visioni eterogenee

di fine/inizio d’anno. andare al cinema, si sa, è una delle cose per cui vale la pena di andare a parigi. px diceva: riusciremo a vedere un film di melville? pronti. non un bensì il film di melville, le deuxième souffle. che, caso strano, ha anche in italiano un titolo bellissimo, seppure un po’ lungo: tutte le ore feriscono, l’ultima uccide (traduzione del motto latino che si vede su certe meridiane e che, via melville, dà il titolo a un archivio per ora poco nutrito di questo blog, quello a sfondo più, boh, esistenzial-autobiografico). però il massimo della ricercatezza (o della coincidenza) è proiettare questo film il 29 dicembre, che nella storia è il giorno della rapina fatale… basta, non dico altro.

primo film dell’anno, invece, il dracula danzerino e cinese (più comica che film espressionista, nell’adottare il muto e il bianco e nero) di guy maddin. non sarebbe male vedere i suoi film precedenti; in francia un paio sono usciti in sala.

secondo film dell’anno, a mo’ di bentornato, un italiano che si vede tutto d’un fiato, caterina va in città di virzì. immagino sia un po’ preoccupante identificarsi con la protagonista avendo più doppio dei suoi anni, non?

il corso d’aggiornamento in pop indipendente

che invocavo giorni fa, dal basso della mia negligenza musicale durata qualche anno, ovviamente esiste: indiepop.it. dunque, la negligenza è finita: esiste internet, che diamine. sono state adottate fiduciosamente le necessarie migliorie tecnologiche per agevolare l’ascolto, tra le pareti domestiche e fuori. basterà questo a spianare la via verso la mezza età a una «vivace inclinazione» per la musica? sarà possibile continuare a nutrirla senza essere né giovani né professionisti del settore né ridicoli nerd né adepti di una setta segreta né pateticamente rétro? c’è un’intera generazione che si pone questo problema o sono le solite paturnie di fine anno?

christiane cassan

detta kiki è una signora americana (belga d’origine) con un senso dell’umorismo trascinante e un tratto tuttora meravigliosamente sixties e pieno di fantasia. il suo libro più recente è the butterpop café. ne ho visti altri a casa della nostra comune amica, e sono bellissimi. in rete ho trovato solo un paio di sue vecchie copertine, ma purtroppo non il manuale di bellezza per teenager degli anni 60…

blog 1817-1832

apprendo, sempre da libération, che finora non esisteva una traduzione integrale in francese (o in nessun altra lingua, se ho capito bene) dello zibaldone di leopardi, il papà di tutti i blog italici.

armi con le ali

s’intitola l’articolo di monbiot di questa settimana, sul centenario dell’invenzione dell’aeroplano. ben lungi dall’unirsi al coro di retorica sul progresso, il severissimo gm ci ricorda che i fratelli wright hanno pensato, progettato e venduto al governo degli usa l’aereo non come strumento per andare a spasso ma come macchina da guerra, diventata un’arma di distruzione di massa usata senza il minimo scrupolo nei conflitti mondiali e in vietnam. ma ce n’è anche per i voli commerciali: un passeggero di un volo andata e ritorno inghilterra-florida produce più anidride carbonica di un automobilista medio in un anno (e recentemente l’organizzazione mondiale della sanità ha calcolato che i cambiamenti climatici uccidono 150.000 persone l’anno). Il caro george a natale non diventa più buono, anzi. e lo amo per questo, ma solo perché ho la coscienza sgombra: stavolta in vacanza ci andiamo in treno.

refusi memorabili

sono anni che mi riprometto di scriverli. devono essere veri (provenienti da un testo realmente pubblicato o esposto o consegnato così) e avvistati da me o da testimoni diretti di comprovata fiducia. comincio oggi che me ne hanno riferito uno delizioso: giardini prensili. e già che ci sono ne registro altri due:
– un cartello reclamizzante la vendita dei giubbini con catari frangenti
– ottanta ciccioni morti in piazza duomo (la mia teste dice che apparve su repubblica).