato a livelli perniciosi. forse lo aborro perché è la prima volta che vedo il fatale ritorno storico di vestiti di quand’ero già adulta, ma trovo riprovevole il dilagare del BOLERINO come indumento di massa. (e non vedo di buon occhio neppure la scarpa scollata di jeans con wedge in sughero, né le magliette larghe di floscio poliestere lucidino.)

the shop around the corner

di lubitsch (scrivimi fermo posta) è un film pieno di… scatole. la scatola teatrale dell’unità di luogo (il negozio del titolo). la casella postale (p.o. box). la scatola per sigarette in similpelle con carillon, tormentone comico presente dall’inizio alla fine. le pile di scatole che i commessi spostano di qua e di là per il negozio. quando avrò capito che significa lo dirò; per adesso ho capito che è una commedia bella e cattiva, e che nel 40 si poteva ambientare un film di largo consumo in ungheria.