
the pretty things. (cover design by phil may himself.)
(NOT listening to: ultra orange & emmanuelle seigner – ultrabufala.)

the pretty things. (cover design by phil may himself.)
(NOT listening to: ultra orange & emmanuelle seigner – ultrabufala.)
those trendy china-made clothes often come with black or white transparent ribbons and safety pins holding their label.
they make pretty bracelets.



new cheap ironing board cover
errorino su lastriscia.net (clic a sinistra su ludwig e poi miniarchivio)
(nell’equivalente di mezz’ora al giorno, il resto non so dove se ne va.)
solo con i fumetti ce la faccio, pare:
inio asano, what a wonderful world! 2 (cercare il volume uno, è amore)
francesca ghermandi, grenuord (fin troppo cupo?)
a un gruppo di lettura con le amiche invece farei schifo…
– romanzi (iugo)slavi che non riesco a proseguire forse perché non sono abbastanza romanzi, ma non disperiamo:
stanišić: cara li, il ragazzo è assai dotato, diverte e commuove, proprio come dovrebbe… eppure per ora sono arenata a p. 79 (e dire che ci ho anche messo come segnalibro una cartolina di big fish di tim burton trovata a berlino). posso venire lo stesso all’incontro con l’autore? ci sarà la simultanea?
basara:
cara du, l’idea dell’eresia ciclistica è divertentissima e applicata
con intelligenza folle, ma non riesco ad avanzare nella
giustapposizione delle testimonianze. ciò però non mi distoglierà dal perorare la causa dell’ambasciatore. segnalibro: stagione 07/08 del crt.
– sono riuscita a bloccare anche un romanzo di autoindulgente evasione:
cara rob, libri e amori a los angeles mi diletta, non posso dire di no; l’ostacolo probabilmente è non avere a disposizione una sdraio e un paio di lunghi pomeriggi (estivi, quelli con la luce). segnalibro: il risvolto di copertina.
c’è anche da dire che questa settimana sky ha dato il primo film di stephen frears, ambientato a liverpool alla fine degli anni 60, dunque imperdibile, e che al mercoledì c’è jekyll.
e tuttavia al momento avrei più voglia, e magari ci provo, di leggere il monumentale tomo di vincenzo mantovani (qui inserire genuflessione) sulla strage del diana, ristampato quest’anno. in rete c’è la vecchia prefazione.
e poi, e poi, c’è da affrontare il mondo di jasper fforde. il sito fa paura, lo lascio lì finché non avrò letto lost in a good book (sono a p. 8, libro aperto a faccia in giù).
ma prima forse è meglio andare avanti con catrame di genna (sono a p. 30, libro aperto a faccia in giù). vado.
tizio preferisce «divano» a «sofà», «insieme» a «assieme», «con il» a «col».
caio corregge il palmo (regionalismo) in la palma, inserisce sempre il soggetto della frase, cascasse il mondo, trova insostenibile «fuori da» al posto di «fuori di».
sempronio distingue tra «familiare» e «famigliare», preferisce tre punti normali al carattere dei punti di sospensione, elimina i punti e virgola.
e io? io a volte sono veramente stanca. (ma gli anacoluti non li reggo.)
due dischi nuovi per una sera di novembre:
blonde redhead, 23
einstürzende neubauten, alles wieder offen.
a margine di quest’ultimo noto che:
– il libretto dei testi, con le sue frasi brevi e la traduzione interlineare, mi fa l’effetto istruttivo di un manuale di tedesco per principianti
– parti del pezzo allegramente intitolato nagorny karabach sono state registrate al teatro valli reggio emilia e in parte al palast der republik di berlino, che dunque in questo caso sono indistinguibili
sto anche facendo una playlist per una ipotetica festa che non ho nessuna intenzione di dare. però avere una playlist così è indispensabile. (è in uno stadio ancora assolutamente primitivo, ci metterò anni.)
possibile che non sia mai stato tradotto in italiano? non ne trovo traccia.
diamo un caloroso benvenuto a:
nocciolo ++++
betulla ++
artemisia +
e trionfale special guest, l’inizio della fine:
gatto +
com’è come non è, nelle letture delle ultime settimane si sono avvicinati:
francesca marciano, la fine delle buone maniere, romanzo
scerbanenco, lupa in convento, racconto
tahmima anam, a golden age, romanzo
babsi jones, sappiano le mie parole di sangue, quasiromanzo.
se avete in mente altri libri (anche non fiction) attinenti al tema, segnalate, grazie.
(ora mi viene in mente che anche suite francese un po’ c’entra.)
sono contenta che babsi, che leggo in rete e stimo da un bel po’ – e inoltre vicina di casa e di anni, anche se non la conosco personalmente – abbia pubblicato un libro per un editore maggiore, cosa che segna certamente un traguardo in un percorso personale (benché spesso comporti più oneri che onori, come sa chiunque abbia un pochino a che fare con l’editoria).
il libro è interessante, e in particolare dovrebbe esserlo, credo, per chi non conosce/legge già bj sul web; infatti non si discosta molto da quelle narrazioni, anche se ha il merito di concentrarsi sulle riflessioni dell’autrice sulle guerre iugoslave, e in tal senso mette molta carne al fuoco.
il tema però mi pare più soffocato che messo in risalto dalle caratteristiche letterarie del libro (in breve, mi aspettavo dal libro più balcani e meno babsi). per voler spiegare un po’ di delusione a fine lettura, forse nel passaggio in volume mi sarebbe piaciuto trovare un’evoluzione stilistica: sia la frammentarietà strutturale sia il tono apocalittico costante mi sembrano reggere poco questa distanza, e personalmente trovo un problema nei tipici scarti di registro derivanti da un lessico inspiegabilmente alto fuori contesto, soprattutto nei dialoghi, cosa che tinge di inautenticità quello che è invece un lavoro di scrittura assolutamente appassionato, seppure a volte dilagante nel «pezzo a effetto» che rischia di neutralizzare la materia tragica (tragica in senso tecnico, ché le contaminazioni di ordine teatrale restano un po’ irrisolte).
in rete segnalo:
un’obiezione politica
un inizio di analisi letteraria
e per ridere ma anche no (è un mio problema continuo, quello dell’attualità letteraria): la vexata quaestio.