il futuro non è scritto

vedendo il film su joe strummer (in una delle salette del centrale, per una volta fitta fitta, in un clima da carboneria – ma a milano non poteva uscire in una sala normale? no?), tutto fitto di informazioni e immagini com’è, si impara parecchio.  inoltre alcuni dei miei attori preferiti dicono cose sensate (meno male, anche perché di john cusack ho appena visto in tv il brutto film the contract – ma qual è il problema? non si trovano parti da mezz’età?)

al momento, trattengo in particolare che:
il murale del video è a nyc, 132 avenue A – non che sia bellissimo, d’accordo, però c’è.
– nel mio viatico per l’andalusia (composto dalle «canzoni spagnole» caleiane,  alcuni episodi di nella terra di don chisciotte di welles e  un file degli alhambra tales, tutto sbattuto sull’ipod) mancava inequivocabilmente spanish bombs e la nozione che strummer fosse arrivato a granada sulle tracce dei luoghi di lorca.  (le riprese delle interviste con l’alhambra sullo sfondo sono fatte dal sacromonte, o forse un po’ anche dalla “piazza degli hippies” in cima all’albaycin.)

daniel day-lewis

con there will be blood arriva al terzo capitolo della sua epica americana, dopo l’ultimo dei moicani e gangs of new york.  a questo punto i film in costume  – contiamo anche camera con vista, l’età dell’innocenza, the crucible che non ho visto – prevalgono tanto nettamente nella sua filmografia rispetto all’asse jim sheridan e alle varie ed eventuali* da relegare a un oscuro passato l’esordio come protagonista in my beautiful laundrette.
furibondo, dolorante, storpio più nell’anima che nel corpo, daniel-daniel estrae l’oro nero dalle viscere della california più fangosa e polverosa che si sia mai vista, gettando con vigore luciferino le basi della nostra ormai stanca modernità a scoppio.
un film desolato e pieno di musica, sempre addosso ai personaggi, una specie di dead man realistico.
(ah, i tempi spensierati di fergus o’connell dentista in patagonia)

* ma the ballad of jack and rose è uscito in italia? pare ci sia anche lì l’inquietante paul dano.

sweeney todd

e l’annosa questione della vendetta: i film in cui il protagonista per tutto il tempo persegue una sanguinosa vendetta hanno di solito gli ingredienti per piacermi, eppure difficilmente mi piacciono fino in fondo, perché ho un problema a identificarmi col meccanismo.  non sono vendicativa, forse mi manca un ingranaggio essenziale.  o forse mi trasformerò in lady vendetta solo se adeguatamente provocata?
comunque, sia del corvo – per dire – sia di sweeney todd apprezzo la gotica cupezza e pure mi ci crogiolo, però sono fumettoni dove i personaggi risultano proprio un po’ troppo monolitici, alla fine. (park chan-wok è lì anche lui in buona compagnia, però va ben oltre il fumettone.)
lamentela di p: ma quand’è che tim burton smette di fare i cartoni animati e torna a fare i film?
(posso anche essere d’accordo, però prima lasciamogli fare alice!)

un’altra non-collezione

vintage handbags
(mi ostino a usare i brutti photo album di typepad per le foto veramente troppo brutte per finire su flickr – però mi sa che non li utilizza più nessuno, non li aggiornano minimamente.)

e comunque, nonostante la  pervicacia con cui perseguo tali perverse evasioni rétro, non ho perso il contatto con la realtà al punto da non notare che oggi fa un caldo soprannaturale.

continua la provvista di amuleti

me lo sentivo, che per il 2008 ce n’era un bisogno inesauribile.
si fanno arrivare improbabili pacchetti da  st. petersburg florida, lincoln nebraska, kingston upon thames – altrettanti premi per aver impegnato qualche minuto e qualche dollaro su internet.
(la spilla/ciondolo di bachelite, invece, l’ho trovata vicino a casa; non è d’epoca ma è bellissima)