weeks run towards their end
like they knew where they’re going
(i’m stuck with socks to mend.)
weeks run towards their end
like they knew where they’re going
(i’m stuck with socks to mend.)
il caso vuole che abbia appena parlato al telefono con l’amico su richiesta del quale, perlomeno dieci anni fa (termine ante quem) scrissi un elenco di dieci libri che avessero fatto qualcosa al mio cervello. credo che l’idea fosse di stenderlo in tre o quattro persone, poi vedersi e parlarne, cosa che a quanto mi ricordo non è mai avvenuta.
visto che di recente mi è capitato in mano, lo ricopio tal quale.
l.m. alcott, piccole donne
philip norman, shout
gadda, la cognizione del dolore
camus, la morte felice
casetti, dentro lo sguardo
pessoa, il libro dell’inquietudine
bachmann, malina
böll, opinioni di un clown
melville, moby dick
contini, letteratura italiana dalle origini al 400
montale, le occasioni
ci sono: il primo libro avuto in regalo e letto per intero all’età di sei anni, riletto in seguito almeno sedici volte; un libro a cui già accennavo qui; un libro di cui non possiedo una copia e di cui non mi ricordo nulla, a differenza di altri dello stesso autore; due libri dell’università, nella fattispecie uno di semiotica e uno di filologia; un libro uscito in traduzione italiana nell’86; il numero tredici della collana fabula di adelphi; due libri italiani da mettere in qualsiasi lista in qualsiasi momento; un classico letto a un’età impropria; uno dei pochi e, forse, degli ultimi libri tedeschi che ho letto.
credo di veder comparire qui in cifra (attraverso una traduzione) anche l’opera omnia di pavese, leggendo la quale guarii dalla fine di un amore infelicemente vivo innamorandomi perdutamente di uno scrittore morto. ma quanti sarebbero i libri da citare, quelli dell’età impressionabile che a un certo punto finisce, e oltre la quale ci sono più che altro libri belli o libri buoni, raramente libri sconvolgenti.
“you gave me hyacinths first a year ago.
they called me the hyacinth girl.”
– yet when we came back, late, from the hyacinth garden,
your arms full, and your hair wet, I could not
speak, and my eyes failed, I was neither
living nor dead, and I knew nothing,
looking into the heart of light, the silence.
con mia grande soddisfazione, le pro-post(e) del Giardiniere stanno prendendo un ordine alfabetico (anticipando mirabilmente una cosa di cui poi vi parlerò).
questo balcone giunge a ideale complemento degli scaffali di cui si discorreva, con le medesime qualità rivelatrici,* in particolare come microesempio di giardino dove coltura e cultura sono una cosa sola e l’immagine dei giacinti – dai colori falsamenti autunnali ma in realtà, com’è naturale, primaverile – conduce a un riferimento letterario (eliot, la terra desolata) oltre che a quello mitologico, trionfante dove giacinti e narcisi sono vicini. a proposito dei miti da cui questi fiori prendono il nome – questi giovinetti morti per amore, l’uno della propria immagine, l’altro di apollo – s. teorizza un «complesso di giacinto», applicabile a chi si lascia distruggere da un rapporto amoroso, se ho capito bene.
(ma come sempre a me i fiori piacciono molto anche solo così, da guardare.)
* a proposito, commentando questa cosa sul weblog di gattostanco si diceva che su internet si vedono splendide foto di fiori, ma raramente gli attrezzi da giardinaggio: s., consideralo un suggerimento.
• james cain, la fiamma del peccato, trad. di m. martone, garzanti, milano, 1966 • truman capote, colazione da tiffany, trad. di b. tasso, garzanti, milano, 1992 • roddy doyle, the commitments, minerva, london, 1991 • joseph kessel, belle de jour, gallimard/folio, paris, 2003 • pascal quignard, tous les matins du monde, gallimard/folio, paris, 1995 • georges simenon, les fiançailles de monsieur hire, fayard/presses pocket, paris, 1994 • walter tevis, l’uomo che cadde sulla terra, trad. di g. pignolo, mondadori/classici fantascienza, milano, 1982 • jim thompson, rischiose abitudini, trad. di a. veraldi, longanesi, milano, 1991 lo stesso impulso mi porterà a prelevare dalla collezione fanucci di pi io sono leggenda di richard matheson, mentre do androids dream of electric sheep continua a lampeggiare da vent'anni tra questi desideri film-indotti senza mai atterrare sullo scaffale, chissà perché.
