canada’s most disturbing export

secondo il guardian è cronenberg, il quale (letto su internazionale) dirigerà un film tratto da london fields di martin amis. che a sua volta, se non è britain’s most disturbing export,* ci va abbastanza vicino. non conosco altro di amis, ma stavo leggendo o avevo appena letto london fields quando feci un (primo e unico) colloquio di lavoro in inglese. fu un po’ incauto citarlo tra le letture recenti – mi beccai subito un consiglio a imparare l’inglese su jane austen, invece… (non che fosse un cattivo consiglio, ma nel contesto risultava piuttosto snob).
comunque non credo che oserei rileggere london fields. forse la sovrapposizione fra inquietudine del romanzo e inquietudine generata dalla difficoltà di lettura mi è stata nociva.

* altri candidati al titolo? Greenaway?

da un giro per remainders in galleria

(è iniziato il mese del 75% di sconto) sono emersi:
un’aggiunta allo scaffale dei vampiri,
giuseppe tardiola, il vampiro nella letteratura italiana (un libro breve, ovviamente), de rubeis editore, anzio 1991.
un’aggiunta allo scaffale sull’editoria,
valentino bompiani. idee per la cultura, a c. di vincenzo accame, catalogo electa, milano 1989.
nonché vecchiumi sixties mondadori (di questi ce n’erano diverse copie) come:
i signori grazia e giustizia
di colin mcinnes, tradotto da vincenzo mantovani, mondadori 1966 (perché non ho mai letto absolute beginners), e due volumi della collezione «i libri di fabio tombari» (i cui racconti sugli animali mi erano piaciuti da ragazzina).

Tombari

non proprio un percorso di lettura

alla fine, di libri delle vacanze ne ho letti solo tre. ghiaccio-nove di vonnegut si è trovato inaspettatamente ma non insensatamente contiguo (elementi fantascientifici usati in modo simile) a il paese delle meraviglie e la fine del mondo di murakami. poi finalmente austerlitz di sebald, che ora si trova inaspettatamente ma non insensatamente giustapposto a mattatoio n. 5 di vonnegut cominciato sul tram questa mattina andando al lavoro (non è solo che c’è la guerra, ma come v. parla di dresda via citazioni, all’inizio del libro).
austerlitz è proprio bello nonostante sia un romanzo, nonostante il drammone mitteleuropeo che la copertina adelphi promette e mantiene. per chi si bea nell’affabulante accumulo di informazioni sebaldiano ci vorrebbe invece un indice dei nomi e dei luoghi, se ne sente il bisogno nel riordinare cose che andrebbero tenute a mente:
andare ad anversa a vedere la stazione
a lucerna c’è il museo dei ghiacciai
claude simon che racconta di gastone novelli (ci sono opere di novelli al mart di rovereto)
cercare di vedere toute la mémoire du monde di resnais
(e avrà ragione sebald a proposito della bibliothèque mitterrand? per chi non l’ha letto: austerlitz la trova esecranda).

gravemente impreparata

partecipo al gioco di società sui libri che si aggira per i weblog. credo di essere l’ultima, tutti l’hanno già fatto, quindi non chiederò a nessuno di rispondere a sua volta.
• qui si è già parlato parecchio di scaffali. dovendo fare una stima di quanti libri ho (non ci avevo mai pensato) ho copiato qualcun altro che aveva già risposto: contare il contenuto di un modulo di scaffale che si ripete e fare una moltiplicazione. non è che sia servito a molto, ci sono scaffali di forma diversa, libri di forma diversa. comunque saranno più di mille – milleduecento?  i libri miei e di p. restano abbastanza separati (i suoi non li ho contati), ma con pochi doppioni. ce li prestiamo volentieri. ci sono parecchi libri che non ho ancora letto (stanno per terra). mancano un sacco di libri che ho letto (nei periodi in cui leggevo di più prendevo i libri in biblioteca). in linea di massima sono separati per genere o argomento (saggi vari, libri di cinema, libri di musica, libri di editoria, libri di teatro, poesia, narrativa – a sua volta divisa più o meno per nazionalità – gialli, libri illustrati, guide turistiche, libri di cucina, dizionari).
• anche quando cerco di non comprarne, di libri, salta sempre fuori un progetto di lettura imprescindibile, un libro che bisogna avere per consultazione, e persino qualche minima ed economicissima tentazione collezionistica. però credo di non aver più comprato nulla dopo alcuni volumi che mi mancavano della serie grandi città del mondo touring, un paio di settimane fa.
sto leggendo: sillabari di parise l’ho quasi finito, leggendolo solo prima di dormire, i racconti hanno la misura giusta. come una medicina buona buona, due o tre racconti tutte le sere. sono quasi alla fine anche di last exit to brooklyn di hubert selby, che non va assolutamente letto prima di dormire. iniziati vari altri, ma averli iniziati non vuol dire che li sto leggendo.
• ultimamente – e stranamente – accolgo consigli sui libri; è un salvagente a cui aggrapparsi nel mare delle cose da leggere, che trovo sempre più inaffrontabile. anche dai weblog ne ho attinti parecchi, di spunti per portare in cima alla mia lista un libro (e leggerlo, addirittura). quanto a consigliare io, mi trovo in gravi difficoltà – ma siccome garnant, che mi ha passato il gioco di società, va in vacanza in russia, mi corre l’occhio qui a sinistra, allo scaffale di libri russi. sono quasi tutti di p., ce ne sono solo tre miei, che mi sento di suggerire (anche a chi non va in russia) nonostante la mia abissale ignoranza della letteratura slava in generale. scusate la traslitterazione, che diventa all’inglese dove non ho saputo mettere la pipetta.
leonid cypkin, estate a baden baden (letto per le buone recensioni)
michail kuraev, lo specchio di montachka (letto per caso)
sergej dovlatov, il parco di pushkin (letto perché consigliato da sedicinove – piaciuto molto anche a p., che ora non fa che leggere dovlatov ridendo ad alta voce).

libri doppi

disponiamo di una copia regalabile dei seguenti titoli:

john berger, sul guardare
juan goytisolo, le settimane del giardino
joseph moncure march, the wild party illustrato da spiegelman
kurt vonnegut, ghiaccio nove

chi gradisse riceverne uno, lasci un commento o mandi un messaggio.

pensiero refrigerante

«quando sono stanco, sogno spesso di passare a milano un inverno. mi rinchiuderei in un alberguccio della periferia, e rimarrei intere giornate a guardare la nebbia, seduto dietro una finestra.  una volta sono stato in normandia.  che pace, e come soltanto immaginato il rumore del mare.  la nebbia rinnova per me queste sensazioni, di quiete e vita insieme.»
(anna maria ortese, il mare non bagna napoli)
[ma neppure la nebbia tange più milano, si sa]

i cavoli a merenda

Storosettaqui si torna sempre a parlare di crocifere, prima o poi (e magari ti dicono, a cosa serve un blog: ricordo che così ho rimediato un’ottima ricetta del caldoverde, più volte sperimentata quest’inverno).
delizia del fine settimana, i cavoli a merenda di sto, con la principessa che ha una voglia di cavoli strascinati sulla guancia.

clic sulla foto per per scoprire i multiformi talenti di tofano, tra cui la fotografia.