carino, il plastico che illustra l’«idea» (molto meno di un progetto, quindi) di un giardino pensile alla stazione garibaldi. l’ho fotografato, come sussidio all’immaginazione.
Autore: alba
finora inesplorati
due posti di milano, uno antico a sud, uno nuovo a nord (ovviamente, uscendo dai soliti percorsi, la città sembra più grande – anche più interessante).
venerdì, la cascina più inurbata, ovvero la cascina cuccagna e il suo progetto di ristrutturazione.
stamattina alla bicocca in tram, per vedere la mostra all’hangar bicocca.
capita
ieri mattina una bancarella del mercato ha restituito per un euro lolita sceneggiatura di nabokov, edizione con apparati extra fatta per il piccolo teatro in occasione dello spettacolo di ronconi del 2001 (non visto).
stasera in televisione proprio il film di kubrick (notoriamente diverso dalla sceneggiatura scritta da nabokov, ne mantiene però letteralmente alcuni dialoghi).
2 cose di musica
è un periodo in cui gli ascolti sono quasi inesistenti (ma spero di rimediare con viaggio di lavoro milano-roma andata e ritorno in giornata in treno, ammesso che il collega chiacchierone non chiacchieri per 9 ore).
stasera però ho sentito la radio mentre cenavo e ne ho ricavato:
– che a sanremo c’è stata una bella canzone di nada (qualcuno poteva anche dirmelo);
– che ho un bel sentire e risentire la cover di patti smith di are you experienced (pur bella e superannisettanta, e appropriata, certo, chi altri potrebbe avere il diritto di cantare yes I am, è persino un po’ ovvio), ma la mente corre sempre alla versione di caresse e sickmob (e su youtube si scopre che il video era girato nel giardino di jarman a dungeness).
la bambina di genesis p-orridge oggi dovrebbe essere questa graziosa circa ventisettenne. sul personaggio paterno si può pensare quel che si vuole, eppure ancora oggi – che abbiamo paura della nostra ombra, figuriamoci dei bambini – non trovo affatto sgradevole l’operazione. anzi, spero che caresse sia felice di avere quella testimonianza di una se stessa piccola e fiera e bellissima. (pare però che non possieda una copia del 12" originale: quasi quasi mi viene voglia di mandarle la mia, con dedica.)
al luna pac
alla scoperta di luigi serafini: la pittura non mi piace tanto quanto, nella stessa vena, mark ryden, però le installazioni e sculture sono bellissime: gli hirundomani con le converse nere, la donna carota, i practical puns: conigli e cubigli, i bovindi. vedere per credere. (noi ci siamo entrati come pinocchio nel paese dei balocchi, un pomeriggio uscendo dal parco, un po’ per caso.)
join the seraphinians.
serafini e i blog.
cose che scopro alla feltrinelli international
ci sono i libri di sempé nei tascabili folio.
ho finito di leggere il libro di Striano
il resto di niente esattamente due anni dopo il buon proposito seguito alla visione del film.
il romanzo è diversissimo, assai più greve, materico. molto interessante dal punto di vista storico e linguistico (un po’ meno avvincente come narrazione, la figura femminile è meno intensa di artemisia, per esempio), ma mi piacerebbe sentire il parere di qualche napoletano che l’abbia letto.
berlino: est
un paio di escursioni indette da p. verso est si sono risolte più che altro in una fitta esplorazione delle possibilità di coincidenza sui mezzi pubblici berlinesi, le cui traiettorie normalmente lineari erano variate da lavori in corso e interruzioni. così, più della destinazione abbiamo visto il tragitto, cosa che io a volte preferisco.
(appunto per la guida della clup: il gründerzeit museum di charlotte von mahlsdorf non è aperto da mercoledì a domenica, ma il mercoledì e la domenica. infatti sabato era chiuso.)

questa illustrazione invece viene dalla splendida guida di berlino del 1987 trovata all’humana di frankfurter tor (no, non m’interessa se non leggo il tedesco, non ve la do).
berlino: musica
come io abbia potuto non accorgermi che il 25 aprile mick harvey era in città, dopo tanta assidua consultazione dei siti appositi, resta un mistero (e non sarebbe stato forse meglio vederlo con lisa germano al babylon, invece che evenualmente il 18 a legnano, senza lisa germano? ohibò).
noi invece, com’è come non è, ci siamo trovati davanti a quei talentuosi minorenni dei blondelle (non ci credo assolutamente che hanno diciannove anni, è impossibile), e l’ambiente del magnet dava la piacevole illusione di scoprire qualcosa, un po’ come chi avesse conosciuto mick jagger alle medie, magari. e invece il chitarrista è il figlio di dave stewart! comunque sono molto più esagitati e spettinati che sul sito, meritano una qualche fiducia. (indagini successive hanno rivelato che il disco è bello e che suonano al plastic l’11 maggio.)
un altro mistero tipicamente berlinese è come possa kaminer continuare da anni a fare russendisko nell’inesausto divertimento generale, e prima di tutto suo. io non ci credevo tanto, prima di vedere (e di zomparci sopra anch’io) la micropista del kaffee burger stipata all’inverosimile di ragazzone giovanissime e bionde e ragazzi gradevolmente imbranati, tutti impegnati a ballare ska russo come se fosse l’ultima occasione al mondo.
terzo mistero: chi è pedro? com’è fatto? perché abbandona il suo negozio aperto nel bel mezzo di un sabato pomeriggio? perché i vicini si mobilitano a cercarlo come se questi tre italiani fossero i primi aspiranti clienti da mesi? mah.
(a proposito di negozi di dischi, una segnalazione per la guida della clup: il palazzo della bergmannstrasse in cui suppongo si trovasse l’independent recordstore, segnalato a p. 348, è stato demolito.)
in occasione del primo maggio
il comune di milano ha prodotto un simpatico spot da proiettare nelle sale cinematografiche, dove immagini di repertorio di vari lavoratori all’opera sono accompagnate da una zuccherosissima poesia di tagore sulla nobiltà del lavoro e della fatica. devo dire che la relazione di tutto ciò con il giorno dei diritti dei suddetti lavoratori mi rimane oscura.


