il fine settimana ha portato due risultati

notevoli nella mai sopita ricerca di «evasione ma non troppo» ovvero «tormentato ma non troppo»:
– in bruges di martin mcdonagh, ed è già culto (dico, mi è piaciuto persino colin farrell! e persino ralph fiennes!). la musica è di carter burwell, il compositore dei folm dei coen.
anansi boys di neil gaiman, benché (o proprio perché) incredibilmente douglasadamsiano.

i libri non ancora finiti, invece

includono soseki, umoristico e divertente quanto prolisso e noioso (forse solo un giapponese ci può riuscire) e il volume di tutti i racconti di angela carter (sì, solo ora ho cominciato a leggere ac). dei racconti che ho letto sinora, quelli giapponesi mi hanno interessato più delle famose rivisitazioni inquietanti delle fiabe – forse proprio perché famose, mi sembrava di conoscerle già, e dopotutto non ho forse visto in compagnia dei lupi quand’ero giovane e impressionabile?

Both Angela Carter and Natsume Soseki found new insights into their respective homelands when living abroad (non è strano, trovare a posteriori un link così?)

solidarietà con lo straniamento giapponese di angela

passion and the mirror: angela carter’s souvenir of japan (saggio in pdf)

mentre gennaio avanza

tra malanni e varie ansie e grane, stranamente ho finito alcuni libri.
primo romanzo dell’anno the road di cormac mccarthy, molto bello ma alla fine ho pianto come una vite tagliata. subito dopo mi è venuto da riprendere in mano il mago di oz (che volevo leggere prima di natale) e dopo tutto i due viaggi di ragazzini che devono trovare una famiglia – con annessa questione se sia meglio la famiglia naturale o quella che ti ritrovi/scegli a prescindere dai legami di sangue –  in qualche strano modo si sono completati a vicenda.
quindi ho letto i racconti di truman capote, che sono belli assai, quasi tutti, e inoltre mi hanno fatto tirare fuori the collected dorothy parker – immagino che leggerò tutti i racconti, non ricordandomi più se li ho già letti o no.
pare infatti che mi sta venendo un po’ un’ossessione newyorkese (chissà che non si riesca prima o poi a fare quel viaggio). oggi ho visto la prima edizione di new york. l’isola delle colline di maffi (il bel volumetto del saggiatore) e me ne sono impadronita; la settimana scorsa ho guardato pelham 123 con un interesse forse superiore alle reali attrattive del film – che comunque piace, se, scopro oggi, lo rifarà tony scott con denzel washington e john travolta. (ma per quanto io ami denzel washington, mi arriva un’impressione di noia a immaginarmelo in un ruolo di walter matthau.)

malgrado l’italianistica

sia in ultimo da me stata snobbata a favore di più inutili media studies, ricordo un’estate abbastanza folgorata da montale e dante isella, quando da adelphi uscì il prezioso volumetto rosso dei mottetti.

il professor isella è morto questa settimana, e lascia orfane del loro filologo ufficiale almeno 2 case editrici. (vorrei che qualche esperto mi confortasse sull’esistenza di geniali proseliti di contini-corti-isella-segre, please.  di generazioni successive, possibilmente.)