all’appello di mammara: un bel questionario musicale.
1. volume totale dei file musicali: circa 13 gb sull’ipod (la stragrande maggioranza legali, eh). sull’hd non li tengo perché ho un computer antico capace la metà dell’altro aggeggio, non c’è posto.
2. l’ultimo CD che ho comprato: ok, confesso. in via sperimentale e per biechi motivi economici, ultimamente ho provato a staccarmi dall’oggetto cd e a comprare da itunes, se trovo quel che cerco. poi ne faccio una copia su cd da un euro (e qui vedo i lettori più raffinati fuggire reprimendo a stento conati di vomito). lo scorso fine settimana ho preso così gli album nuovi di i am kloot e eels. l’ultimo cd vero e proprio sarà stato 3 mesi fa, anche perché non trovo il tempo di andare nei negozi. (alla vendita per corrispondenza cerco di resistere, ma non so quanto durerà.)
3. canzone che sta suonando ora: teenage fanclub, everything flows (phew, un bacio alla riproduzione casuale che mi fa fare bella figura).
4. cinque canzoni che ascolto spesso (ultimamente) o che significano molto per me: la tendenza all’ascolto ossessivamente ripetuto non fa differenza tra singoli squisitamente stagionali (i già citati maximo park, apply some pressure; dogs die in hot cars, i love you ’cause i have to) e brani teoricamente eterni, magari riportati in auge proprio dalla rinnovata disponibilità digitale (di recente: nico, the fairest of the season, paul roland, the great edwardian air raid, sylvian, buoy). ciò mi ricorda, anche se non c’entra, una tale lista di canzoni preferite in assoluto che ho cominciato a stilare tempo fa – ma siccome non ho fissato un limite numerico, non la finirò mai.
5. persone a cui passo il testimone: non ho capito se devono essere cinque, e se poi tolgo dalle mie ristrette frequentazioni in rete i già coinvolti… direi se hanno voglia, superqueen e cadavrexquis, che hanno gusti musicali abbastanza diversi dai miei.
Autore: alba
che faccio,
in mancanza di repliche di mary tyler moore
la sequenza dei titoli.
la mappa dell’appartamento di mary.
c’è una cover degli husker du della sigla, love is all around (oltre a quella di joan jett).
la trilogia del signor ahi

di franco matticchio (due sue tele qui) mi è planata davanti grazie a p. qualche giorno fa. la storia – una surreale novella per immagini alla gorey – viene edita da nuages dopo essere stata pubblicata nel 1985 su linus, se ho capito bene.
a qualcuno potrà sembrare di riconoscere il signor ahi, e direi non a torto, visto che a un certo punto della trilogia ci si imbatte proprio nei residenti:

(plauso ai gusti musicali di fm, tanto più per la sua scelta di illustrare per una mostra dell’anno scorso la copertina di pink moon di nick drake.)
sono arrivati i papaveri
altra settimana dimenticabile,
altro libro bellissimo: artemisia di anna banti.
(si scopre che in inghilterra è pubblicato da serpent’s tail, pensa un po’.)
altre cose buone che possono succedere a milano
quando si va a una festa di compleanno, non sempre i posti sono orrendi e la musica atroce. l’altro sabato il posto era un cortile di una cascina in città, tutto pieno di lumini, e la musica era lo ska dei onedroppers. non c’era più niente da mangiare, ma taanto jamaican boogie.
venerdì scorso al ponte
era un po’ che non ci andavamo e mi è subito venuta voglia di fare delle foto: l’esterno, l’ingresso, la lapide vecchia di piazza fontana, le sedie pieghevoli di legno rosse, le pizze dei 16mm di l. nelle loro valigette di cuoio marròn, quadrate con gli angoli stondati, il proiettore di p. che poi è l’eiki dell‘obraz. invece non ho fotografato niente e mi sono gioiosamente inflitta la più estrema serata del cinefilo, quattro ore senza mangiare senza bere senza dormire senza stare comodi pur di poter dilatare le pupille sulle «cose mai viste»: madame beudet di germaine dulac, borinage di ivens, un chant d’amour di genet, visa de censure n° X di pierre clementi, i cinétracts dei registi del 68 francese, oltre alle indispensabili tre ipotesi sulla morte di pinelli (di questo corto si può cercare il titolo in rete senza neanche un link che lo spieghi, allora diciamolo, che è un film collettivo del settanta, sottoscritto da una fila di gente del cinema lunga così, in cui volontè e compagni mettono in scena – la satira si fa da sola – le tre versioni date dalla questura sul «suicidio»).
è anche venuto fuori un discorso interessante sulla «pirateria» ovvero le aberrazioni della tutela del diritto d’autore: è innegabile che, se al tempo dei cineclub nessuno avesse fatto nottetempo i controtipi di certi film rari, oggi i medesimi sarebbero ancora più invisibili. e ciò sarebbe male, secondo me.
il trionfo dell’erba cipollina
(seguito di l’improbabile ritorno dell’erba cipollina)
sì, in effetti sto un po’ esagerando, ma giuro che su questo negletto balcone la rinascita spontanea del cespo di erba cipollina dalle proprie stoppie appare come un vero miracolo. forse quando i fiori accenneranno ad appassire mi verrà voglia di mangiarli. si può?
scaffali: traduzione
torno a compilare le mie bibliografie casuali (pseudobibliografie derivanti da osservazione delle presenze libresche in casa). squaderno questa – libri letti consultati piluccati di cui volendo potremmo discutere nello specifico l’utilità – a proseguimento di un consiglio di miss brodie (cioè, ella ci prescrive un solo titolo aureo, io colgo l’occasione per citarne un po’ a vanvera).
• michael cunningham, mr brother, traduzioni di rossella bernascone, ivan cotroneo, II seminario internazionale del collegio dei traduttori grinzane cavour, bompiani 2002
• jean delisle, hannelore lee-jahnke, monique c. cormier, terminologia della traduzione, a c. di margherita ulrych, trad. it. di caterina falbo e maria teresa musacchio, hoepli 2002
• umberto eco, dire quasi la stessa cosa, bompiani 2003
• fruttero & lucentini, i ferri del mestiere, einaudi 2003
• georges mounin, teoria e storia della traduzione, trad. it. di stefania morganti, einaudi 1965 (1999)
• laura salmon, teoria della traduzione, vallardi 2003
• george steiner, dopo babele, trad. it. di ruggero bianchi e claude béguin, garzanti 2004



