5 nuovi racconti di antonia byatt

escono raccolti nel volume little black book of stories. Questa recensione assai accattivante è di ali smith, la scrittrice scozzese di hotel world, un libro dalla fuorviante copertina rosa-smalto-per-le-unghie che avevo letto volentieri per lo stile (anche se i romanzi di storie singole che poi risultano intrecciate non sono proprio i miei preferiti).

di a. byatt ho letto possessione, la vergine nel giardino, still life, la torre di babele, il fiato dei draghi e angels and insects (due racconti lunghi che forse dovrei rileggere perché non mi ricordo nulla). the biographer’s tale giace da anni in una pila di libri in attesa del «momento giusto», ma la signora non dà tregua, e continuano anche le traduzioni italiane (di solito di anna nadotti per einaudi). in fondo negli ultimi anni è tra gli autori che ho letto più assiduamente. una fedeltà che non è mia abitudine, soprattutto verso chi scrive tanto, ed è così presente anche sui giornali. credo che a.b. di recente abbia addirittura trovato il tempo di recensire harry potter.

stepford

sul new york times ira levin commenta il successo del titolo del suo romanzo the stepford wives (la fabbrica delle mogli, garzanti 1977) per indicare personaggi di una perfezione meccanica e stereotipata: ormai stepford è entrato nel vocabolario come aggettivo, non solo per mogli ma anche per mariti o altre cose. levin coglie anche l’occasione per auspicare che il prossimo remake del film sia più… aderente – nei costumi delle signore – al libro.

I’ve been chasing ghosts, and I don’t like it

è uno dei frammenti di canzone che, per la combinazione unica di testo, musica o chissà, tengo appiccicati in testa come francobolli su una lettera già spedita. ce ne sono altri, ovviamente. se opportunamente brevi, si prestano tutti a fare da titolo a un blog (happy when it rains, per esempio: mi sentirei di regalarlo, solo a referenziatissimi).

dying on the vine è la mia canzone preferita di john cale. john cale non l’ha suonata nel concerto del 17 novembre. sarebbe scorretto dedurne che quel concerto mi è piaciuto meno di altri? e che per questo ho tardato a cata(b)log(g)arlo (accumulando anche un piccolo senso di colpa in merito)? forse, o forse no. fatto sta che l’impressione residua dell’evento si può chiarire con un confronto tra il biglietto caleiano del 1997 e quello del 2003. ecco, l’effetto è un po’ quello lì.

peraltro, johnny (con questo improbabile vezzeggiativo – se non addirittura giovanni, forse per citare un pezzo dell’ultimo disco – lo chiamavano due vicini di sotto-il-palco: credo fosse per questo che lui rifuggiva ostinatamente dal guardare il pubblico) ha sempre il suo splendido vocione, ha deliziato gli astanti esibendosi in venus in furs (fa un certo effetto sentir cantare quel I am tired, I am weary da uno sopra i 60: aggiunge qualcosa, credo), e i pezzi nuovi li ha suonati con un’incisività che poi mi ha fatto ascoltare hobo sapiens con interesse maggiore (per adesso, però, l’unica canzone alla sua altezza mi pare magritte). la band era simpatica. lui in forma, benché un po’ riservato. quei pezzi in cui imbraccia la chitarra acustica, sempre belli. e allora, cosa? gli anni passano, ecco cosa.

bizzarro, il filo conduttore degli ultimi concerti visti: over 50 (anni) e/o under 300 (persone)… dai wire (la cosa più punk, meno fronzoli da un bel po’ di tempo in qua) a I am kloot (mirabile sintesi di cinismo e calore). E cale, che di certo ha avuto più soldi (e più vanità) dei wire per curarsi denti, salute e guardaroba.

su Jacques Tourneur


Jacques Tourneur, the Cinema of Nightfall, di Chris Fujiwara, McFarland & Co, 1998.

Jacques Tourneur, ou la Magie de la suggestion, di Michael Henry Wilson, Centre Pompidou, 2003.

Fearing the Dark, the Val Lewton Carreer, di Edmund G. Bansak, McFarland & Co, 1995.

Ecrits de Jacques Tourneur, presentati da Jacques Manlay, Rouge profond, 2003. Con un DVD che contiene l’ultima intervista del regista, rilasciata nel 1977.

il tutto da libération, che mercoledì ha pubblicato un articolo sulla retrospettiva completa di tourneur al centre pompidou di parigi.

ivan illich

la bruno mondadori sta per ripubblicare le sue opere, non più disponibili in italiano (alice dà come esauriti i libri in edizione red degli anni 90, mentre risultano reperibili nella vigna del testo. Per una etologia della lettura, cortina 1994, e h2o e le acque dell’oblio, macro edizioni 1998). numerose le risorse in rete, tra cui parecchi
testi online (anche audio) e questa bibliografia.
(via radiopopolare)

ipodismo

sport che può capitare di praticare in un piovoso lunedì mattina, in assenza di qualsiasi altro mezzo di trasporto per andare in ufficio. è in grado di rivelarsi esperienza non punitiva bensì esaltante, a patto che la scatolina bianca contenga un certo disco dei waterboys dal vivo nel 1986. l’esercizio dell’ipodismo viene allora scandito, a differenza di quanto potrebbe avvenire con altre colonne sonore, non da batteria o basso (che nel disco di cui sopra possono suonare alquanto tradizionali) ma dal ritmo irresistibile generato da un violino folk, o fiddle. la tensione impressa dal detto strumento all’esecuzione dei brani, unita alla visionaria energia sprigionata dall’interpretazione vocale, attraverso la pratica dell’ipodismo viene riscattata dalla distanza spazio-temporale per invadere – complici condizioni meteorologiche suggestivamente evocanti le terre d’albione e oltre – la (squallida quotidianità della) città contemporanea. gli effetti positivi si verificano anche trascurando di indossare calzature idonee, ma in questo caso va preventivata la perdita di un soprattacco, se di dimensioni sufficientemente piccole per infilarsi negli interstizi del pavé.

suoni in rete

ubuweb ha una sezione di «sound art» che raccoglie varie cose interessanti, dalle letture poetiche alla musica contemporanea (e l’ultimo nastro di krapp di beckett, interpretato da jack macgowan); nel sito c’è anche una serie di trasmissioni radiofoniche sulle possibilità di sperimentazione in radio. il che mi ha fatto venire una gran nostalgia di audiobox (e non ho trovato nulla da linkare su audiobox! è uno scandalo!)