al pac di milano è curata da jean-jacques lebel e dominique païni, dunque cinefila e tendente all’installazione audiovisiva, dunque un po’ vuota, alla fine (ma molto moderna, molto iconografica), almeno rispetto al mio «trauma da artaud» riportato studiando il teatro e il suo doppio o ritrovandomi per caso al centre pompidou davanti agli autoritratti butterati e parlanti di quel che era stato il muto bellissimo monaco della giovanna d’arco di dreyer, il marat di abel gance.
comunque, che tristezza leggere su questo piccola guida milanese giovanile e supercool che la grandezza di artaud non fu teorica ma «letteraria, biografica». che m’importa se la cultura giovanile pullula di giovani fans delle «avventure schizoidi» di artaud, quando, se c’è ancora qualcosa di vedibile a teatro, lo si deve principalmente ad artaud? qui persino la follia non è accidente biografico ma efficacissima teoria (e, se si può non gradire che i curatori propongano uno scritto di deleuze che occupa in videoproiezione un’intera parete, sul valore politico della pazzia non si può che concordare. il testo dovrebbe essere «schizophrénie et société» in encyclopædia universalis vol.14, 1975, pp.733-735).
non saprei dire se la mostra sia bella – di certo artaud icona del novecento al pac lo si ritrova, a tutto tondo. basta non fermarsi lì.
Autore: alba
ma che bello,
firefox 1.5 funziona molto meglio!
dictionnaire des idées reçues
ieri sera mi è capitato in mano il dizionario dei luoghi comuni di flaubert. vedo che flaubert è nato il 12 dicembre 1821.
bionde: più calde delle brune (v. brune).
brune: più calde delle bionde (v. bionde).
epoca (la nostra): tuonare contro la medesima. lamentare il fatto che è priva di poesia. chiamarla epoca di transizione, di decadenza.
immaginazione: sempre vivace. diffidarne. quando non se ne ha, denigrare quella altrui. per scrivere romanzi, basta avere immaginazione.
lince: animale celebre per il suo occhio.
stampa: scoperta meravigliosa. ha fatto più male che bene.
vecchio: in caso di inondazione, tempesta ecc., i vecchi del posto non ricordano d’averne mai vista un’altra simile.
il salone del libro usato

alla fiera di milano è stato affrontato domenica scorsa con le scarse energie di un pomeriggio buio freddo e piovoso (ho dovuto comprare un cappello all’uscita del metrò), mentre alcuni espositori già se ne andavano, ma perlomeno non c’era folla.
non ho portato a casa né una prima edizione americana di vonnegut da 100 euro né una serie dell’almanacco bompiani anni 70, bensì un libro che avrei potuto trovare tranquillamente al libraccio in un qualsiasi pomeriggio più piacevole: duilio cambellotti illustratore da «le mille e una notte» a «il palio di siena», catalogo della mostra, a c. di mario quesada, leonardo – de luca editori, roma 1991.
m’interessava perché nell’armadio dei libri per ragazzi ereditati dal nonno ci sono proprio le mille e una notte della «biblioteca dei ragazzi» dell’istituto editoriale italiano (circa 1913), con quelle bizzarre, stilizzatissime tavole verticali a tre colori che da piccola non mi piacevano affatto – e vorrei vedere, riguardandole ora mi accorgo che gli spiriti della tavola dei quaranta ladroni hanno la faccia dell’urlo di munch –, nonché i tre volumi della stucchevole storia di allegretto e serenella di virgilio brocchi, mondadori, roma 1921-22, con tavole a colori di pinochi (ne parliamo un’altra volta) e illustrazioni al tratto di cambellotti.




tanto sono inquietanti i bambini dagli occhi vuoti, tanto domestici gli animali, di tutte le specie, che ricorrono in questi tre libri (e, a quanto ho capito, in tutta l’opera d’illustratore di cambellotti).
link: bio.
un articolo della rivista wuz.
le vetrate della casina delle civette.
il palazzo dell’acquedotto di bari.
cambellotti scenografo.
il museo cambellotti di latina.

the wild blue yonder
viva herzog. se potesse esistere un documentario di fantascienza, sarebbe così (con gli occhi di brad dourif spiritati come in xfiles). c’è l’indispensabile topos delle colonie extraterrestri, roswell revisited, l’uomo che cadde sulla terra… e lo shuttle sts-43, alla fine del film, sembra davvero tanto tempo fa.
la vilaine lulu
una serata in compagnia della mia coetanea vilaine lulu, il fumetto di yves saint-laurent appena pubblicato in italiano da salani: la tremenda lulù!
lo spirito dell’alveare
visto venerdì scorso. pochi link in rete su víctor erice.
un saggio di senses of cinema.
poche immagini, anche; se qualcuno trovasse una cartolina del momento in cui ana incontra frankenstein, mi ci tufferei dentro.
continua a non venirmi in mente nient’altro di simile sull’infanzia, a parte la morte corre sul fiume (script).
cinema sperimentale, vita meno
nel fine settimana si sono visti (e ancora ci si pensa):
l’intervista di giovanni maderna ad alberto grifi (sul suo sito si possono vedere lacerti di video, cosa più che mai nel suo stile)
matthew barney: cremaster 1 e 2. eventualmente andare al guggenheim per completare l’opera.
morell
quasi guest blogging: di nuovo grazie a tuscia per avermi segnalato l’alfabeto d’acqua di abelardo morell, fotografo che ha fatto anche un lavoro interessante sulle classiche illustrazioni di tenniel per alice.
(intanto la nazionale di rugby delle fiji fa la sua danza – o cibi – sotto la neve, allo stadio brianteo).

l’abécédaire di deleuze
l’abc su wikipedia.
un sunto in inglese.
estratti audio.
estratto video.
g comme gauche.
paolo fabbri sull’abbecedario.
un abbecedario deleuziano alternativo.