
adesivo dal cellophane dell’lp around the world in a day di prince & the revolution.
(anche per la serie: qui non si butta via – quasi – niente)
visto assai poco, come ormai da molti anni a questa parte.
soul kitchen di fatih akin: dove ritroviamo l'amico birolo e senz'altro si ride, ma senza che il film lasci tracce durature purtroppo (però si vede un pochino amburgo)
lebanon di samuel maoz: vincitore del leone d'oro a venezia, interessante ma secondo me discutibile: l'idea di far vedere la guerra dell'82 dall'interno di un carro armato per tutto il film, con le percezioni del suo equipaggio spaventato di soldatini di leva, dall'iniziale crudezza si riduce a un iperrealismo da videogioco, molto astratto.
honeymoons di goran paskaljevic: niente male. c'è meno la sua vena surreale e più vita quotidiana, in questo caso albanese.
life during wartime di todd solondz: questo sì, mi è proprio piaciuto. è imbarazzante ma non mi ricordo se ho visto o no il precedente happiness (in teoria, dovrei). sono stata resa edotta che i due film cominciano con un'inquadratura quasi identica.
che debba esserci una mostra di yayoi kusama al pac di milano da novembre: fonte londinese (ci sono arrivata via engadina), a oggi nessuna notizia googlabile in italiano – forse deve restare un segreto, chissà – tantomeno sul sito del pac che poi è il sito del comune (solo una traccia in un comunicato).
a proposito di svizzera, lo sapevate che daniel spoerri ha ricevuto l’ambrogino d’oro?
e già che ci siamo: elvetismi.
(non ricordo dove leggevo della difficoltà di rendere cose buffe del francese canadese nella traduzione italiana di un romanzo francese: io forse mi sarei ispirata all’italiano ticinese.)
recuperando notizie dopo il blackout allergico, mi sono accorta che jim carroll è morto l'11 settembre.
(quel giorno neppure io mi sentivo molto bene, alla groucho marx o woody allen che dir si voglia.)
di questo personaggio commovente a me piacevano i dischi ma prima o poi mi deciderò a leggere basketball diaries, sulla lista da 25 anni almeno (prima impossibile da trovare, però negli anni 90 fu tradotto per frassinelli da tullio dobner, e dopo ancora avrei pure potuto comprarmelo online…)
non ho neppure visto il film con dicaprio, is it any good?


sprofondo in una delle mie fasi regressive: non è colpa mia se su hallmark trasmettono a ripetizione i poirot della granada, con quella meravigliosa ambientazione déco fin nei minimi particolari…
poirot’s apartment building (florin court, londra)
