«non è quello un posto dove naturalmente ci dovrebbe essere un prato: dunque il prato è un oggetto artificiale, composto di oggetti naturali, cioè erbe. il prato ha come fine di rappresentare la natura, e questa rappresentazione avviene sostituendo alla natura propria del luogo una natura in sé artificiale ma artificiale in rapporto a quel luogo.» (calvino, palomar – citazione di seconda mano, non l’ho letto).
Autore: alba
a come acqua
un dotto contributo del giardiniere a questi «lunedì vegetali» (io più tardi magari ne inserirò uno, letteralmente, terra terra. intanto anche untitled io mi ha aggiornato privatamente sul contenuto del suo balcone – a lei decidere se metterne a parte l'universo mondo; chiunque abbia un weblog ovviamente può aderire al mbb).
questa settimana le lussuose immagini proposte da s. galleggiano a pelo d'acqua e, per chi vuole, dall'acqua fanno emergere figure simbolo – rispettivamente – della vita, del sesso, della morte.
(del quadro di waterhouse – acqua anche nel nome dell'autore! – ho tenuto questa bella immagine anche se è un po' tagliata. chi condivida la mia fissa sul confronto delle riproduzioni artistiche in rete può vedere, per esempio:
manchester art gallery
jwwaterhouse.com
un sito sui preraffaelliti)
deep end,
che è un finale ma anche il lato profondo della piscina, è il titolo originale di la ragazza del bagno pubblico di skolimowski (1970, è uno dei film «inglesi») e la pellicola che proiettano qui a milano è tutta rossa rossa rossa come i capelli di jane asher, che ha un impermeabile giallo lungo fino ai piedi e gli stivali bianchi. diana dors è grassa e si eccita pensando a georgie best. c’è quasi altrettanta neve che in radio on, ma è a colori. e se quello era un film tedesco girato in inghilterra, questo è un film inglese girato in germania (lo straniamento è benvenuto).
cercando link su questo film, ecco apparire:
un profilo di js da senses of cinema
il brano di cat stevens della colonna sonora (ma c’entrano anche i can)
una recensione dell’epoca.
suddenly
nikki sudden fa uscire un nuovo album e dovrebbe suonare in italia fra il 5 e il 15 novembre (oltre a fare, particolare interessante, un diluvio di date in germania).
è uno di quei personaggi che tendo a seguire volentieri – nonostante la faccenda possa rivelarsi a volte noiosa – per mera indulgenza e attaccamento viscerale a canzoni come shame for the angels. insomma, se riesco ad andarlo a sentire è facile che mi ci compri persino la maglietta (ammesso che ci sia).
update: ns arriverà probabilmente a fine novembre inizio dicembre, grazie a simone caltabellota e lain, che diventa anche un’etichetta discografica e gli pubblica il disco in italia (oltre a pubblicare tra i libri nientemeno che l’autobiografia di julian cope). gli perdoniamo la melissa? gliela perdoniamo.
louis wain (1860-1939)
i suoi gatti sono bruttissimi. antropomorfi, stucchevoli, tardovittoriani. eppure louis wain, popolarissimo in vita per le illustrazioni feline che divennero l’ossessione di tutta la sua esistenza, è oggi oggetto di culto (adorato da david tibet e nick cave, per dire), forse proprio perché il cattivo gusto delle sue immagini appare di una commovente ingenuità una volta messo tra virgolette dal suo destino maledetto.
gallerie: chris beetles e henry boxer.
futura a colazione
a tenere tutto, si rischia di ritrovarsi con le scatole di orzoro del 73. io vi ho avvertito.
qui uno straziante particolare.
(e, no, non ho voglia di rifilare la foto)
il mio metodo di archiviazione sta prendendo piede
mente locale su: tibor kalman
monday bud blogging?
oggi dibattevo oziosamente tra me e me dell’opportunità di dedicare uno «scaffale» ai romanzi di ordine elencatorio-enciclopedico, quand’ecco mi giunge come una ventata d’aria fresca la proposta del Giardiniere di istituire un monday bud blogging. mica ci siamo detti bene in cosa potrebbe consistere (e si attendono i suoi prossimi contributi per scoprirlo), ma io, a vedere gli anemoni sbocciati sul suo balcone, trovo subito da apporre una glossa tristemente autobiografica: riguarda il balcone dove ho esiliato quest’estate la clivia che non amo più.
le volevo bene, l’avevo recuperata da un ufficio sottraendola all’artificiosa climatizzazione, e per alcuni anni siamo andate d’amore e d’accordo, con tanti fiori arancione. poi, non so. prima di tutto siamo rimaste male entrambe quando è caduta dal davanzale sul pavimento a causa di una finestra sbattuta,e il suo bel portavaso a strisce si è rotto. poi forse i gatti le hanno dato un morso di troppo e lei se l’è presa, fatto sta che non è stata più bella come prima. e intanto aveva prodotto un germoglio, e io avrei dovuto trapiantarlo, e invece non l’ho fatto. per finire, l’ho sottratta alla mia vista durante i mesi caldi per non avere sott’occhio questo mio fallimento… ma ora arriva l’autunno, e dovrò assumermi le mie responsabilità.
e voi, cosa esponete e coltivate (o cosa nascondete) sul balcone?
invidia
per chi la settimana prossima passerà le mattinate al cinema anteo di milano a vedere heimat 3 fresco fresco da venezia (ma le recensioni non ho voluto leggerle).
stavolta sono 6 film.






