altro libro bellissimo: artemisia di anna banti.
(si scopre che in inghilterra è pubblicato da serpent’s tail, pensa un po’.)
Autore: alba
altre cose buone che possono succedere a milano
quando si va a una festa di compleanno, non sempre i posti sono orrendi e la musica atroce. l’altro sabato il posto era un cortile di una cascina in città, tutto pieno di lumini, e la musica era lo ska dei onedroppers. non c’era più niente da mangiare, ma taanto jamaican boogie.
venerdì scorso al ponte
era un po’ che non ci andavamo e mi è subito venuta voglia di fare delle foto: l’esterno, l’ingresso, la lapide vecchia di piazza fontana, le sedie pieghevoli di legno rosse, le pizze dei 16mm di l. nelle loro valigette di cuoio marròn, quadrate con gli angoli stondati, il proiettore di p. che poi è l’eiki dell‘obraz. invece non ho fotografato niente e mi sono gioiosamente inflitta la più estrema serata del cinefilo, quattro ore senza mangiare senza bere senza dormire senza stare comodi pur di poter dilatare le pupille sulle «cose mai viste»: madame beudet di germaine dulac, borinage di ivens, un chant d’amour di genet, visa de censure n° X di pierre clementi, i cinétracts dei registi del 68 francese, oltre alle indispensabili tre ipotesi sulla morte di pinelli (di questo corto si può cercare il titolo in rete senza neanche un link che lo spieghi, allora diciamolo, che è un film collettivo del settanta, sottoscritto da una fila di gente del cinema lunga così, in cui volontè e compagni mettono in scena – la satira si fa da sola – le tre versioni date dalla questura sul «suicidio»).
è anche venuto fuori un discorso interessante sulla «pirateria» ovvero le aberrazioni della tutela del diritto d’autore: è innegabile che, se al tempo dei cineclub nessuno avesse fatto nottetempo i controtipi di certi film rari, oggi i medesimi sarebbero ancora più invisibili. e ciò sarebbe male, secondo me.
il trionfo dell’erba cipollina
(seguito di l’improbabile ritorno dell’erba cipollina)
sì, in effetti sto un po’ esagerando, ma giuro che su questo negletto balcone la rinascita spontanea del cespo di erba cipollina dalle proprie stoppie appare come un vero miracolo. forse quando i fiori accenneranno ad appassire mi verrà voglia di mangiarli. si può?
scaffali: traduzione
torno a compilare le mie bibliografie casuali (pseudobibliografie derivanti da osservazione delle presenze libresche in casa). squaderno questa – libri letti consultati piluccati di cui volendo potremmo discutere nello specifico l’utilità – a proseguimento di un consiglio di miss brodie (cioè, ella ci prescrive un solo titolo aureo, io colgo l’occasione per citarne un po’ a vanvera).
• michael cunningham, mr brother, traduzioni di rossella bernascone, ivan cotroneo, II seminario internazionale del collegio dei traduttori grinzane cavour, bompiani 2002
• jean delisle, hannelore lee-jahnke, monique c. cormier, terminologia della traduzione, a c. di margherita ulrych, trad. it. di caterina falbo e maria teresa musacchio, hoepli 2002
• umberto eco, dire quasi la stessa cosa, bompiani 2003
• fruttero & lucentini, i ferri del mestiere, einaudi 2003
• georges mounin, teoria e storia della traduzione, trad. it. di stefania morganti, einaudi 1965 (1999)
• laura salmon, teoria della traduzione, vallardi 2003
• george steiner, dopo babele, trad. it. di ruggero bianchi e claude béguin, garzanti 2004
pulizie di primavera: riordino delle camicette
come sempre, il problema è togliere i peli di gatto.

dopo un po’ di ricerche
sulle fonti del famoso in my end is my beginning di eliot, ho lietamente trovato una pratica sintesi sull’argomento in un weblog (scendere al 9 febbraio, il permalink non funziona).
mi risulta invece infondato che, come ho visto su una raccolta di citazioni online, il motto sia anche in una favola di la fontaine (III, 5).
il resto di niente
di antonietta de lillo, tratto dal romanzo di enzo striano che in effetti fa venir voglia di leggere, ti porta nel settecento in carrozza e te ne fa uscire camminando verso il patibolo. nel frattempo tornano in mente un po’ per volta altre visioni di settecento cinematografico: non tanto abel gance quanto kubrick, greenaway (che però era ambientato un secolo prima), e soprattutto rohmer, e quindi anche il rossellini della presa del potere da parte di luigi XIV (ma c’entra un po’ anche lo spirito delle spoglie ambientazioni storiche di jarman). il teatrino della storia si anima grazie ai disegni di oreste zevola e alla musica di daniele sepe, maria de medeiros è tanto «figura di scena» che il suo accento portoghese autentico non introduce realismo ma un ulteriore straniamento. a me è piaciuto.
è da un po’ che il venerdì non esibisco i gatti

(sto cercando di confinarli su flickr)
che settimana dimenticabile
non fosse per i racconti – tra i quali questo – del librino legami familiari di clarice lispector (feltrinelli). li ho proprio letti con gusto, in piedi, seduta, camminando, in ascensore. temo anche di essermi un po’ identificata con la gallina, non so chi ha presente.
ps appena ho tempo sostituisco questo banner luttuoso, c’è qualcosa che non va.
altro poscritto: nel disinteresse generale, la risposta di domenica era la b.
