libri arrivati a natale

Libridinatale08la scoperta di shaun tan, meraviglia delle meraviglie.

ora mi sto facendo strada, prima di dormire, tra i racconti della raccolta natalizia einaudi, tutti classici fuori diritti (a parte agatha christie), così quest’anno alterniamo un po’ di gotico vittoriano ai soliti böll e capote.
non ci sarebe stato male anche l’ombra di edith nesbit – contenuto in al buio, sellerio 1992.

[due volumi in realtà me li sono regalati da sola mentre facevo il giro in libreria il giorno della vigilia – quali sono?]

street art books

Street_art_books

ma se sono libri non è più street art, dunque diciamo: due libri di fotografia.

banksy è banksy, slinkachu ha avuto quest'anno il suo momento di gloria.
lo metto non solo nel faldone «città» ma soprattutto nel «faldone miniature» (con lévi-strauss e baudelaire, paolo ventura, le bambole di carta, la signora clutter, il presepe, hitchcock e hopper).
[magari nel 2009 inauguriamo un'apposita categoria del blog.]

la nebbia a milano

è ormai più rara della neve. un regalo, quindi, questa vigilia di natale ovattata che stamattina sfumava i contorni del cantiere impregilo di via melchiorre gioia, appannando le vetrate appena montate ai primi piani delle strutture a esse dell’«altra sede» della regione, le cui impalcature salivano nel nulla come fiabesche strutture di una città fantasma (chiedo venia, ho finito ieri sera di leggere neverwhere di neil gaiman). nella nebbia sfumavano pure le cime del pirellone e del grattacielo di via galvani vuoto da anni per i lavori di bonifica dell’amianto. insieme alla scossa di terremoto di ieri pomeriggio, una benvenuta destabilizzazione simbolica del centro direzionale.

cathedral of type

Cameron_moll_poster

da brava miscredente non scrivo più lettere a gesù bambino, altrimenti potrebbe portarmi il poster di cameron moll.

infatti sarebbe perfetto per il cosiddetto «piccolo ufficio» che non ho. Il piccolo ufficio è una stanza autonoma a pianterreno del nostro palazzo, che non si capisce se sia occupata o no. a tempo perso metto da parte libri e poster per arredarla, con l’idea di tornare prima o poi a lavorare per conto mio.

oppure potremmo cambiare casa e trovare un appartamento con una stanza in più da usare come studio, ma il piccolo ufficio secondo me sarebbe molto meglio.

I share my birthday with susie bubble

London_card(scopro un paio di giorni fa), compleanno caduto proprio una settimana dopo che ero andata a londra con la scusa della angels sale di cui avevo letto… sul suo blog. (curioso, ma non più del fatto di avere un’amica che a una notizia siffatta si precipita a fare i biglietti aerei.)

comunque: londra non è affatto male sotto natale, e il tempo è stato bello.  inoltre, per quanto sia qualunquista dirlo, sono lieta di essermi aggirata con cappotti abbastanza pesanti per la metropolitana di stockwell senza che nessuno mi sparasse.
ma non voglio infierire più di tanto contro la paranoia da terrorismo (anche se, ovvio, razionalmente va contrastata): per comprenderla basta passare una notte tra gatti rossi e bambini biondi in una via residenziale di stockwell, tra stufe aga e moquette color crema. è la decadenza dell’impero e ce la godiamo fino in fondo (ci priviamo solo, non si sa perché, dei miscelatori da lavandino).

la svendita è stata una strana cosa molto britannica, dalla coda letteralmente chilometrica ai giovinetti affamati (mica come da noi, dove anche l’alternativo è molto più schizzinoso) di qualsiasi fuffa usata, ossia quella rimasta per chi non era arrivato alle sei di mattina.
io non ero arrivata alle sei di mattina ma ho ugualmente rimediato vari improbabili tesori, souvenir anglofili, quattro cappelli, un soprabito pseudovittoriano da riparare e una giacchina anni 40 a cui potrei mettere i bottoni di ceramica del victoria and albert.

dopo otto anni di desideri rimandati, credo sia stato meglio andare a londra un po’ per caso, a fare shopping a spitalfields e in oxford street, lasciando perdere i miei soliti tour de force e piani quinquennali, e persino la freccia del type museum che mi occhieggiava ogni mattina. (la cosa più culturale è stato entrare a prendere un pessimo caffè alla tate modern – sopralluogo per la prossima volta. la sterlina continua a scendere in picchiata.)