Un paio di poesie

piuttosto adatte per Halloween, nel loro gusto estremo, mi è capitato di tradurle quest’anno lavorando su libri di narrativa (come spesso succede: rendere in italiano tutti quei versi citati in esergo o nel testo è stata per decenni una delle mie incombenze redazionali). Ora le metto qui continuando a limarle, perché non si finisce mai… a volte ritornano.

Due strofe di Nemesis di H.P. Lovecraft (non escludo di continuare):

Al di là dei portali del sonno,

oltre il baratro della notte oscura,

io molteplici vite ho trascorso,

e ogni cosa ho scrutato con cura:

smanio urlando prima dell’alba, reso folle dalla paura.

Con la terra all’aurora ho ruotato

in un cielo di fiamma e vapore

l’abissale universo ho mirato

dove i neri pianeti d’orrore

senza scopo si aggirano ignoti, senza fama né lustro né nome.

Alcuni versi in L’abitatore del buio di H.P. Lovecraft, Garzanti 2026 (Originale)

Le Fou di Maurice Rollinat:

Sogno una terra rossa che sa di carneficina,

irta d’alberi verdi a foggia di spegnitoio,

calvari tutt’attorno, e nella plaga vicina

uno stagno ove ruota un orribile imbuto.

Di medievali fortezze scontroso amante,

andrei a seppellirmi in un vecchio maniero:

quanto m’inebrierei del mistero natante

fra pareti coperte di velluto nero!

Per giardino vorrei due o tre cimiteri

dove potrei vagare da solo notti intere;

lì passeggerei lugubre e trionfante,

scortato da lucertoloni come quelli del Tigri.

Oh, fumar l’oppio in un teschio d’infante,

i piedi indolenti poggiati su una tigre!

In Il gatto del giardiniere di Thomas Schlesser, Longanesi 2026 (Originale)

(La strada per l’inferno è lastricata di illustrazioni fatte con l’IA)