francobolli del nonno, 1926 circa. (tranne quelli del 1930: si riconoscono)
Autore: alba
c’è anche online
l’articolo di colum mccann sui community gardens del lower east side di manhattan apparso domenica sulla repubblica.
sarà bello iniziare la settimana
tentando di convincere l’agenzia delle entrate che no, non devo allo stato centoventicinquemila euro d’imposta per l’anno 2002 (così a occhio, equivalgono alla somma di 5 o 6 anni del mio reddito normale). mi sembra veramente un po’ troppo.
se mi chiedono consigli su cosa fare a milano…
al momento sono troppo sconnessa dall’attualità per dare informazioni sensate (so solo che mi sto perdendo dei rock movies al cinema gnomo), e mi viene di limitarmi a possibili escursioni librarie (con eventuale rinfresco, solo per immediata associazione di idee).
libreria calusca c/o cox 18 (via conchetta 18; ivi anche mercatino biologico l’ultima domenica del mese, cioè domani; gelateria rinomata in via torricelli)
libreria utopia e la vicina fumetteria in via volta 20; libreria del cinema anteo (con libri di cinema fuori catalogo scontati)
in centro, evitando i megastore: milano libri e hoepli. unico cibo possibile da luini o nella zona bar del cantinone.
in zona cadorna, sempre notevole il triangolo libreria dello spettacolo – buscemi dischi – bar magenta.
adelphi scontati in corso XX marzo 23 e in via paolo sarpi, non trovo il numero sulle pagine gialle (se si è in gita lì al quartiere cinese, si può mangiare da jubin, via sarpi incrocio via bramante, o in un posticino in via giordano bruno, nome non pervenuto)
i più bei libri fuori catalogo all’atalante, e non lontano il bizzarro antro di manifesti cinematografici all’inizio di via tadino, accanto allo spazio oberdan (in zona c’è anche la famosa borsa del fumetto). all’altra estremità di corso buenos aires, non trascuriamo la storica pizza al trancio di spontini e l’ottima gelateria di via pergolesi.
tutto ciò scoprendo l’acqua calda, ma ai non milanesi può servire. (i vicini di casa possono contribuire nei commenti, grazie.)
l’8 luglio mi trovo in vena di integrazione frivola:
oplà, via cagnola 7 (inizio corso sempione), meravigliose borse e altri accessori fatti a mano da michela danesi, li vengono a cercare fin dal giappone.
soul kitchen shop, via ugo bassi 30 (quartiere isola), divertente scelta di vestiti (anche da uomo), scarpe, monili artigianali-buffi-macabri… ci si trovano, ben selezionate, le cose di babashop.
vicino (via borsieri 16), vintage vero da miss ghinting. è stato anche sul los angeles times.
ufficio online
da un’oretta. niente incetta di scorte alimentari. peccato, ho un certo languorino.
ascolto quotidiano della settimana (continuo a dedicarmi a singole canzoni, probabilmente con album interi non ce la farei): six organs of admittance, close to the sky – c’è una versione live sul sito.
inoltre ho casualmente risentito southern mark smith di jazz butcher: colgo l’occasione per segnalare gran copia di mp3 ufficiali e chiedermi perché nessuno porta in italia pat fish, che se lo meriterebbe quanto se non più di altri coetanei.
terzo giorno offline in ufficio
ormai la gente manifesta una certa inclinazione a fare le pulizie di primavera. la telecom non trova il guasto. l’amministratore delegato e il direttore marketing insistono a mandare mail circolari – da casa loro? da un palmare? – nonostante il resto dell’azienda non le possa leggere (io le ho viste da casa, dalla webmail, ma non lo dico e non rispondo).
secondo giorno offline in ufficio
si torna a far girare polverosi floppy drive, si masterizzano cd per file da 48K, ci si perde via in telefonate prolisse, si dà fondo ai blocchetti di buoni per i pony. gli snobbati (in quanto categoria inferiore) collaboratori esterni diventano preziosi salvatori della patria, mandando da casa loro i pdf allo stampatore.
ora sto stampando da webmail alcuni messaggi utili da portare in ufficio domani (…), poi torno a fare il lavoro analogico, che tra l’altro è anche un po’ spionistico.
buffo, un intero giorno offline
in ufficio: non si riesce a tornare a modi di lavorare precedenti; la gente è spaesata, a non poter controllare l’email sembra di non avere niente da fare. chissà domani.
da casa mi potrei un po’ rifare stando su internet e postando arretrati bloggabili come certi vecchi francobolli, ma è dagli anni venti che aspettano e aspetteranno ancora, perché ho accettato l’ennesimo lavoro analogico (leggere).
per la cronaca
stasera diamanda galás mi ha ripetutamente impallato il computer (la finestrina nera traslucida con scritto «devi riavviare» in tutte le lingue mi mancava).
buone notizie (per gente che ama le cattive notizie)
sir arthur conan doyle’s birthday celebrato da google.
la settimana scorsa ho imparato i giorni della settimana in romagnolo. ho dei problemi a pronunciare il giovedì, che tra l’altro è femminile.
sabato sera ho visto gli skiantos gratis e ho cantato il ritornello di i gelati sono buoni.
il gatto che sembrava scomparso sta invece arzillo sul terrazzo di sopra. (da solo non riesce a scendere dal rampicante potato, ma del resto la vecchia lo nutre. non penso che lo riporterà giù; in questo senso è in atto una specie di sequestro di gatto. si aspetta che il rampicante ricresca.)
