penuria di fazzoletti tempo nei supermercati.
Autore: alba
cime tempestose
letto il post di superqueen sul film tratto da jane eyre, ho ripensato un attimo a cime tempestose come libro che mi è sempre sembrato difficilissimo da illustrare* o da riutilizzare – ma dovrei rileggerlo per poter spiegare perché – nonostante la sua popolarità coronata addirittura dalla pop song di kate bush, e dal quale difatti il cinema non mi pare abbia ricavato niente di memorabile (certo non la versione di wyler né quella di buñuel; non ho visto le più recenti – ce n’è una di rivette e un’altra con juliette binoche e ralph fiennes, bah).
per ritrovare l’inquietudine del libro conviene tornare ai disegni di balthus, che com’è noto l’ha illustrato in parte e al libro era molto legato (altre due immagini qui e qui). il che è interessante perché lo stile di balthus non ha proprio niente di gotico, non gioca a fare period pieces; scavalca insomma le suggestioni più ovvie per rintracciare del testo quello che gli interessa di più. ma del resto quello che suscita più disagio in balthus è sempre il contrasto tra certe rigidità dei tratti, certe schematicità della rappresentazione e le implicazioni tutt’altro che convenzionali del soggetto.
(si dice che questo balletto ne sia stato in qualche modo ispirato.)
* paradossalmente, quindi, si potrebbe considerare appropriata l’assurda copertina di questa mia vecchia copia.
«il tuo pensiero è a un passo dall’essere online»
è davvero perfetto come slogan per splinder. è lì a un passo, ma ci arriva solo… «appena possibile».
evasioni regressivo-creative
assodato un interesse ormai abbastanza pronunciato (per quanto superficiale ed eterodosso) per la cucina, assisto perplessa al sorgere di improvvisi impulsi verso il cucito – ho tagliato dei jeans per farci una gonna, ma devo ancora finirla e son passati mesi – la maglia – almeno una sciarpa sarò in grado di farla, credo, ma ho tenuto il modello di un poncho – e ora persino il ricamo.
però l’uncinetto no, non l’ho mai potuto soffrire. invece mi attira morbosamente l’idea di riutilizzare dei maglioni vecchi per fare del feltro, già.
sogno o son desto
«nei sogni non cerchiamo risposte che il conscio (la mente razionale) è in grado di fornire, cerchiamo risposte alle domande cui il conscio non sa far fronte. e questo è vero anche per il dramma; se la domanda che viene posta è una di quelle cui è possibile rispondere razionalmente, ad esempio come si fa a riparare una macchina, o se i bianchi debbono essere gentili coi neri, o se gli handicappati hanno diritto a essere rispettati, ci gustiamo il dramma in modo incompleto; ci siamo svagati, ma non ci sentiamo appagati. solo se la domanda posta è una di quelle la cui complessità e profondità profondità non predispone a un esame razionale, la scrittura drammatica ci sembra appropriata e le soluzioni drammaturgiche diventano illuminanti.»
david mamet, note in margine a una tovaglia, trad. di e. valdrè, minimum fax 2004
(questo è un po’ l’«elementare watson» del senso dell’arte in generale, ma siccome mamet lo formula in modo molto chiaro, mi pare utile conservare il ritaglio.)
ho scoperto di averne uno anch’io
di guardiano della libreria. si capisce che cos’è?
pinocchio: materiali
ho intenzione di spiare con interesse il progetto pinokkio di strelnik (già fondatore del necessario blob dei blog, meglio di qualsiasi aggregatore).
perché pinocchio, dopo avermi perseguitato un poco nell’infanzia come fiaba angosciante (sotto forma di libro e dello struggente sceneggiato di comencini), è tornato – a volte ritornano – sotto forma di riferimenti più giocosi ma non meno angoscianti: difficili a spiegarsi, ma forse utili tutte le volte che abbiamo bisogno di identificarci in qualcosa di più meccanico e un po’ men che umano, o forse a richiamare la «vita bambina» di cui parlava carmelo bene.
e come elemosina
è lunedì: cedo direttamente la parola al giardiniere, che ha mandato un contributo molto personale. giardino romantico, questa settimana.
«amore in elemosina chiedendo» – cantava senza pudore il Poeta dei miei anni adolescenti: il petalo di un fiore al posto di una moneta e sarei un uomo ricco… questo tesoro l’ho rinvenuto negli spogliatoi della mia cooperativa, davanti al mio armadietto. per un attimo ho pensato ho creduto che potesse essere… un segno! quindi mi sono ri-creduto: era lì per caso…
i germogli e le foglie di una peonia tesi al cielo e all’aria come mani che invocano, come mani che adorano, come mani che esultano alla luce che li illumina.
il costo di una pianta dipende dal numero dei boccioli.
per il bel fiore, cento pezze di damasco;
per il fiore mediocre cinque pezzetti di seta.
tanto era disposto a pagare nel nono secolo Po Chü-i per una pianta di peonie.
ancora una foglia, come l’impronta della mano di un bambino. e il mondo degli uomini fa irruzione nel mondo degli alberi.
È il volto tuo che ho disegnato,
chino per terra io l’ho dipinto:
ho usato il nero per i tuoi occhi
e bianca sabbia per la tua pelle.
Quando la pioggia l’avrà lavato
e i tuoi colori confuso,
quando il vento sarà passato
sarò alla fine guarito.
È il volto tuo che ho disegnato,
mi son seduto ed ho aspettato:
ho usato il nero per i capelli
e rossa sabbia per la tua bocca.
Verrà la pioggia e lo laverà,
confonderà i tuoi colori,
quando il vento sarà passato
sarò alla fine guarito.
cantava un angelo spettinato.
due link sugli alfabeti europei
dai siti di phespirit (comode tabelle fonetiche) e everson type («repertori delle lettere usate per scrivere le lingue europee», da un esperto di unicode e tipografia digitale)
gli scaffali degli altri in rete (2)
il fantasmino era solo l’inizio: i «guardiani della libreria» di io e palmasco.