tutta questa incetta di scarpe

Richelieues
potrebbe assumere senso alla luce di una momentanea sindrome della trottola. sembra mi sia tornata l’energia per uscire, incredibile. bene, consumiamole, ’ste scarpe.
(non affrontiamo invece la questione di quali/quante scarpe siano necessarie per ballare sull’orlo di un baratro, economico o chissà che.)

i miei peregrini consigli moda per freddolose oggi sono:

– asportare da promod certi simpatici capi tartan che, essendo di cotone, verranno buoni l’estate prossima (non vedo l’ora di usare come gonna da mare una soi-disant sciarpa invernale)

–  l’uso sensato per tutti quei bellissimi scaldapolsi, mezzi guanti ecc., se non si sta in una casa fredda (in ufficio fanno caldo, fuori non coprono le dita), è di sovrapporli a guanti più leggeri, che altrimenti andrebbero in letargo fino a primavera.

les choses

non ho intenzione di parlare del libro di perec, ma è da un po' che penso al rapporto che si ha con gli oggetti e in particolare a come la «vita digitale» lo modifichi.

negli ultimi anni mi è successo di avere a che fare con moltissimi oggetti (fare/disfare case e/o personal belongings di qualcuno; shopping abbastanza compulsivo di cose nuove, forse causa reazione alle immersioni tra le vecchie, oltre a sufficiente disponibilità di reddito ed esposizione via web a velleitarismi di ambito, uhm, lifestyle) e parallelamente di cominciare a usare la fotografia digitale, vederne molta via internet ed essere attirata morbosamente dai siti che osservano cose (eg simply breakfast, what did you buy today, flickr in generale, ma soprattutto e prima di tutto heavy little objects: cercando il link per questo post ho scoperto che è ricominciato! sì!)

nel complesso, ho una maggiore attenzione alle cose nuove legato all'apprenderne l'esistenza in rete, e una maggiore attenzione alle vecchie legato a tentazioni di collezionismo. (entrambe collegate a un bisogno di evasione «oggettivizzato», una sorta di perversione, forse? o di «ritorno» dal websurfing: da una dimensione immateriale a quella materiale che ci contiene, e penso di non essere l'unica a sentire la frattura.)

non ricordo bene perché ho preso la piccola nikon, circa quattro anni e mezzo fa, ma credo sia stato per poter produrre facilmente immagini da mettere sul blog e forse anche perché speravo che la semplicità d'uso (immediatezza, portabilità, libertà di scatti infiniti) sbloccasse l'imbarazzato/insoddisfatto rapporto con la fotografia che – soprattutto causa imperizia tecnica –  avevo fino a quel momento.
un risvolto imprevisto è stato la tentazione di guardare qualsiasi oggetto quotidiano «con un obiettivo», forse quello di trovare il suo valore aggiunto (estetico, sentimentale), forse di stabilire un distacco che favorisca la comprensione, l'assimilazione (per me funziona appunto così, col distacco – che ci vuoi fare).

la tentazione di fermo immagine-riproduzione riguarda non solo ma soprattutto le cose vecchie. seguono due esempi che mi stanno un po' ossessionando, in cui mi pare di aver ottenuto «qualcosa» (non una buona o bella foto, ma di aver estrapolato qualcosa dall'oggetto).

qui abbiamo: un oggetto ritagliato fino a essere irriconoscibile, un particolare più importante del'oggetto da cui viene e che sembra rappresentarne perfettamente l'epoca (illusione), un oggetto sfocato appiattito su uno sfondo sfocato fino ad alterare la percezioni delle superfici (profondità e grana).

qui abbiamo: un oggetto nuovo eppure vecchio (e viceversa), osservato a prescindere dalla sua funzione originaria, un manufatto giustapposto per caso a due elementi vegetali, una superficie dalla funzione sufficientemente astratta da non essere più il davanzale di una finestra, una macchia di colore (vernice della persiana) non degna di osservazione se non ritagliata così dall'obiettivo. esaltazione di filamenti, macchie, grana.

bollettino del consumatore

il mio unico contatto con la palestina è il cuscus di altromercato.  quando il cuscus integrale non c’è, vuol dire che la striscia di gaza è isolata e le signore palestinesi, oltre a tutte le altre cose che non possono fare, non possono vendere il cuscus.  volendo si può dare un sostegno diretto alle loro cooperative.

(non che ciò mi abbia distolto più di tanto dai saldi, ovviamente – è venuto fuori che princesse tam-tam ha un negozio monomarca a monza, e ho trovato un altro paio di zeppe di gastone lucioli.)

nodi knots

vintage bag                                                               bag (koan by coin)                                                           it bag (anna corinna city tote)

Nodo2
Nodo1Anna_corinna_citydetail_2

in fondo sono contenta

che il compeed (marchio registrato),  che ha salvato dalle vesciche sui piedi una generazione di gente che va in montagna, allarghi il suo mercato. il mondo senza compeed lo ricordo come un posto peggiore. però mi fa strano vedere la campagna pubblicitaria con il magico cerotto dietro il tallone di una scarpa dorata dal tacco vertiginoso.