le arance di siviglia

Sevilla_orangesin questa stagione, la cosa più abbagliante delle città andaluse sono gli alberi stracarichi di arance mature.
una breve ricerca rivela che quelle di siviglia sono le arance amare espressamente richieste dalla marmalade britannica e che la raccolta avviene a cura dell’amministrazione cittadina, ma che attualmente quasi tutta la produzione va al macero, anche perché sempre più sospetta a causa del traffico cittadino. sigh.

(però restano bellissime, e non parliamo dei rosmarini fioriti e della menta fiorita visti sul sacromonte di granada la vigilia di natale.)

con la moda degli anni 60

Taffeta
non stiamo un pochino esagerando? (e se lo dico io.)

comunque, fortunate ragazze che affollate i punti vendita delle catene spagnole e svedesi, fate incetta di abiti di taffetà e tubini di tweed, ché poi i vestiti interi rischiano di passare di moda per altri quarant’anni, insieme ai cappottini doppiopetto e agli stivali di vernice.
quanto alle stampe rétro, dopo la stucchevole concentrazione estiva tale da far venire il mal di mare a entrare in un negozio, la saturazione arriverà con la collezione marimekko per h&m la primavera prossima.

(tutto ciò è divertente, ma dà anche quel sottile senso di svuotamento – un sentimento probabilmente poco democratico – di quando le cose che hai dovuto faticosamente cercare prima di farle tue diventano ampiamente disponibili.)

con i film sugli anni 60

non stiamo un pochino esagerando? (e se lo dico io.)

comunque ringrazio per l’abbondanza di across the universe, puro rapimento visivo, irresistibile anche se in fondo voleva solo dirti che le canzoni dei beatles sono sempre belle ieri e oggi e in qualsiasi condimento, che la gioventù è una gran bella cosa, che i 60s erano un periodo eccitante (più al greenwich village che a liverpool peraltro). ma del resto, perché non lasciarselo dire da julie taymor, lei c’era e ha pure lavorato con bread and puppet.
mixed reviews

di factory girl si possono solo guardare i vestiti (pare
ricostruiti o ritrovati con cura filologica); è imbarazzante quanto la
protagonista risulti poco carismatica, a dispetto di ciò che viene
ripetuto dall’inizio alla fine del film, la solita banale ricostruzione
di ascesa e caduta di un personaggio di culto, superficialissima e
stravista. (Say what you will about Andy Warhol’s movies —
they may have been boring, but at least they weren’t as dull as as
“Factory Girl”
)

il mio preferito, pur nella sua voluta bizzarria, forse resta i’m not there. dovrei rivederlo.
(certo è proprio un gemello di across the universe, comprese citazioni di spettacolo circense – bizzarro, che siano stati girati quasi contemporaneamente.)