volevo fare una lista come quella fatta da totentanz l’altro giorno: «i dieci dischi che mi hanno cambiato…», ma non ci sono riuscita. all’inizio mi pareva facile, poi la lista cominciava a sbrodolare in una dei dischi più belli o più amati, e siccome non era questo il senso, l’ho piantata lì.
di sicuro mi hanno cambiato le orecchie: ai primordi, la cosiddetta «raccolta rossa» dei beatles (se l’orecchio per il pop non si appuntisce lì, non accadrà mai più), e anni dopo brilliant trees di david sylvian (la scoperta della ricerca a partire dal pop). questi tra i dischi che ricordo di aver preso io volontariamente in mano, senza sapere bene cosa avrebbe voluto dire. ma in realtà mi accorgo che a cambiarmi le orecchie bastano incontri ben più fortuiti.
sono iscritta alla newsletter di photo friday, ma finora ero stata sempre troppo pigra per fare una foto apposta, e anche per recuperarne una già fatta. oggi però non ho potuto esimermi.
se gli angeli esistono, sono pelosi.

(scan of a colour film print)
non so, forse vorrebbe ormai un titolo più frivolo come «show me your shelf» o «vuoi salire a vedere i miei scaffali?», questo svelamento di lacerti delle rispettive personalità attraverso tali scorci in qualche modo intimi. questi i contributi promessi: dal giardiniere, che si conferma un esteta in tutto e per tutto con questa immagine dalla luce raffinata in cui colette e forster si accostano in un’armonia di colori floreali, e da stefano, che per mancanza di spazio è passato, come me, alla disposizione dei libri in orizzontale (ma i miei stanno mooolto peggio, sono anche in doppia fila). qui l’occhio mi cade non sulle cose più illustri ma sul volumetto giallo dell’editrice bibliografica, di una collana ben nota a chi fa lavori di redazione, nonché sul manuale della perfetta gentildonna, di cui mi venne regalata a suo tempo una copia con autografo di busi. e già che ci siamo, un giretto sul blog di leslie weiner, che ha una galleria fotografica dal titolo eloquente.
per il concerto dei current 93 di sabato.
in cd ho: thunder perfect mind, earth covers earth, lucifer over london, tamlin, all the pretty little horses (il disco dove i due fan di louis wain s’incontrano). in vinile looney runes e soft black stars. cose più vecchie: su cassetta. cose più nuove: niente.
mi vengono inoltrati resoconti entusiasti dai concerti di lisbona… speriamo bene. ero stata un po’ put off dal tema parareligioso del festival in cui sono inseriti i concerti di torino. come potrei spiegarlo, a tibet, che il suo folk apocalittico mi piace tanto ma del suo sedicente patripassianesimo non me ne importa niente? eh. (non sarò la sola, però.)
letteralmente, stavolta: lo scatto logico è del Bibliotecario, che mi ha mandato delle foto della sua libreria. in quest’era elettronica potrebbe diventare prassi comune tra persone che iniziano a conoscersi, in ogni caso molto meglio che mettere le faccine sui weblog, secondo me.
del resto esiste un rispettabilissimo voyeurismo dello scaffale, che è il motivo per cui alle feste mi vedrete sempre schiacciata contro le pareti, non (solo) per fare tappezzeria ma per guardare che libri ci sono (se ce ne sono – e il nostro contributor condivide con me questa preoccupazione oltre che questa propensione).
una foto è di classici di lingua inglese, due sono miste – libri illustrati e non, di altezza simile. tra quelli qui a fianco alcuni li ho anch’io: i libri di griffin e sabine (però in italiano – ma c’è un altro libro di nick bantock! non lo sapevo!), seminario sulla gioventù, il libro degli gnomi (desiderato fin dall’infanzia ma comprato due anni fa).
i vanilla studios dei famosi vanilla tapes dei clash erano in causton street a pimlico. nella primavera del 79 strummer viveva in un palazzo di world’s end, a chelsea. così, per sapere.
(via the clash site di don j. whistance: un’enormità di foto dei luoghi clashiani – andare in fondo all’homepage e cliccare start the clash journey).