art brut, emily kane, 2’41". immagino che una canzone pop non possa diventare ossessiva più di tanto senza smettere di essere pop: ecco, emily kane arriva proprio appena al di qua con i suoi ultimi 45 secondi, preceduti dal bridge più tradizionale e insieme umoristico che si possa immaginare… mi fa impazzire, penso che la supererò entro oggi, ma non so quante volte l’ho sentita.
Autore: alba
qui c’è qualcosa che non va
se la serata su beckett di giovedì scorso alla cineteca italiana parte funestata da guai coi microfoni e una copia del documentario di john reilly veramente pessima (si vedeva e si sentiva male, poi a un certo punto l’audio si è sfalsato dal video restando in ritardo per dieci minuti buoni; gli errori nei sottotitoli invece consideriamoli routine). no, così, per lamentarsi un po’. poi io sono uscita perché avevo fame e avrei sofferto troppo a rivedere un’altra volta film.
fittissimo l’intervento di luca scarlini, commovente comunque il documentario che – a chi ha resistito a una parte piena di professori irlandesi che rivendicano l’irlandesità di b. e a un’altra parte lunghissima sulla ricezione americana di b. – regala le interviste con un paio di vecchietti francesi di roussillon che hanno conosciuto b. durante la guerra, e alla fine qualche rara moving image di b. stesso: mentre supervisiona la versione americana di what where e mentre, quasi spiato (da chi?), si addentra in un cortile, visto di spalle, con una strana andatura dinoccolata.
il centenario in italia.
il mio link beckettiano preferito. (potrebbe diventarlo per chiunque senta la necessità di tenere sull’ipod una versione di krapp, per qualsiasi evenienza.)
il vecchio indirizzo postale

non cessa di ricevere tracce della mia antica frequentazione dell’università cattolica, che in passato deve aver ceduto i suoi indirizzari a chiunque, o perlomeno questa è l’idea che mi sono fatta io.
arrivata nella posta questa foto (grandezza A4, che peraltro a me piace, ma per i motivi sbagliati): «finora abbiamo distribuito 1.000.000 di immagini in italia. potrei contare sul suo caritatevole aiuto per ampliare quest’opera di evengelizzazione?»
la signora clutter e le miniature
«gli oggetti piccoli ti appartengono veramente, » mormorò richiudendo il ventaglio. «non sei affatto costretta ad abbandonarli. puoi portarli con te chiusi in una scatola da scarpe.»
«portarli dove?»
«be’, dovunque tu vada. potresti star via per molto tempo.»
(truman capote, a sangue freddo, trad. it. di mariapaola ricci dettore, oscar mondadori 1986. copertina: four lane road di e. hopper)
confortevoli futilità di stagione

poncho verde e maglia a righe, smalto rosso ai piedi (poi però mi torna freddo e mi rimetto i calzini).
primo levi e il suo mac
pur rimanendo
sostanzialmente offline – a parte una sciagurata incursione nell’e-commerce ieri sera appena mi hanno lasciato a casa da sola – distolgo un attimo lo sguardo, pure un po’ offline, dall’ignobile librificio, dalle memorie degli ebrei polacchi, dalle ballerine killah nuove più adatte a una persona con la metà dei miei anni, per rassicurare i miei: l’altro ieri non ho insultato vecchietti in carrozzella né ho bruciato bandiere sulla pubblica via o altrove. no, perché uno poi legge il corriere della sera e si fa certe idee…
è un suspense, è un western
hotel neptun

oltre un milione e mezzo di lavoratori si riposano anno per anno, nelle moderne colonie feriali gestite dal servizio ferie dei sindacati, sulla costiera baltica.


