da un giro per remainders in galleria

(è iniziato il mese del 75% di sconto) sono emersi:
un’aggiunta allo scaffale dei vampiri,
giuseppe tardiola, il vampiro nella letteratura italiana (un libro breve, ovviamente), de rubeis editore, anzio 1991.
un’aggiunta allo scaffale sull’editoria,
valentino bompiani. idee per la cultura, a c. di vincenzo accame, catalogo electa, milano 1989.
nonché vecchiumi sixties mondadori (di questi ce n’erano diverse copie) come:
i signori grazia e giustizia
di colin mcinnes, tradotto da vincenzo mantovani, mondadori 1966 (perché non ho mai letto absolute beginners), e due volumi della collezione «i libri di fabio tombari» (i cui racconti sugli animali mi erano piaciuti da ragazzina).

Tombari

rose in viaggio

sulla globalizzazione delle rose c’è un articolo su internazionale di questa settimana – proprio non avevo idea che la maggior parte delle rose del mercato dei fiori europeo venisse dall’ecuador o dal kenya: pare che ogni jumbo che parte da quito e nairobi per l’europa o il nordamerica porti rose nella stiva. (online c’è l’originale, per chi legge il tedesco.)

i giardini di via confalonieri

sono un punto in cui la città perde compattezza, svela le parti di un meccanismo. anche standoci poco a leggere il giornale su una panchina (con gli occhi alquanto annebbiati dall’allergia) si nota che gli edifici intorno sono come delle quinte. a est il vuoto di uno spazio ancora da costruire, vacant lot, terrain vague circondato di plastica arancione, e poi tre livelli di costruzioni di diversa altezza, dalle case più vicine ai palazzi e grattacieli di via m. gioia; a sud via de castillia, una strada che per quasi tutta la sua lunghezza ha case solo un lato, e non fa parte di un rassicurante reticolo viario perché dietro c’è la breve area confusa (vecchi cortili? magazzini? orti?) che dà sulla stazione garibaldi; a ovest quel che resta della fabbrica dalla cui demolizione sono nati i giardini – anche questa, la «stecca», una costruzione filiforme, isolata, che non si appoggia a nient’altro. e intanto il rombo della linea due della metropolitana, questo sì regolare, a rammentare il «sotto».

joseph cornell

sta sulla copertina dell'edizione adelphi dei già citati sillabari di parise perché pare che a lui piacesse molto. peraltro, piace anche a me.

in rete si può vedere parecchio cornell – webmuseum e tanti i musei veri: per esempio moma, national galleries of scotland, reina sofia, national gallery di washington.

da leggere: qualcosa dal new yorker.

 

solo nel 2011 sono arrivata al libro di charles simic su cornell, dime-store alchemy (ed. it: il cacciatore di immagini)

non proprio un percorso di lettura

alla fine, di libri delle vacanze ne ho letti solo tre. ghiaccio-nove di vonnegut si è trovato inaspettatamente ma non insensatamente contiguo (elementi fantascientifici usati in modo simile) a il paese delle meraviglie e la fine del mondo di murakami. poi finalmente austerlitz di sebald, che ora si trova inaspettatamente ma non insensatamente giustapposto a mattatoio n. 5 di vonnegut cominciato sul tram questa mattina andando al lavoro (non è solo che c’è la guerra, ma come v. parla di dresda via citazioni, all’inizio del libro).
austerlitz è proprio bello nonostante sia un romanzo, nonostante il drammone mitteleuropeo che la copertina adelphi promette e mantiene. per chi si bea nell’affabulante accumulo di informazioni sebaldiano ci vorrebbe invece un indice dei nomi e dei luoghi, se ne sente il bisogno nel riordinare cose che andrebbero tenute a mente:
andare ad anversa a vedere la stazione
a lucerna c’è il museo dei ghiacciai
claude simon che racconta di gastone novelli (ci sono opere di novelli al mart di rovereto)
cercare di vedere toute la mémoire du monde di resnais
(e avrà ragione sebald a proposito della bibliothèque mitterrand? per chi non l’ha letto: austerlitz la trova esecranda).

per una coincidenza

tra gli ultimi dischi comprati prima delle vacanze c’era anche la raccolta doppia del laibach anthems (doveva essere in offerta – erano anni che non pensavo ai laibach). e un paio di settimane dopo, ecco un’imprevista sosta a lubiana. a lubiana questo è l’anno della biennale di grafica organizzata dal mglc, il centro internazionale per le arti grafiche. alla mostra di grafica slovena alternativa degli ultimi 40 anni, al castello di tivoli, c’era un’intera parete di volantini e manifesti del neocollettivismo, dell’nsk (v. anche qui) e dei laibach, che sfortunatamente non ho fotografato. quanto alla biennale vera e propria alla sede della tobačna ljubljana (dove c’è anche un bizzarro museo del tabacco), andrebbe vista anche solo per l’inedita esperienza di visitare una mostra respirando costantemente un leggero, piacevolissimo odore di tabacco (tutto l’ambiente ne è completamente pervaso). la mattina di ferragosto, quando siamo partiti da lubiana, c’erano quindici gradi, pioveva e le foglie degli alberi al castello cadevano ingiallite. e anche stamattina fa un freddino…