visto che oggi

1. fa molto caldo,
2. ho appreso da it’a sad and beautiful world che c’è il disco nuovo di stan ridgway e soprattutto che è bello,
3. ho letto un post di argomento radiofonico su milton,

trovo sia la serata ideale per risentire il meraviglioso album the big heat – anche a perenne gloria della trasmissione radiofonica d’alta lombardia che portava lo stesso meraviglioso nome, testardamente diffusa per anni dalla stessa persona che adesso testardamente produce questi dischi (niente paura, è un bravissimo ragazzo, prova ne sia che mi ha lasciato trasmettere con lui per un sacco di tempo).
sarebbe anche un modo per segnalargli che ho questo blog: modo un po’ obliquo, visto che non ho mai dato l’indirizzo a nessuno che conosco. ci arrivino da soli, diamine, le regole sono uguali per tutti.

a pensarci, fare quella trasmissione là era un po’ come fare un blog ma senza commenti… solo qualche telefonata (poche) ogni tanto. era di sera, e al di là sembrava tutto buio.

(tranne la colata dell’acciaieria.)

ospite per il finesettimana

arriuna cinepresa 16mm (la mitica arri) che ha avuto, mi dicono, una vita più avventurosa della mia. per esempio deve aver seguito degli arrampicatori in posti impervi – ne rimane traccia nel pezzetto di corda da montagna che si vede ingrandendo la foto.

scaffali: jarman

derek jarman, a portrait, thames and hudson, london 1996
derek jarman, a cura di l. leconte, o. mai, g. minerba, l’altra comunicazione, torino 1991
• gianmarco del re, derek jarman, il castoro, milano 1996
• derek jarman, a vostro rischio e pericolo, ubulibri, milano 1994
• derek jarman, wittgenstein, ubulibri, milano 1993

(non c’entra, ma se a qualcuno interessa un pellegrinaggio a dungeness… io prima o poi ci vado)

sono sempre l’ultima a sapere

apprendo a pranzo da «vivimilano» che comincia oggi la retrospettiva di jarman da me tanto – o almeno un po’ – attesa (arriva dalle iniziative britanniche a roma per il decennale della morte). ovviamente non si trova un programma in rete neanche a pagarlo (non che io sia disposta a pagarlo – ho mai parlato male del sito della cineteca? no?).
per decidere se stasera devo imbottirmi di nimesulide e andare a vedere jubilee farò così: metto su la cassetta, e verifico la presenza di reazioni viscerali (alla bruttezza della copia o alla bellezza del film) che mi spingano a uscire. domani alle sette invece vorrei proprio andare a vedere i cortometraggi e procurarmi un PROGRAMMA (ci sarà almeno cartaceo, no?)

per l’occasione riesumo e archivio qui un altro paio delle mie stagionate paginette di cinema: una sommaria chiave di lettura della filmografia di jarman e una recensione di caravaggio.

soluzione all’italiana: cambiare tutta la testina

ora si sfoggia una stanton L720 EE soi disant «universale». la prossima volta mi rivolgo davvero ai neozelandesi. comunque, per festeggiare la soluzione, nonché un enorme raffreddore che secondo me giustifica assenza dal lavoro, sto ascoltando il lato b di bossanova (prima di andare non down to the well ma down to the doctor’s per il certificato medico da portare in ufficio domani).

una prece

per un sansui PD-15 (automatic direct drive turntable) in cerca di una puntina nuova.
ora l’ho spostato, ma prima stava sull’itinerario di certe scorribande feline e dev’essere stato un inseguimento particolarmente feroce a spingere il coperchio, far cadere il braccio e spezzare la puntina (in alternativa, un poltergeist).
oggi px prova a cercarla a milano, ma io sono tranquilla, tranquillissima. perché nel frattempo ho scoperto il paradiso della puntina: styli. una presenza in rete con funzioni ansiolitiche fenomenali per chiunque si ostini a tenere in funzione un giradischi. che m’importa se la ditta è in nuova zelanda? they ship worldwide.

a real cool time

torinoangeloè arrivare in un terso pomeriggio d’estate in un parco torinese a piazzarsi al fresco sotto un albero, a guardare i pensionati che giocano a bocce, per la maggior parte a torso nudo, e i fan degli stooges stravaccati sotto gli altri alberi, per la maggior parte vestiti. e passare tutto il tempo a ridacchiare senza leggere neanche una riga dei giornali che ci si è portati dietro, anche perché la mescita della guinness inizia alle cinque del pomeriggio.

un po’ più tardi arriva il momento del corroborante hot dog e anche di avvicinarsi al palco, dove tutti se ne stanno placidamente seduti aspettando il crepuscolo e l’arrivo del gruppo spalla. ma supercool è dimenticarsi in un attimo di quei tamarri del gruppo spalla quando entrano correndo sul palco alcuni individui che erano già lì a cambiare il rock’n’roll quando io avevo un anno, e in pochi secondi scatenano un’onda di marea che mi porta su e giù mentre iggy balza a destra e a sinistra e io ci vedo benissimo e rido per tutto il tempo delle prime canzoni, finché non è meglio accompagnare un po’ più indietro la mia amica pa.
torinomarshallormai a distanza di sicurezza, rimaniamo impietrite mentre iggy fa salire sul palco una masnada di fan scatenando un vero caos, e poi la scaletta si addentra tra i più ostici fiati di fun house. verso la fine del concerto ritroviamo un po’ della nostra comitiva dalle parti del mixer, in tempo per saltare insieme come molle durante la seconda, ancor più devastante (possibile?) versione di i wanna be your dog. la birretta di decompressione al tranquillo chiosco del parco è assolutamente insufficiente a smaltire il rimbombo nei timpani, un simpatico ricordo destinato a indugiare per parecchie ore (px, che è stato davanti tutto il tempo, ne denunciava tracce ancora ieri sera).

credo a questo punto di aver degnamente posto rimedio due mie lacune piuttosto gravi, ovvero: 1. non essermi resa conto per molto tempo che il primo album degli stooges (non per nulla prodotto da john cale) stava lassù nell’empireo dei Debutti Inarrivabili insieme a quelli dei velvet e dei doors; 2. non aver mai visto iggy pop dal vivo fino all’altro ieri. dico, non avrei mai pensato che del rassicurante slogan «non è mai troppo tardi» potesse esservi incarnazione tanto luciferina.