per chi la settimana prossima passerà le mattinate al cinema anteo di milano a vedere heimat 3 fresco fresco da venezia (ma le recensioni non ho voluto leggerle).
stavolta sono 6 film.
visioni
presentimenti
ma non era parigi?
questo post di filmbrain su berlino quale città ideale del cinefilo sarebbe perfetto per ispirare una bella discussione da bar in cui ognuno dice la sua sull’argomento. in mancanza di ciò, attendo conferme o smentite da italiani più informati di me (che non ho mai messo piede a berlino).
ma quanto è bello
io la conoscevo bene di pietrangeli? una meraviglia, proprio.
le canzoni della colonna sonora.
un articolo in occasione del restauro del film.
link a un articolo accademico nella lista di furl del colonnino (a proposito, serve a qualcuno a parte me? passa inosservata? è noiosa?)
bibliografia:
io la conoscevo bene di antonio pietrangeli. infelicità senza drammi a c. di l. miccichè, lindau, 1999
un’invisibile presenza. il cinema di antonio pietrangeli a c. di g. martini, g. morelli e g. zappoli, il castoro, 1998.
tra l’altro è online in pdf (ma non comprende questo film) il catalogo della retrospettiva di pesaro l’età dell’oro. cinema italiano degli anni 60 (2000).
radio on
è il primo film di chris petit, coprodotto da wenders, noto perché inizia con un piano sequenza lungo tutta la durata di heroes (con tanto di strofa in tedesco; un’emozione supplementare è stata che trattandosi del primo rullo la pellicola era straziata e si sentiva malissimo) e per le riprese dall’interno di un’auto su strada bagnata inglese, colonna sonora radioactivity dei kraftwerk. c’è pure un’apparizione di sting, e nonostante questo il film mi è piaciuto molto.
del regista conoscevo il nome perché ovviamente ho sempre desiderato vedere radio on – con quel titolo lì e la mia fissa della radio, poi – ma c’è da notare che egli mi capitò tra i piedi anche un paio d’anni fa, ai tempi delle fatiche per sottotitolare uno dei suoi film girati in collaborazione con lo scrittore iain sinclair, london orbital (precedenti cospirazioni dei due: the cardinal and the corpse, the falconer, asylum). dopodiché, forse per masochismo, ho cercato di approfondire la conoscenza di sinclair e delle sue ossessioni psicogeografiche arrivando a imbarcarmi nella – lenta – lettura di lights out for the territory.
cp a sua volta scrive libri e recensioni letterarie.
è online pure il catalogo del festival di pesaro 2001 con la retrospettiva dedicata a cp e un suo articolo sul video digitale.
scriviamoci anche il nome dell’attore protagonista, la cui carriera, stando all’imdb, si è praticamente fermata lì: david beames. unica notizia su di lui trovata in rete: ha i capelli rosso fuoco, particolare ovviamente indecifrabile dal film.
nikola tesla (1856-1943)
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in coffee and cigarettes di jarmush mi era piaciuto lo sketch con i white stripes e la bobina di tesla, da cui si intuiva che l’inventore è personaggio di culto. poi in tesla ho inciampato di nuovo a zagabria. dunque mi sono sentita tenuta, se non proprio a documentarmi sull’argomento, perlomeno a sfogliare qualche link di argomento scientifico, per una volta.
intanto, il tesla (T) è l’unità di misura dell’elettromagnetismo (e questa notizia l’unità di misura della mia sprovvedutezza).
per saperne di più sulla carriera americana del croato pazzo per la corrente alternata: un sito americano, un sito italiano.
e tornando al fascino, ehm, magnetico di tesla sul mondo dell’arte: un film del 1980, tajna nikole tesle (tl il segreto di nikola tesla, di krsto papic), in cui appare orson welles.
01.03.05: link
dürer al museo delle belle arti di budapest
del ritratto di giovane ho trovato tre riproduzioni in rete: due mi sembrano uguali, su siti ungheresi (qui e qui); l’altra è più scura ma nel complesso forse migliore, qui.
nessuna delle tre rende l’idea, ma garantisco che nel gioco di grande attualità «quale quadro ruberesti da una capitale europea» questo qui è un ottimo candidato. tra l’altro le custodi delle sale del museo sono tutte signore di una certa età. inspiegabilmente, nessuna di esse sembrava ipnotizzata dal ritratto.
altrettanto inspiegabilmente, il museo non ha una cartolina del ritratto. non lo sanno che io ho l’ansia da irripetibilità della visione? come la placo, senza la cartolina?
i titoli di testa


di bullitt di peter yates, 1968, rivisti a illustrazione del terzo articolo raccolto questa settimana sui titoli dei film (strana combinazione – vedi lista di furl più giù, nel colonnino).
questa volta si parla di pablo ferro (ma bisognerebbe anche immaginarsi la musica di lalo schifrin).
silver sixties
non so se siamo in molti ad aver avuto la beatlesmania dopo la morte di john lennon. a me è capitato così, e forse se ne dovrebbe dedurre qualcosa, ma ancora adesso non so cosa. è stato il mio primo interesse musicale; tardivo, perché in casa non si sentivano né dischi né radio (ma mia madre da giovane andava al regio e quindi conosce l’opera).
la prima rivista musicale che ho comprato è stata il numero di tuttifrutti con lennon in copertina, il primo libro del genere che ho letto è stato shout. la vera storia dei beatles di philip norman (oscar mondadori). libro che, in particolare, mi fece nascere una quasi morbosa e mai sopita curiosità per il periodo amburghese dei beatles.
peraltro era parecchio tempo che non pensavo più ad astrid kircherr, l’amica fotografa dei beatles in germania, quando l’altro giorno ho trovato un paio di siti in cui si possono vedere (ed eventualmente comprare) le sue foto: center of beat e rockstore. non sono però riuscita a scoprire che altro abbia fatto lei nella vita. il suo résumé ufficiale («negli anni 70 e 80 la fotografia per ak è diventata meno importante») mi fa un po’ tristezza, come se per lei tutto si fosse fermato lì, tra il 60 e il 64.
jerry schatzberg, invece, è il fotografo di blonde on blonde di bob dylan. altri ritratti di celebrità – compresi due di edie sedgwick – sul suo sito (visitato via anna karina’s sweater, il miglior blog di cinema che ci sia).
scaffali: jarman
• derek jarman, a portrait, thames and hudson, london 1996
• derek jarman, a cura di l. leconte, o. mai, g. minerba, l’altra comunicazione, torino 1991
• gianmarco del re, derek jarman, il castoro, milano 1996
• derek jarman, a vostro rischio e pericolo, ubulibri, milano 1994
• derek jarman, wittgenstein, ubulibri, milano 1993
(non c’entra, ma se a qualcuno interessa un pellegrinaggio a dungeness… io prima o poi ci vado)
