non avevo mai visto strada a doppia corsia di monte hellman.
on route 66 filming two-lane blacktop (rolling stone 1970), sceneggiatura.
visioni
le xilografie di félix vallotton
non si trovano molto di frequente riprodotte in rete (vedo che ne aveva raccolte alcune il weblog giornale nuovo).*
io sono abbastanza contenta di questo libricino che mi è ricapitato in mano l’altra sera, catalogo di una mostra romana dell’80, dove ne sono riprodotte 147 (tra cui dei bellissimi ex libris).
update 12.01.05: ho ripescato il pel di carota illustrato da vallotton, ca 1902 (jules renard, poil de carotte, avec 50 dessins de f. vallotton, flammarion 1938, comprato in italia per lire 10.000).
update settembre 2007: trovato la vita assassina, romanzo, con sette disegni dell'autore (molto simili alle stampe), adelphi 1987.
* now (2013) resources abound:
félix vallotton's reinvention of the woodcut
mary cassatt
cercando vallotton ho trovato alla national gallery di washington una mostra su mary cassatt, «one of the few american artists active in the nineteenth-century french avant-garde»: belle incisioni a colori un po’ nabis, 1890-91.
still life
mi è sempre piaciuto molto di più di «natura morta»: mi pare renda meglio il rapporto tra questo tipo di pittura e la natura che spesso prende come oggetto. ma a farmi appassionare al genere sono stati floreros e bodegones del seicento spagnolo, dove la terminologia suggerisce già una particolare densità, un rapporto più intenso con la realtà. in particolare zurbarán, in particolare questo quadro della national gallery di londra (che definisce il genere così) e il premetafisico – nulla di «naturale», qui – bodegon de cacharros del prado (ma pare ce ne sia un altro identico a barcellona).
il motivo della tazza con la rosa ritorna anche nel quadro degli agrumi che sta a pasadena, e c’è chi fa rientrare nel genere anche il disarmante agnus dei.
stasys eidrigevicius
stava lì, in tutte queste gallerie online sulla grafica polacca (nonostante sia lituano), stava lì in silenzio e io non lo sapevo. fino a ieri. rivelazione, e un improvviso intenso desiderio di partire per varsavia: dico, ci sono posti sulla terra dove i manifesti dei film negli anni ottanta erano così (stasys, wish you were here di david leland) o così (andrzej pagowski, after hours). ma che differenza antropologica c’è tra noi e i polacchi? siamo poi sicuri di avere lo stesso dna? cosa c’è di polacco in me che nonostante kieslowski mi ostinavo a negare?
(insomma, la solita domanda che uno comunque si fa e si farebbe ovunque si trovasse – cosa ci faccio qui?)
galleria di opere originali su stasys on the net.
cortocircuiti
ieri sera ho visto metà (era tardi) di operazione paura di bava – riversato da una copia americana che si chiamava kill, baby… kill! – e ho pensato alla bambina di séverine.
ofelia o non ofelia?
uhm, si è riparlato di morte per acqua nei commenti, dopo che da settimane il Giardiniere sollecitava un post sull’argomento: scopo, ulteriore scandaglio del titolo del weblog (a definizione di un ecosistema del sito?); spunto, la famosa ofelia di millais.
scaffali: libri acchiappati al volo dopo aver amato il film
• james cain, la fiamma del peccato, trad. di m. martone, garzanti, milano, 1966 • truman capote, colazione da tiffany, trad. di b. tasso, garzanti, milano, 1992 • roddy doyle, the commitments, minerva, london, 1991 • joseph kessel, belle de jour, gallimard/folio, paris, 2003 • pascal quignard, tous les matins du monde, gallimard/folio, paris, 1995 • georges simenon, les fiançailles de monsieur hire, fayard/presses pocket, paris, 1994 • walter tevis, l’uomo che cadde sulla terra, trad. di g. pignolo, mondadori/classici fantascienza, milano, 1982 • jim thompson, rischiose abitudini, trad. di a. veraldi, longanesi, milano, 1991 lo stesso impulso mi porterà a prelevare dalla collezione fanucci di pi io sono leggenda di richard matheson, mentre do androids dream of electric sheep continua a lampeggiare da vent'anni tra questi desideri film-indotti senza mai atterrare sullo scaffale, chissà perché.
deep end,
che è un finale ma anche il lato profondo della piscina, è il titolo originale di la ragazza del bagno pubblico di skolimowski (1970, è uno dei film «inglesi») e la pellicola che proiettano qui a milano è tutta rossa rossa rossa come i capelli di jane asher, che ha un impermeabile giallo lungo fino ai piedi e gli stivali bianchi. diana dors è grassa e si eccita pensando a georgie best. c’è quasi altrettanta neve che in radio on, ma è a colori. e se quello era un film tedesco girato in inghilterra, questo è un film inglese girato in germania (lo straniamento è benvenuto).
cercando link su questo film, ecco apparire:
un profilo di js da senses of cinema
il brano di cat stevens della colonna sonora (ma c’entrano anche i can)
una recensione dell’epoca.
louis wain (1860-1939)
i suoi gatti sono bruttissimi. antropomorfi, stucchevoli, tardovittoriani. eppure louis wain, popolarissimo in vita per le illustrazioni feline che divennero l’ossessione di tutta la sua esistenza, è oggi oggetto di culto (adorato da david tibet e nick cave, per dire), forse proprio perché il cattivo gusto delle sue immagini appare di una commovente ingenuità una volta messo tra virgolette dal suo destino maledetto.
gallerie: chris beetles e henry boxer.






