filastrocche come vengono

weeks run towards their end
like they knew where they’re going

(i’m stuck with socks to mend.)

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8 risposte a "filastrocche come vengono"

  1. s. settembre 30, 2004 / 2:13 pm

    sempre se posso permettermi, così a orecchio… “as if they knew where they went” non suona meglio? …mi sa che ci guadagna anche la consecutio temporum – ma dovremmo sentire il parere del maestro… ma sì! avi, il nostro maestrino nella provincia francese!

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  2. rose settembre 30, 2004 / 2:51 pm

    ah, caro s., non suona meglio perché a me interessa solo la metrica, null’altro che la metrica…
    comunque non mi pare ci vada went (comunque lo si voglia intendere).
    ma se minacciano di generare disquisizioni grammatical-sintattiche, di strofette non ne pubblico più!

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  3. s. ottobre 1, 2004 / 9:24 am

    solo la metrica… è interessante. è un po’ come se di un giardino ci occupassimo solo dei suoi confini… e non si dà giardino senza margini, non c’è poesia senza metrica. concentrare tutta la nostra attenzione ai “limiti” convenzionali di un mezzo di espressione per esplorarne a pieno le potenzialità.

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  4. rose ottobre 1, 2004 / 11:26 am

    è più come se per un giardino facessi a priori un disegno con una suddivisione precisa, e poi ti divertissi a riempire le aiuole con quello che ci sta, facendo degli accostamenti in bese a questo.
    è una regola per un gioco, benché una regola «istintiva» – che si impone da sé, insomma.

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  5. avi ottobre 5, 2004 / 5:39 pm

    la maestrina scrive: il giardiniere ha assolutamente ragione, la consecutio temporum impone “as if they knew where they went” o alla meno peggio “where they were going” o a rigor “as if they know where they are going”. la metrica serve come esercizio di stile, dopo di che tutte le regole vanno buttate a mare per creare quqlcosa di nuovo e di originale, cioè di mai pensato né detto prima. ah, i giardini più belli sono quelli dove i fiori e le piante nascono tra glia nfrattidei muri e all’ombrrra di quello che il gizrniere ha programmato…

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  6. avi ottobre 6, 2004 / 10:04 am

    la mestrina scrive: posso solo commentare con le parole del grande Scrittore (A Busi): “incapaci di sentimenti perché ignari dell’uso del congiuntivo”…

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  7. rose ottobre 6, 2004 / 10:39 am

    daccordissimo: infatti io volevo usarlo – pensavo ci volesse come in it. – prima che tu mi suggerissi di toglierlo. (qui si potrebbe ipotizzare che l’inglese sia lingua meno «sentimentale», spiegando così tra l’altro l’intraducibilità di certi testi di canzoni, trasportabili in italiano solo a prezzo di retorica o di banalità.)

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