nyc storefront models

di randy hage su flickr.

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alla fine stasera non sono andata al cinema

perché c'erano delle zucchine da utilizzare – quindi ho fatto la zuppa e ho cenato – ma anche perché ero già andata:
– sabato a vedere l'uomo nell'ombra di polanski, di cui ho goduto assai la cornice editoriale oltre al thriller isolano (come shutter island ma con le dune – polanski ama le dune, o forse tecnicamente in cul-de-sac non c'erano dune, ma il paesaggio è simile). può sembrare un normale giallo uomo-comune-in-una-storia-più-grande-di-lui, ma il tocco di polanski per l'ambiguità e certi tocchi comici… ineguagliabile.
adesso p. non fa che citare la battuta: «non ho mai capito a cosa serve il vino bianco».
– domenica a vedere fantastic mr fox di wes anderson. a milano si può vederlo solo andando al plinius di pomeriggio, ma ci sono più occhialuti fan di wes anderson che bambini. qui mettiamo una foto a beneficio dell'archivio miniature:

Fantastic-mr-fox4

e un'altra a memoria della mia identificazione con l'opossum:

Fantastic-mr-fox5 

ora non mi rimane che leggere il libro di roald dahl (in italiano furbo, il signor volpe). 
questi 2 film, nonché il film precedente che ho visto in sala, l'impressionante profeta di audiard, hanno tutti la colonna sonora di alexandre desplat, che prima non avevo mai sentito nominare. capita sempre così.
– lunedì pensavo di andare a teatro e sono finita di nuovo al cinema.  fanny & alexander in questi giorni stanno facendo, al teatro i,  2 spettacoli del loro lavoro sul mago di oz: emerald city e him, entrambi ispirati a questo cattelan. ci sono arrivata ignara del fatto che stavo per rivedere quasi tutto il film di fleming con l'audio doppiato in diretta (in lingua originale) da marco cavalcoli vestito da hitler, in ginocchio davanti allo schermo. la cosa mi ha segnato.
(ah, forse vado al cinema anche domani)

il cinema in 3d

mi si è manifestato con coraline (pur essendo anziana non mi è capitato di partecipare alle precedenti fasi della moda degli occhialini, e questa mi pare più massiccia e organizzata. però avevo fatto l'obbligatoria visita all'imax di parigi). 

Coraline

la collega f., pur non avendo visto il film, sostiene che coraline mi somiglia (penso siano il labbro storto e il sopracciglio inarcato).
la collega c., pur non avendo visto il film, ha manifestato il suo giovanile entusiasmo per le possibilità espressive del mezzo, ma in un modo un alquanto vago, che mi ha spinto a riflettere su un ipotetico «specifico del 3d»:sulla semiotica sono un po' arrugginita e mi manca il tempo per opportune ricerche (chi ha idea di come si gira un film in 3d?) per cui non sono andata finora oltre un generico «più interpellazione dello spettatore».  che poi vuol anche dire più stupore, in senso abbastanza barocco.  devo dire che ho collaborato attivamente ridacchiando e stupendomi a volontà, ma sono cose che mi danno un'impressione di superficialità dell'esperienza, alla fine.

ovviamente però qui si sospende il giudizio fino all'uscita dell'alice di tim burton (marzo 2010 o giù di lì). poi parleremo anche del fatto che il mio interesse per le fiabe si fa direttamente proporzionale all'età (da piccola me ne sbattevo abbastanza).

abecedario promozionale di coraline.

50 coraline boxes.

3 coraline inspired outfits.

miniature knitting by althea crome (she made coraline's star sweater).

ps: il film mi è piaciuto ma è più bello il libro (più inquietante).

pps: divertente anche il sito, mi ha fatto ripensare ai cd-rom (qualcuno si ricorda?) come quello di laurie anderson, puppet motel. era un mezzo veramente limitato dal supporto; ora è chiaro che l'unica fruizione possibile per quell'interattività lì è la rete a banda larga.

street art books

Street_art_books

ma se sono libri non è più street art, dunque diciamo: due libri di fotografia.

banksy è banksy, slinkachu ha avuto quest'anno il suo momento di gloria.
lo metto non solo nel faldone «città» ma soprattutto nel «faldone miniature» (con lévi-strauss e baudelaire, paolo ventura, le bambole di carta, la signora clutter, il presepe, hitchcock e hopper).
[magari nel 2009 inauguriamo un'apposita categoria del blog.]

il libro georges perec, a life in words

di david bellos riporta il disegno di saul steinberg (pubblicato nel volume the art of living) che fu tra le fonti d’ispirazione di la vita istruzioni per l’uso.

Steinbergperec

invece non so che illustrazione sia quella del mio tascabile (che nell’edizione in commercio adesso è riprodotta a colori).

Perecpoche

tutto ciò è per me molto importante (v. anche ‘sto vecchio post), anche se sono troppo raffreddata per parlarne diffusamente.

paolo ventura

Venturagiovedì: prima gita (serale) al nuovo centro per la fotografia di milano, forma, per la mostra di paolo ventura (forse meglio vedere le immagini, con le didascalie, sul sito della galleria hasted hunt, dove c’è anche un articolo interessante).

forse la cosa più peculiare di questi inquietanti quadri del tempo di guerra ricostruiti con le bambole è l’apparentare le memorie belliche ai ricordi d’infanzia: il fotografo appartiene alla generazione di chi l’ha guerra l’ha sentita raccontare, da piccolo, dai genitori o dai nonni. questa neve fatta di farina è quella di tanti libri, film, aneddoti che anch’io ho in mente (ma non diminuisce la drammaticità di ciò a cui si allude).

forma è un posto civile, raccolto, sobrio in una piazza con dei bellissimi platani.  ha una terrazza da cui si può guardare dentro il deposito dei tram di via custodi, e sull’angolo opposto della via c’è un bar con il bersò.  fino a domani ospita anche la mostra di martin parr vista l’anno scorso.

lettura parallela, casualmente appropriata: suite française di irène némirovsky.